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 2017  gennaio 23 Lunedì calendario

Salveremo i terremotati nel 2047

La cifra continua ad essere ripetuta da presidente del Consiglio, ministri, vice e sottosegretari: i soldi per i terremotati ci sono, la legge di bilancio ne ha stanziati la bellezza di 6,1 miliardi di euro oltre a un miliardo per la ricostruzione degli edifici pubblici. La ripetono e sembra sentire dire: ma che vogliono questi terremo
tati? Ci siamo svenati per loro, abbiamo pure litigato con la commissione europea per quei fondi. Sei miliardi e più sono mica bruscolini. Non lo sono. Però manca un particolare: i soldi previstie non ancora effettivamente stanziati per il 2017 sono 100 milioni di euro, che è cifra ben diversa. Gli altri arriveranno dall’anno successivo, però anche lì a rate. Duecento milioni di euro ogni anno. Dal 2018 al 2047. Cari terremotati, volete rivedere Amatrice, Arquata, Norcia, Ussita, Pescara del Tronto, Accumoli, e tutti gli altri paesi spazzati via da decine di migliaia di scosse dal 24 agosto ad oggi? Armatevi di pazienza, perché con il nostro piano tutto ciò accadrà fra 30 anni. E a chi oggi ha 70-80 anni, magari di più, lunga vita. Però è meglio che si immagini come potrebbe essere la loro casa rimessa in piedi, il loro paese tornato a pulsare. Può sognarlo, ma non lo vedrà mai. Sempre che quei soldi arrivino davvero e ci siano al di là di quello che é scritto nelle tabelle di bilancio. 
Il 21 novembre scorso è finita in Gazzetta ufficiale una delibera del Cipe che stanziava soldi per il «Sisma Regione Abruzzo». Non una grande cifra: 13 milioni di euro, necessari però per il 2017 per fare i rilievi tecnici sulla ricostruzione. Ti verrebbe da dire: però, abbastanza rapidi, efficienti. Già, ma lo stanziamento veniva da un vecchio decreto del 2012. Ci ha messo 4 anni per arrivare al Cipe. Poi da qui è finito alla presidenza del Consiglio il 10 agosto scorso. Lo ha firmato l’allora premier Matteo Renzi. In soli tre mesi quel decreto è finito alla Corte dei Conti, che lo ha registrato il 14 novembre, e finalmente la settimana dopo con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale i soldi potrebbero essere erogati e spesi. E così essere pagate le attività tecniche necessarie a valutare la ricostruzione del dopo sisma. Quale sisma? Nooo, non questo. Quello dell’aprile 2009 che mise in ginocchio L’Aquila e gran parte dell’Abruzzo. Otto anni per pagare i preliminari, e pare si vada di gran carriera. 
Il 16, il 17 e il 20 gennaio scorso in Gazzetta ufficiale sono state pubblicate quattro delibere della presidenza del Consiglio che determinavano gli importi per l’effettiva attivazione dei finanziamenti agevolati con «riferimento agli eventi calamitosi che riguardano» le Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Dài, ci siamo. Arrivano i soldi. Forse. Non per il terremoto. Per le alluvioni dal 10 al 13 novembre 2013 (Marche), dell’11-13 novembre e 1-2 dicembre 2013 (Abruzzo), da novembre a febbraio 2014 (Umbria) e dal 31 gennaio al 4 febbraio 2014 (Lazio). Avevano dichiarato lo stato di emergenza all’epoca, ma i primi soldi veri arrivano forse dopo 3 anni e qualche mese. 
È il problema vero dal 24 agosto ad oggi: decreti e annunci tanti, soldi veri pochi. Per i tre grandi terremoti che si sono succeduti da allora ad oggi il consiglio dei ministri di due governi diversi avrebbe smobilizzato circa 380 milioni di euro. Speriamo che abbiano pagato qualcosa alla protezione civile e ai volontari che si sono mossi. Dove siano finiti quei soldi è davvero difficile dirlo. Parte dovrebbe essere stata trasferita alle regioni coinvolte, che dovrebbero pagare l’emergenza. Qualcosina arriva almeno agli albergatori che stanno ospitando da mesi sulla riviera marchigiana gli sfollati di Accumoli, Amatrice, Arquata & c. Mica tanto però: a San Benedetto e dintorni ogni giorno danno da dormire ai poveretti, e vengono forniti tre pasti regolari (colazione, pranzo e cena). Non pochi alberghi non hanno ancora visto un euro. Chi è stato pagato una volta è comunque indietro di mesi. E fra poco oltre a spendere senza essere risarciti gli albergatori dovranno fare pure i conti con i mancati incassi della bella stagione che si sarebbe aperta a Pasqua per andare avanti fino all’autunno. 
I professionisti che hanno collaborato a fare i rilievi statici per capire cosa e come bisognava demolire ed eventualmente ricostruire, non hanno visto un cent fino ad oggi. E come abbiamo già riferito hanno incrociato le braccia stufi di vedersi cambiare ogni tre per due le regole di lavoro dalle ordinanze della protezione civile e del commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Le famose casette che dovrebbero ospitare i terremotati sono in costruzione, sulla fiducia. Perché lo Stato non ha pagato alcun acconto, e chissà se mai arriverà un saldo a consegna avvenuta. Sarà anche per questo che si procede a rilento? Ad Amatrice ne sono arrivate una ventina, quelle assegnate per sorteggio, ad Arquata hanno già detto che fino a giugno prossimo non se ne parla, altrove non c’è nemmeno la speranza di un orizzonte. Dove sono quei soldi stanziati? Fermi come le donazioni degli italiani che hanno dato subito pensando di alleviare l’emergenza di quei poveretti e mai avrebbero immaginato che non un centesimo della loro generosità sarebbe stato utile a sei mesi dal terremoto. 
Sono straordinari i vigili del fuoco, sono encomiabili molti volontari della protezione civile (altri pasticciano non poco). Si è speso sangue, sonno e sudore fino ad oggi per l’emergenza. Ma poco o nulla dopo, e la gestione sembra affidata davvero al caso: grandi riunioni, fiumi di parole, ma nessuno davvero è stato aiutato a riprendere e sperare una vita. Anzi.