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 2017  gennaio 22 Domenica calendario

Michele Emiliano: «Per comandare bisogna ammettere di non sapere tutto»

Tutto cominciò da una dichiarazione durante un processo di mafia. Michele Emiliano, oggi governatore della Puglia, prima sindaco di Bari per due mandati, 12 anni e mezzo dopo la decisione di passare dalla magistratura alla politica, la racconta così: “Raccontai la vicenda di un killer di 20 anni. Era stato messo dai genitori a spacciare a Bari vecchia e aveva già ammazzato decine di persone. Parlai del fatto che il tutto accadeva a soli 50 metri di distanza dal Comune: 50 metri che facevano la differenza per il destino dei bambini, dei sindaci, dei magistrati”. Si scatenò un dibattito. Il sindaco di allora (Simeone Di Cagno Abbrescia) intervenne, sostenendo che la mafia in città quasi non esisteva. La discussione durò a lungo e coinvolse tutta Bari.
“Il mio ruolo di magistrato non bastava a evitare il fatto che molti ragazzi finissero nella malavita: molti venivano uccisi, morivano in guerre tra loro. Da sola la giustizia non bastava. La mia decisione la motivai così a Gian Carlo Caselli e ad Armando Spataro: decidendo di passare alla politica mi sembrava quasi di proseguire la mia attività. C’era una riflessione in corso tra i magistrati. Giovanni Falcone affermava che la giustizia consisteva nell’applicare le leggi, mentre le cose le cambia solo la politica. Lui, come Paolo Borsellino, sosteneva che la lotta alla mafia doveva essere portata in tutti i campi. Fondamentali furono don Luigi Ciotti e il modello di Libera, con l’intervento di Chiesa, istituzioni e Comuni”.
Per uno come Emiliano, che non veniva dalla politica, che non faceva parte di un partito, costruire una classe dirigente non è stato un compito scontato. Più di un decennio dopo, lui racconta quel percorso come un costante aggiornamento della prassi e del metodo, un’invenzione politica. “Ho citato la discussione sul baby killer, perché grazie a quella appresi una lezione: senza la cittadinanza attiva e la partecipazione strutturata per costruire un programma di governo non si può mettere ordine nella post-ideologia. Oggi è difficile capire se un’azione è di sinistra, di centro, di destra. È importante il modo in cui realizzi le cose. Ed è fondamentale il controllo popolare sul lavoro degli eletti: i partiti forse in passato erano uno strumento di verifica, ora no. In quest’ottica, le primarie sono centrali”. Emiliano dà anche un fondamento teorico a una delle sue scelte politiche che più viene criticata: cercare di conquistare tutti, a destra e a sinistra. “Quando il processo è partecipato è più facile valutare un provvedimento e questo agevola anche la costruzione di una classe dirigente”.
La candidatura di Emiliano provocò all’epoca un misto di stupore e sgomento, tra i forum programmatici, l’establishment che non lo voleva, i Ds che lo subirono. “La forza della mia candidatura si impose anche grazie a Piero Fassino. Quando incontrai il gruppo consiliare Ds per conoscerli, uno mi disse ‘Hai mai letto lo statuto del Comune di Bari?’. E io: ‘No’. E lui: ‘Come cavolo pensi di fare il sindaco?’”.
I forum programmatici (che poi nella campagna elettorale per la guida delle Regione divennero “sagre del programma”) erano iniziative pubbliche aperte a tutti: “L’obiettivo era far scrivere il programma direttamente ai pugliesi. La regola era che se io non fossi stato d’accordo su un punto, avrei potuto cancellarlo. Non è mai successo. La partecipazione dal basso e il dibattito pubblico addestrano la classe dirigente. E poi, si tratta di un apprendimento permanente. Con tutto il rispetto per le scuole di politica, non sono quelle che fanno la differenza. Non può essere la semplice competenza a fare un politico: un tecnico può essere bravissimo nella sua branca, ma non capire nulla della dinamica della città”.
Emiliano (eletto sindaco il 13 giugno 2004) si trovò a dover fare una Giunta dal nulla: “Il mio assessore ai Trasporti era un ingegnere che fu selezionato in base a un curriculum. Si trattava di Antonio Decaro, che oggi è sindaco di Bari e presidente dell’Anci. Un mio amico fraterno: il fatto che io sia riuscito a garantire una successione (anche se Decaro è passato dalle primarie) è il segno che una classe dirigente l’ho costruita”.
Decaro negli anni è però diventato anche un riferimento fondamentale per Matteo Renzi, a cui Emiliano oggi si oppone frontalmente. Costruire una classe dirigente significa anche accettare un grado di indipendenza.
Il presidente della Puglia oggi racconta che il gruppo creato per le elezioni del 2004 a Bari fu aggregato in una lista civica, che si aprì ai partiti tradizionali: “Ho sempre cercato di mantenere l’osmosi tra cittadinanza attiva e partiti”. Ma non lo nasconde: “I primi due anni furono molto difficili. Arrivai in Comune senza aver mai visto un consiglio comunale. Praticai l’umiltà chiedendo aiuto a tutti. Per esempio, ai dirigenti del Comune: se loro non accettano di collaborare, hai voglia a dare indirizzi politici… Quando fui rieletto sindaco, si creò un corteo spontaneo su corso Vittorio Emanuele, con tutti i funzionari di Bari sul balcone, con un fazzoletto in mano. Commovente. Quei funzionari erano diventati classe dirigente”.
Emiliano non ha mai pensato alle dimissioni però ammette: “All’inizio ho avuto il dubbio se fossi veramente in grado di svolgere quel ruolo. Bisogna mettersi perennemente in discussione. Da soli non si può fare tutto, anche il più bravo, se non è aiutato, non va da nessuna parte. Ogni riferimento a Renzi è puramente casuale. Gestire una comunità è uno sport di squadra: nessuno è indispensabile, tutti sono fondamentali. Anche il capo deve saperlo”. La parola che ricorre è “comunità”. “Io mi sono lasciato guidare soprattutto dagli obiettivi e dall’istinto. Il criterio fu trovare persone che unissero la competenza e la passione civile. Se senti un trasporto verso il prossimo è allora che devi fare politica”.
Ma la politica è anche distribuzione del potere e di poltrone. E le infiltrazioni da parte di ambienti malavitosi o almeno discutibili sono un rischio altamente probabile, come sta scoprendo a Roma Virginia Raggi. “Ero già molto addestrato. Un magistrato conosce l’ambiente e sa i soggetti con cui si può parlare e quelli con cui è meglio evitare di accompagnarsi. Ma può succedere a tutti di fare un incontro sbagliato. Il punto è non ricascarci: se dai l’impressione di agire per gruppi di interesse, la legittimazione si infrange”. Emiliano è arrivato a guidare la Puglia dopo un’altra campagna elettorale scandita dal tentativo di conquistare l’intero arco politico: “La Puglia ha introiettato un modello che parte dal basso. Abbiamo appena avuto un’emergenza neve: i nostri del Pd erano tutti in prima linea a spalare. Questa è una classe dirigente”.