Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 21 Sabato calendario

Le meraviglie di Roger Federer e la grande bellezza del tennis

ROGER FEDERER. Il nome mi è giunto maiuscolo, mentre davo il titolo al pezzo, e non avevo ancora schiacciato le minuscole.
Lo lascerei intatto, credendo al piccolo destino dei miei pezzetti, confessando che non so bene da dove cominciare, pietrificato come la volta che iniziai a leggere una pagina di Proust, vidi un entrechat 8 di Baryšnikov, uno stop di Meazza, sentii un acuto della Callas e ammirai un tocco di Laver in allungo su una volè bassissima, che chiunque avrebbe sotterrato in rete. Ecco, oggi vicino a Rod Laver, grande amico, avrei voluto trovarmi nella tribuna dell’Australian Open per vederlo sorridere, così come mi è apparso, nelle riprese televisive.
Gli avran chiesto in molti, dei miei colleghi, se avesse mai visto giocare nel modo di Federer, se mai avesse giocato lui stesso come Federer. Con la sua aria dimessa, avrebbe probabilmente risposto di no. Chissà se uno dei miei amici fotografi li ha immortalati, i colpi straordinari di Roger, mentre per meglio capirli qualcuno avrebbe dovuto fotografare le smorfie incredule dell’avversario, Tomas Berdych, che d’altronde Federer doveva conoscerlo piuttosto bene, avendoci giocato ventidue volte e perso sedici partite e – incredibile – vinto sei volte.
A 35 anni Federer potrà non ripetersi, potrà non vincere lo Australian Open. Ma quel che ha fatto ieri è quasi incredibile. Ha sempre, e dico sempre, colpito il rovescio a tutto braccio, ha concesso meno di 10 errori gratuiti, l’ho visto più di una volta, su battute out di Berdych, rimandare dietro la schiena, e un paio di volte tra le gambe, colpi pubici, di una disinvoltura assoluta, quasi avesse una grandissima mano al posto della racchetta. Non ha giocato male, Berdych, trasformato in un incredulo punching ball. Ha subito due break nel primo set, uno all’inizio del secondo, un quarto all’inizio del terzo set.
Io stesso, dopo tanti anni di tennis, non riesco a raccontare la vicenda, se non con le parole finali di Roger a Jim Courier, intervistatore anche lui incredulo. «Non speravo di giocare così bene» gli ha sorriso Federer, addirittura un po’ commosso per l’esito del match. «Non avevo grandi aspettative». Chiedersi se ancora gli accadrà è insensato. Augurarglielo è più che ovvio, per la bellezza di quanto è riuscito a mostrarci ieri.