la Repubblica, 18 gennaio 2017
Xi Jinping sfida Trump. «La globalizzazione è come un oceano non si può scappare»
DAVOS Se ci fossero ancora dubbi su quanto straordinari siano i tempi che il mondo sta attraversando, la conferma è arrivata dallo storico discorso in difesa della globalizzazione pronunciato ieri a Davos dal presidente cinese Xi Jinping.
Nel suo debutto al “World Economic Forum”, il numero uno del più grande Paese comunista del mondo si è presentato come il difensore del libero commercio e del multilateralismo, ricevendo applausi dalla platea di leader politici e della finanza.L’intervento di Xi, preparato con grande cura da mesi, arriva a tre giorni dal giuramento del presidente eletto Donald Trump, che si prepara a sconvolgere l’ordine economico e politico globale con un’agenda dai tratti fortemente isolazionisti e protezionisti.
Il discorso ha inoltre preceduto di poche ore l’altrettanto atteso intervento del premier britannico Theresa May, che a Londra ha annunciato come il suo governo intenda uscire dal mercato unico europeo, un altro segno della crescente disaffezione occidentale verso il globalismo.
«Molti dei problemi che ha davanti il mondo non dipendono dalla globalizzazione economica», ha esordito Xi, che ha proceduto a snocciolare i vantaggi prodotti da decenni di crescente interconnessione tra Paesi, dalla crescita economica al progresso scientifico.
Ai partecipanti al Forum non sarà sfuggita l’evidente contraddizione tra la retorica di Xi e le politiche perseguite a casa dalla leadership cinese. Queste comprendono una forte difesa delle grandi aziende domestiche, attraverso ad esempio prestiti da parte delle banche statali a tassi molto agevolati, e una relativa chiusura, salvo alcune eccezioni, dei mercati finanziari.
Tuttavia, Xi ha provato ad ergere la Cina come un esempio per i Paesi che guardano con crescente preoccupazione alla globalizzazione. «C’è stato un momento in cui la Cina ha avuto dubbi a riguardo della globalizzazione», citando l’esempio della decisione di entrare nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nei primi anni 2000. «La Cina ha fatto un passo in avanti coraggioso, perché l’economia globale è il grande oceano da cui non si può scappare», ha aggiunto Xi.
Per il presidente cinese, la globalizzazione resta comunque una «spada a due lame», che va migliorata regolando meglio i mercati finanziari e facendo ripartire la crescita. «Era il tempo migliore, e il tempo peggiore», ha detto citando Charles Dickens, notando come nonostante gli indicatori economici positivi molti si chiedano cosa stia andando male nel mondo. La globalizzazione è passata dall’essere «la caverna piena di tesori di Ali Baba» a un «vaso di Pandora», ricolmo di tutti i mali.
Tuttavia, per Xi la risposta non è il protezionismo, ammonendo gli altri Paesi riguardo alla possibilità di intraprendere politiche eccessivamente protezioniste, un riferimento neanche troppo obliquo alla minaccia di Trump di mettere dazi al 45% sui prodotti costruiti in Cina. «Tutti perdono in una guerra commerciale», ha detto, suscitando un applauso convinto dal pubblico di Davos.
Il tentativo più ardito del presidente cinese è stato quello di convincere gli ascoltatori che la Cina non è solo beneficiaria della globalizzazione. Xi ha citato i dati sugli investimenti internazionali fatti da Pechino quest’anno, che eccedono quelli verso la Cina di circa 150 miliardi. Xi si è anche detto contrario a voler rendere la Cina più competitiva svalutando continuamente il Renminbi, un altro cavallo di battaglia di Trump che ha già detto che dichiarerà Pechino «manipolatore di valuta».
L’invito del presidente cinese è stato quello a mantenere aperti i Paesi alla Cina, come Pechino intende fare con tutti. Xi si è anche schierato a favore di una serie di importanti iniziative multilaterali, a partire dall’accordo di Parigi sul clima, su cui Trump si è mostrato quanto meno ambiguo.
L’arrivo di un improbabile cavaliere della globalizzazione non è passata inosservata agli organizzatori di Davos. Klaus Schwab, patron del forum, ha subito definito l’intervento di Xi un «discorso molto, molto importante, che arriva in un momento storico».
La domanda prevalente fra i partecipanti è stata però se la crescente ostilità verbale tra Cina e Stati Uniti avrà conseguenze nefaste per la stabilità mondiale.
«La relazione tra Pechino e Washington è la pietra angolare del sistema globale», ha detto a Repubblica Tina Fordham, capo analista politico della banca americana Citi. «Se questa relazione diventasse simile a quella che gli Usa hanno con la Russia, ci troveremmo in una posizione molto difficile».
«Il rischio per l’economia globale è che Trump inciampi in qualcosa di serio in termini di tariffe e relazioni commerciali con la Cina», ha aggiunto il suo collega Willem Buiter, capo economista di Citi e già professore alla London School of Economics.