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 2017  gennaio 21 Sabato calendario

La Cina si dà una regolata, basta ingaggi folli

PECHINO «Serve una cultura della frugalità» ha appena invocato il presidente Xi Jinping davanti al gotha dell’economia mondiale a Davos. E subito a Pechino eseguono nel calcio. La Federazione ha annunciato tetti agli ingaggi e ai «salari» dei giocatori. Siccome la manovalanza dei calciatori cinesi serve soprattutto a fare numero, arrivare a 11 ed è pagata di conseguenza, la misura si applica agli stranieri.
E la Federazione infatti ha aggiunto il limite di tre agli extra-cinesi che possono scendere in campo nella Super League, la serie A di qui.
La norma calmieratrice (e moralizzatrice visto che la Repubblica popolare è un Paese ancora nominalmente comunista) arriva dopo l’inizio di una nuova campagna acquisti dissennata per un movimento calcistico tecnicamente poverissimo: nazionale di Lippi 83ª al mondo dietro Saint Kitts and Nevis, popolazione 50.000 anime. Dal Chelsea è stato preso dallo Shanghai Sipg l’esile brasiliano Oscar, che sedeva comodo in panchina: record per tutta l’Asia a 60 milioni di euro. L’anno scorso tra gli altri è arrivato il brasiliano Hulk, centravanti gonfio di muscoli come l’uomo verde dei telefilm americani, che vede la porta ma la centra raramente. Di Pellè e dei suoi 35 milioni di ingaggio per due anni ci siamo dimenticati anche perché non vogliamo riaprire la ferita dello sciagurato balletto nel rigore decisivo degli Europei e lo stupido insulto a Ventura.
Proprio ieri è sbarcato Carlito Tevez, che a 32 anni è stato preso dall’altra squadra di Shanghai (lo Shenhua) con un ingaggio da 38 milioni di euro e si è giustificato con i tifosi argentini spiegando che non era più in condizioni fisiche per giocare nel campionato locale, che pure ha ritmi relativamente rilassati.
Ogni fine settimana ormai, in Europa prima e dopo le partite si discute sul futuro cinese di un giocatore: Diego Costa dice di avere mal di schiena, Conte lo punisce e si scopre che vorrebbe andare in Cina. Kalinic segna alla Juve e viene tentato (ieri ha detto che resta a Firenze, magari gli hanno detto della nuova regola cinese). Icardi spiega che non lascerà l’Inter per l’Impero di Mezzo «fino a quando non capirò che sono a fine carriera».
La norma anti-follie della Federazione cinese è anche una buona notizia per il football mondiale. La bolla cinese rischiava di mettere fuori mercato i club europei, sprecando la classe di molti giocatori anche giovani. Dice Arsene Wenger, storico coach dell’Arsenal: «Non si crea dal nulla una Super League come cercano di fare i cinesi, serve prima una cultura del calcio, come in Inghilterra dove il football professionistico è cominciato 150 anni fa». Si potrebbe dire che è il progresso, che non sempre è meglio del passato. Una volta Nick Hornby, grande scrittore e supertifoso dell’Arsenal, ha detto: «Prima, fino agli anni 70, andavi allo stadio e ti chiedevi “che cosa faranno i nostri campioni quando non giocheranno più, i baristi? gli assicuratori? Ora ti chiedi: si compreranno un’altra Ferrari o una Rolls?”». Wenger ha concluso: penso che il prossimo Paese a pagare a peso d’oro sarà l’India.