la Repubblica, 21 gennaio 2017
Consulta divisa sull’Italicum. Dal ballottaggio al premio così può cambiare la legge
ROMA Governativi contro falchi. I primi pronti a dichiarare incostituzionale solo il ballottaggio, i secondi intenzionati a “ferire” l’Italicum molto più in profondità. La legge elettorale per la sola Camera voluta dal governo arriva alla Corte costituzionale martedì 24 gennaio e anche stavolta gli alti giudici sembrano destinati a dividersi, proprio com’è accaduto dieci giorni fa per il referendum sull’articolo 18.
All’appuntamento più atteso dalla politica, e che segnerà la sorte della legislatura, saranno presenti solo 13 dei 15 giudici in organico. Proprio com’è avvenuto per il Jobs Act. Non ci sarà l’ex presidente Alessandro Criscuolo per ragioni di salute. E uno scranno resterà vuoto perché il Parlamento non ha ancora sostituito il dimissionario Giuseppe Frigo. Sarà presente invece Franco Modugno, il costituzionalista indicato da M5S, nonostante un’infreddatura che lo tormenta da giorni. L’ultima volta è finita 8 a 5 e anche martedì la scontata bocciatura dell’Italicum potrebbe comportare una spaccatura significativa della Corte.
L’intenzione del presidente della Consulta Paolo Grossi e dei suoi vice Marta Cartabia, Giorgio Lattanzi e Aldo Carosi è di chiudere la partita dell’Italicum martedì stesso. Per evitare voci, illazioni, pressioni, com’è avvenuto tutte le volte che un’importante questione di costituzionalità, con forti ricadute politiche, è stata rinviata anche solo di 24 ore. Per questo Grossi ha tolto dall’ordine del giorno del 24 tutte le altre cause. Solo qualora, durante la camera di consiglio, dovessero insorgere questioni tecniche che necessitano di un approfondimento, la decisione sull’Italicum potrebbe slittare di un giorno.
Ad accusare la legge davanti alla Corte sarà il pool di avvocati guidato da Felice Besostri che ha presentato una ventina di ricorsi in altrettanti tribunali contro l’Italicum di Renzi bocciandolo in una pluralità di punti. A difenderlo, per conto del governo, l’Avvocato generale dello Stato Massimo Massella Ducci Teri, che all’opposto chiederà l’inammissibilità di tutti i ricorsi, anche perché la sua tesi sarà che una legge elettorale può essere contestata solo dopo la sua applicazione, cioè dopo la prima elezione. Il relatore per la Consulta sarà Nicolò Zanon, il costituzionalista milanese nominato da Giorgio Napolitano.
Che cosa divide il gruppo dei giudici “governativi” pronto a bocciare solo in parte l’Itali-cum da chi invece – i falchi – vuole azzerare del tutto la legge elettorale e soprattutto costringere il Parlamento a discutere e approvarne una ex novo? In discussione c’è la possibilità di utilizzare l’Italicum anche immediatamente per un’eventuale chiamata alle urne, oppure il suo drastico azzeramento che comporterebbe necessariamente un intervento del Parlamento.
A guidarla è Augusto Barbera, il costituzionalista di Bologna scelto dal Pd. Con lui potrebbero schierarsi il costituzionalista Giulio Prosperetti, ma anche l’ex rettore di Trento Daria de Pretis e Marta Cartabia. La strategia è quella di dichiarare incostituzionali pochissimi punti dell’Italicum. Il primo di questi è sicuramente il ballottaggio: la legge prevede che ad accedere al secondo turno siano le due liste che hanno raccolto più voti al primo, ma senza raggiungere il 40% dei consensi. Chi delle due arriva prima ottiene i 340 seggi del premio di maggioranza. Ma al Senato – per il quale si vota con il Consultellum, la legge di fatto scritta dalla stessa Consulta a gennaio del 2014 quando bocciò il Porcellum – il ballottaggio non c’è. Il ragionamento dei giudici “governativi” è che in un sistema bicamerale come il nostro il ballottaggio comporta un rischio troppo alto di avere maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Questo non solo se il secondo turno fosse previsto solo alla Camera, con un grande squilibrio tra i due sistemi, ma anche se fosse in vigore pure al Senato, dove la platea elettorale è diversa perché votano solo gli italiani con più di 25 anni. Inoltre il ballottaggio dell’Italicum non prevede una soglia minima di accesso, cioè proprio il punto contestato dalla Consulta quando bocciò il premio di maggioranza del Porcellum. Scrisse allora il relatore Giuseppe Tesauro: «Il meccamismo premiale è foriero di un’eccessiva sovra-rappresentazione della lista di maggioranza relativa tale da provocare una distorsione tra voti espressi e attribuzione dei seggi».
Il gruppo di Barbera potrebbe toccare solo il ballottaggio e forse affrontare il nodo delle pluricandidature. Ma l’obiettivo dei giudici “governativi” è di lasciare in piedi una legge proporzionale molto simile al Consultellum e renderla immediatamente utilizzabile, considerate le evidenti difficoltà politiche di raggiungere un’intesa per una nuova legge elettorale. Sarebbe una sentenza “autoapplicativa”, assai didascalica, nella quale spera certamente Matteo Renzi che ha fretta di andare alle urne.
Ben diversa la strategia costituzionale del gruppo che considera l’Italicum una legge da demolire. D’accordo con il relatore Zanon sarebbero il presidente Grossi, il giurista Giorgio Lattanzi, Franco Modugno, Silvana Sciarra. Vorrebbero recepire gran parte delle incostituzionalità sollevate dai 5 tribunali e dal pool di Besostri. Quindi non solo il ballottaggio, ma anche il premio di maggioranza al primo turno, le pluricandidature con la concessione ai capilista di optare per l’elezione nella circoscrizione che preferiscono, le candidature bloccate degli stessi capilista. Una débacle per l’Itali-cum che certo non farebbe piacere all’ex premier anche perché obbligherebbe il Parlamento a scrivere una nuova legge. Sulla quale potrebbero incombere pure i moniti della Consulta se i falchi insistessero per aggiungere alle singole bocciature anche puntuali indicazioni sui principi fondamentali per una legge a prova di Costituzione.
A lavorare per una mediazione tra i due gruppi stavolta è l’ex premier Giuliano Amato che invece l’11 gennaio, con Barbera, aveva guidato il gruppo degli anti Cgil.
Ma la Corte potrà e dovrà affrontare anche l’attuale disomogeneità tra l’Italicum e il Consultellum? L’ex giudice costituzionale Sergio Mattarella, ora capo dello Stato, ha sottolineato la necessità di un sistema elettorale omogeneo tra Camera e Senato. I due schieramenti dovranno misurarsi anche su questo.