la Repubblica, 21 gennaio 2017
Ad essere magri si vive di più. «Meno calorie ci fanno bene»
ROMA La disputa fra i due istituti scientifici andava avanti da otto anni, a colpi di esperimenti. E non si trattava di questioni accademiche. Il punto infatti è capire come quel che mangiamo influenzi la nostra longevità.
La restrizione calorica – è l’oggetto del contendere – riesce davvero ad allungare la durata della vita del 30%, come notato da alcuni esperimenti sugli animali negli anni ‘90? L’università del Wisconsin a Madison nel 2009 aveva condotto un esperimento sui macachi dai risultati strabilianti. Tre anni dopo il National Institute on Aging (Nia), sempre negli Stati Uniti, non era riuscito a confermarli del tutto. Da allora sui presunti benefici della restrizione calorica – una dieta estrema, che consiste nel ridurre di un terzo l’apporto calorico consigliato – era iniziato un ping pong di notizie contrastanti. Fino a quando, deposte le armi, l’università del Wisconsin e il Nia non hanno deciso di sedersi allo stesso tavolo. E di rivedere tutti i dati dei loro esperimenti per arrivare a una conclusione comune, pubblicata oggi su Nature Communications.
La restrizione calorica fa bene, è il risultato incontrovertibile. Non è del tutto chiaro se riesca ad estendere la durata della vita, però di certo aumenta gli anni trascorsi in salute e tiene lontane le malattie che sono più diffuse nei paesi ricchi: tumori, diabete, infarti e ictus. I dettagli di quel che avviene all’interno delle cellule e dei loro geni sono chiari solo fino a un certo punto. Ma mangiare meno e rallentare il metabolismo, secondo un filone di ricerca che a partire dal 2009 è letteralmente esploso, avrebbe una serie di ricadute che vanno dalla riduzione della resistenza all’insulina (quindi del rischio di diabete) a un calo delle infiammazioni dei tessuti (quindi indirettamente del rischio di tumore e malattie di cuore).
La Caloric Restriction Society, negli Stati Uniti, sull’onda delle promesse ha iniziato a riunire migliaia di membri disposti a tagliare drasticamente la loro dieta in cambio della promessa di una vita più sana e, possibilmente, lunga. «Ma le discrepanze fra i dati dei due gruppi hanno sempre gettato un’ombra di dubbio sul paradigma della restrizione calorica» ammette Rozalyn Anderson, la ricercatrice di Madison protagonista dell’eclatante esperimento del 2009.
Ora si è scoperto che il Nia non è riuscito del tutto a replicare quei risultati perché le loro scimmie sottoposte a restrizione calorica erano troppo giovani. Iniziare la dieta drastica nella prima fase della vita sembra infatti meno utile che non intraprenderla da anziani. La restrizione calorica e la riduzione del metabolismo hanno effetti collaterali (uno dei quali è la riduzione della fertilità) che si fanno sentire molto di più in giovane età. All’università di Madison, poi, il gruppo di macachi non sottoposto a restrizione calorica si avvicinava molto a una dieta tipica dei paesi ricchi, con calorie in surplus, abbondanza di zuccheri e farine bianche processate. Per questo il contrasto fra il gruppo che mangiava ad libitum e quello sottoposto a restrizione calorica era emerso con maggiore nitidezza: tre anni in più nella durata della vita media, con tracce quasi assenti di malattie cardiovascolari, tumori e diabete.
Passati dalla politica del confronto a quella della collaborazione, i due gruppi di scienziati sono riusciti a capire che l’effetto allunga-vita non è dovuto solo al numero di calorie assunte ogni giorno. L’età di inizio della dieta, la sua composizione, l’orario e il numero dei pasti hanno una grande importanza, e giocano un ruolo che basterebbe – secondo la nuova pubblicazione – a giustificare le discrepanze fra i due studi.
Su questi elementi, di certo, si punterà in futuro per disegnare una dieta che sia adatta anche agli uomini: capace di tenere lontane le malattie senza correre il rischio di inedia. I primi test sulla nostra specie, usciti a partire da un paio di anni fa, stanno dando risultati limpidi anche senza arrivare a tagli di calorie drastici come quelli applicati alle magrissime scimmie dei due istituti americani.