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 2017  gennaio 21 Sabato calendario

Cristina Donadio è Scianel in «Gomorra». «Sono determinata, proprio come lei»

VANNO DI MODA LE DONNE SEMPLICI, eleganti, senza trucco, belle, discrete. Lei è l’inverso: vistosa, iperreale, violenta, solitaria, ma piace da pazzi. Si chiama Scianel ed è l’eroina negativa di una serie tv di successo come Gomorra, un capo dei capi al femminile, donna di mafia che si è imposta nel corso di una stagione, la seconda della serie prodotta da Sky, nonostante le sue crudeltà. La straordinaria attrice che la interpreta, Cristina Donadio, non potrebbe essere più diversa. Donna solare e ardente, artista con una carriera trentennale nel teatro e nel cinema d’autore (con Schroeter, Corsicato, Cavani), un bel viso mediterraneo, due grandi occhi verdi, capelli scuri, due volte l’anno – e tra pochi giorni lo farà per il set della terza serie a Napoli – si infila quella spaventosa parrucca bionda liscia, la tuta coi lustrini, la sigaretta tra le dita, lo sguardo sfacciato e diventa la capocamorra che nella finzione cinematografica ha rispetto e ammirazione dai suoi. «Teatralmente stiamo parlando di un personaggio bellissimo, pur nella sua violenza. È come se mi avessero dato una stoffa che io poco a poco mi sono cucita addosso, trovando il modo di muovermi, di guardare, di gesticolare, di parlare – racconta Cristina Donadio, cinquantasette anni, di Posillipo, famiglia borghese, sei figli e lei la più bella e la più irruente – Scianel ha qualcosa di shakespeariano. È la donna che ha cancellato le proprie fragilità perché sa che ogni debolezza la rende attaccabile. Ma – ed è questo il lato affascinante – racconta un lato della natura delle donne che non va nascosto: quella forza tutta femminile di prendere in mano la propria vita, di vivere la vita a morsi. Mi hanno chiesto come sia arrivata a interpretare una donna così terribile. Io non conosco quella crudeltà, ma la sua determinazione sì. So che in un’età in cui le ragazze si divertono, cominciano a scoprire la vita, io ho avuto un figlio. Avevo 16 anni, continuavo ad andare a scuola e nell’intervallo mia madre me lo portava per allattarlo e allora, certo, ho avuto una famiglia meravigliosa che mi ha aiutata, ma anche io non sono caduta. E non l’ho fatto nemmeno quando, molti anni dopo, era l’86, persi mio marito Stefano Tosi in un incidente stradale. Fu il buio in tutti i sensi, ma mi rialzai anche allora, ricominciando un’altra vita. Noi donne sappiamo prendere il timone del nostro destino senza naufragare come talvolta succede agli uomini, che sono più vulnerabili». Professionalmente legata alla rinascita del teatro napoletano degli anni Settanta, quello di Santanelli, Neiwiller, Servillo, Martone, Enzo Moscato, Cristina è diventata attrice per caso. «Mi prese con sé, in compagnia, Geppy Gleijeses. Poi andai con Nino Taranto, con cui ho fatto una gavetta che rifarei, perché ho imparato tantissimo, come pure da due maestri come Giuliana Lojodice e AroldoTieri». In teatro continua a recitare: questa stagione ha interpretato Bordello di mare con città di Moscato, e a luglio sarà Agave al Teatro Grande di Pompei, in Le Baccanti, altra figura tragica e violenta, la madre che uccide il figlio, il re di Tebe Teseo durante un rito dionisiaco, e una “iena” anche se in forma di commedia sarà anche al cinema in La Parrucchiera di Incerti che uscirà in marzo, quando girerà un film col regista indiano Gotham Gosh e dopo aver presentato al Festival di Parigi un docu-film sul rogo alla Città della Scienza di Napoli. «In ogni donna c’è animalità e razionalità, intelligenza strategica e istintività – dice – A Scianel, per esempio, ho trovato un gesto, quando si strofina i polpastrelli del pollice e dell’indice, è il segnale che l’animale che è in lei, la iena, sta fiutando il pericolo. È come una doppia natura. Che anche io ho: in me c’è Cris, che mi spingerebbe sempre nelle imprese impossibili e c’è Tina, quella che si rimbocca le maniche per aggiustare le cose. Spesso prevale la scheggia impazzita, come quando andai a Calcutta a recitare Clitennestra agli indiani, mentre l’altra ripara le scelte sbagliate. Specie in amore dove i miei errori sono legati alla figura paterna, a quel mio dolcissimo padre: quando seppe che ero incinta mi diede una carezza ma quella carezza me la sono portata dentro per sempre cercando negli uomini la forza, il castigo che lui non aveva dato alla ragazzina che aveva fatto una cosa più grande di lei. Oggi sento che man mano le due anime si vanno unendo nella consapevolezza che ciò che conta sono i sentimenti. Che se ci metti l’amore funziona tutto».