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 2017  gennaio 18 Mercoledì calendario

Cernan, l’ultimo uomo a camminare sulla Luna

«Mi girai, guardai sulla sabbia le mie impronte. Alzai gli occhi e davanti, nel buio celeste, c’era la Terra azzurra. Avevo trascorso tre giorni lavorando e muovendomi a piedi o con la rover elettrica. Ora sapevo che nessun uomo avrebbe rimesso piede sulla Luna per molti decenni. Dieci astronauti mi avevano preceduto nell’arco di tre anni: io ero davvero l’ultimo». Quando Eugene Cernan raccontava la sua avventura aveva lo sguardo triste, consapevole della vicenda meravigliosa di cui era stato protagonista, purtroppo ormai finita. Ora anche la sua straordinaria storia si è conclusa, a 82 anni, a Houston, vicino al centro della Nasa dove avevano raccolto la sua voce e la sua immagine saltellante sulle sabbie grigie. Cernan era il comandante dell’Apollo-17 e, con il modulo «Challenger», era sbarcato vicino al Mare della serenità con il geologo Harrison H.Schmitt, primo scienziato sulla Luna, mentre Ronald E.Evans li aspettava sulla navicella di comando. Era il dicembre 1972 e la missione fu un successo anche se il fascino delle imprese lunari era tramontato. Per Cernan era il coronamento di una vita straordinaria. «Nei miei desideri di bambino c’erano gli aeroplani e sognavo di volare su caccia velocissimi, così diventai pilota della Marina. Un giorno arrivò una telefonata dalla Nasa che mi proponeva di diventare astronauta. Accettai subito». E per tre volte è volato nel cosmo. Prima con una minuscola navicella e poi due volte sulla Luna, ma la prima senza sbarcare, solo per collaudare l’astronave. «Fu un’esperienza bellissima ma anche amara, perché se avessimo voluto saremmo potuti atterrare. Invece dovemmo accontentarci». Tre anni dopo finalmente ha messo piede sulle impalpabili sabbie e da allora non ha perso occasione per spiegare l’importanza dell’esplorazione cosmica. «Bisogna andare su Marte – diceva – ma per arrivare tanto lontano è necessario tornare prima sul nostro satellite naturale per maturare l’esperienza necessaria». Ne era convinto, e quando Obama cancellò il piano al quale la Nasa stava lavorando scrisse una lettera aperta al presidente assieme a Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, criticando aspramente la scelta. E fino all’ultimo viaggiò. «Il mio compito – diceva – è raccontare ai giovani le mie esperienze, stimolare la loro curiosità, la loro immaginazione e convincerli che i sogni si possono realizzare».