la Repubblica, 22 gennaio 2017
Sabatini, lo sciamano e le idee di Van Basten
Ma allora non è vero che i calciatori pensano solo ai soldi. Non tutti. Prendiamo Kalinic: il Tianjin gli offriva un contratto quadriennale da 10 milioni di euro a stagione, una quarantina di milioni alla Fiorentina, e lui ha detto no grazie. Non ha evocato una scelta di vita (solita spiegazione di chi parte, ma anche non partire è una scelta), non ha fatto conferenze- stampa, non ha twittato. Ha avvisato della decisione un giornalista croato suo amico, regalandogli un discreto scoop. Hulk, Pellé, Tevez, Witsel, Oscar hanno scelto la Cina, che tra un po’ non sarà più il paese di Cuccagna. A Davos il presidente Xi Jinping ha auspicato «una cultura della frugalità» e conviene dargli retta. Così la federcalcio cinese ha annunciato che ci sarà un tetto agli ingaggi e anche al numero di stranieri da schierare in campo. Non più di tre. Ogni volta che si parla di calcio cinese, ultime follie di mercato a parte, impensabili in una nazione comunista, a parole almeno, resta il mistero di come nella classifica Fifa, gradino numero 81, possa essere dietro a St. Kitts e Nevis (50mila abitanti) un gigante che ha 1.400 milioni di abitanti. Nemmeno Lippi ha potuto metterci una pezza. Non è questione di allergia degli asiatici al calcio: il Giappone e la Corea del Sud, un po’ meno quella del Nord, sono su altri livelli. A Qingyuan il Guangzhou Evergrande ha aperto, anche con fondi del governo, una scuola calcio che avrà 2.800 studenti e 48 campi. Qualcuno ne uscirà. In Cina puntano a vincere i mondiali del 2030. Forse un po’ presto. Ma non è che i club cinesi buttino quattrini solo per gli stranieri. L’Hebei Fortune (fonte: Libero) ha versato 20 milioni di euro al Beijing Guoan per assicurarsi l’attaccante Chengdong Zhang, 27 anni, esperienze europee in serie B portoghese e tedesca. Bilancio: un gol in 79 partite. Nessuno in 23 con la Nazionale.
Van Basten, altra musica. Infantino gli ha chiesto idee per migliorare il calcio. Van Basten ne ha tirate fuori anche troppe, premettendo che «il calcio va cambiato, ormai sembra la pallamano». Quelli della pallamano potrebbero risentirsi ma, se è davvero così, e una volta non era così, le responsabilità sono di giocatori e allenatori. Poi: abolizione del fuorigioco, si vedrebbero più gol e per questo la gente paga il biglietto. In realtà, molti pagano il biglietto sperando di vedere una bella partita, e non è detto che un 6-2 sia più bello di un 2-1. Sennò tanto vale andare a vedere una partita di basket o di volley. Più condivisibili le idee sul tempo reale, che Van Basten vorrebbe negli ultimi 10’ e io per tutta la partita. Due tempi di massimo 30 o 35 minuti e si farebbe piazza pulita dei finti infortuni e dei ritardi nel rimettere in gioco il pallone.
Pure Gullit, altra musica, anche se nessuno gli ha chiesto idee per migliorare il calcio. Intervistato da Nostra Signora dello Sport (il copyright è di Pazzo per Repubblica), rende omaggio a Maradona: «Più geniale e generoso. Meglio di Messi e Cristiano Ronaldo, che sono meravigliosi ultimi pezzi di una catena di montaggio. Lui era solo». Non sopporta chi usa troppo i numeri: «Tizio ha corso per 12 km? Male, sono troppi, è un asino, vada a fare la maratona. Oppure, ha fatto 32 passaggi. Ah sì, e come li ha fatti? Era marcato, sono andati a buon fine, era un momento importante?». Chi ha giocato a calcio non ama molto i numeri. Nemmeno io. Capisco Walter Sabatini quando dichiara al Venerdì: «Non sono contro la modernità, ma se a dettare le scelte del mio lavoro è un programma, un software che tratta gli uomini come numeri e come pezzi di ricambio non ci sto. Non si tratta di battersi contro Big Data o il Grande Fratello, i numeri sono utili, bisogna tenerne conto, ma l’intelligenza artificiale applicata al calcio ha bisogno di mediazioni. Se devo comprare qualcuno e sbilanciarmi deve poter contare anche il mio occhio e la mia riflessione. Uno sciamano sa, per altre vie. Ci vuole rispetto per ogni esperienza». Dev’essere la prima volta che un operatore di mercato evoca uno sciamano: 7.
Infine, leggo che Crotone- Genoa può essere oggi l’ultima spiaggia per Juric.
Per i giochi del destino, o del calendario, Juric dovrebbe prendere punti alla squadra che ha guidato al primo campionato di A della sua storia. Non dovrebbe avere problemi, i sentimenti sono una cosa e il lavoro un’altra, ma l’incrocio ha una certa crudeltà. Vorrei dire forte: giù le mani da Juric. Mi sembra impossibile che il futuro del tecnico che ha battuto più pesantemente la Juve dipenda dalla gara con il Crotone, tanto più che in classifica il Genoa è tranquillo. Mi sembra impossibile che Preziosi valuti un Genoa senza Veloso, Rincon e Pavoletti, per non dire di Perin (ma Lamanna è un buon vice), forte come quando quei giocatori li aveva. Mi sbilancio e voto anche le ipotesi: 6,5 a Preziosi se Juric resta, 3,5 se salta.