La Gazzetta dello Sport, 23 gennaio 2017
Grillo non è andato a Coblenza e ha preferito, invece, farsi intervistare dal Journal de Dimanche.• Che cos’è Coblenza? Coblenza è una città tedesca, antica di duemila anni, che si trova nella Renania-Palatinato e dove sabato scorso si sono riuniti i leader cosiddetti populisti o antieuropeisti o antisistema oppure, più sbrigativamente, parafascisti d’Europa
Grillo non è andato a Coblenza e ha preferito, invece, farsi intervistare dal Journal de Dimanche.
• Che cos’è Coblenza?
Coblenza è una città tedesca, antica di duemila anni, che si trova nella Renania-Palatinato e dove sabato scorso si sono riuniti i leader cosiddetti populisti o antieuropeisti o antisistema oppure, più sbrigativamente, parafascisti d’Europa. Si tratta di Marine Le Pen, che in primavera correrà per la presidenza della Repubblica francese, di Geer Wilders, grande favorito alle elezioni che si svolgeranno in Olanda tra un paio di mesi, di Frauke Petri, leader del movimento in forte ascesa Alternative für Deutschland, che a settembre se la vedrà con la Merkel, e del nostro Salvini, che da solo non ha la minima possibilità di vincere le elezioni politiche del 2018 o forse addirittura del 2017. Organizzavano quelli dell’Afd, che hanno vietato l’ingresso alle testate considerate nemiche, come Spiegel e Faz (Salvini s’è rifiutato di indicare le testate nemiche italiane). Questi leader, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, sentono vicino il cambio di passo europeo, pensano di vincere nei rispettivi paesi e di rovesciare o distruggere l’Unione europea. Vogliono la rinascita degli stati nazionali, sono d’accordo con la politica protezionista del nuovo presidente americano, fuori dai piedi i migranti, fuori dai piedi la moneta unica.
• Discorsi abbastanza alla Grillo, no? Però Grillo non c’era.
Non c’era, ma da un sacco di tempo gli analisti hanno fatto due più due e previsto che al momento decisivo Grillo e Salvini si metteranno insieme. È sicuro che se resterà il ballottaggio (la Consulta comincia a discutere dell’Italicum domani), i leghisti al secondo turno voteranno per i grillini. La vicinanza tra i due movimenti è in ogni caso nei fatti, e potrebbe per davvero produrre qualcosa.
• Che cosa ha detto Grillo al settimanale francese?
«La presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un punto di partenza molto positivo, perchè apre a scenari di pace e distensione. La politica internazionale ha bisogno di uomini di Stato come loro. Che Stati Uniti e Russia vadano d’accordo è il sogno del mondo intero. Trump sembra moderato, i media hanno deformato il suo punto di vista. Sono abbastanza ottimista su Trump. Ho letto uno dei suoi libri, nel quale scrive cose sensate sulla necessità, per esempio, di riportare l’attività economica all’interno degli Stati Uniti. Un modello che andrebbe seguito: anche l’Italia deve adottare misure protezioniste per potenziare il made in Italy. Quanto alla Ue, si tratta di un’istituzione con un apparato enorme, due Parlamenti, uno a Bruxelles e uno a Strasburgo per far contenti i francesi. Sono a favore di un’Europa diversa, in cui ciascuno Stato possa adottare il proprio sistema fiscale e monetario». Infine: vuole il referendum sull’euro, vuole che sia abrogata la regola di Dublino secondo cui il migrante è obbligato a chiedere asilo al primo paese in cui entra.
• In che modo tutto questo si configura come un’estensione del trumpismo al resto del mondo?
Nel breve discorso del 20 gennaio, Trump ha ribadito i temi della sua campagna elettorale, riassunti nello slogan: «Oggi non si celebra il passaggio di poteri da un presidente all’altro, ma il passaggio di poteri da Washington al popolo». Trump ha vinto grazie al sostegno del ceto medio impoverito e il ceto medio americano è stato impoverito dalla globalizzazione nel senso che i capitali, avendo il mondo a disposizione, si sono mossi in direzione di quei paesi che li remuneravano di più, e le imprese sono andate a collocarsi di preferenza in posti dove il fisco era meno oppressivo, o addirittura inesistente, dove il costo del lavoro era conveniente e libero dagli intralci sindacali. Per mettere in piedi un sistema col fisco leggero, senza colpire troppo lo stato sociale, bisogna indebitarsi. Oppure, se non ci si vuole indebitare troppo, bisogna abbattere lo stato sociale. Credo che una terza via non esista. I populisti europei di Coblenza, e Grillo con loro, non entrano troppo nel dettaglio, ma è difficile immaginare una terza via, capace di far tutti contenti, per fare quello che Trump dice di voler fare.
• Che cosa significa questa parola che lei ha usato un paio di volte, “protezionismo”.
Proteggo la mia produzione a discapito della tua. Tu fabbrichi dell’ottima seta a un prezzo molto basso e se ti lasciassi varcare liberamente i confini metteresti a terra i miei fabbricanti di seta. Quindi piazzo un dazio all’ingresso e, per rifarti dopo aver pagato questo dazio, sarai costretto a vendere allo stesso prezzo che praticano i miei. Allo stesso modo: vai a collocare una fabbrica di automobili in Messico perché ti costa di meno, ma io, quando vorrai portare in America quelle automobili, ti tasserò in modo da farti pentire della tua scelta. Il protezionismo è meglio del liberismo? La discussione dura dai tempi in cui Cavour e Cobden (liberisti) polemizzavano con i vecchi Savoia e la loro corte reazionaria. Tutti protezionisti convinti.