Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 18 Mercoledì calendario

La scelta britannica

Niente più libera circolazione per gli europeiLa premier britannica Theresa May ha annunciato che la Gran Bretagna riprenderà il controllo dell’immigrazione dai Paesi Ue e si ritirerà dalla giurisdizione della Corte europea di giustizia: «Controlleremo il numero di persone che arrivano nel Regno Unito dai Paesi della Ue». Ma la premier non ha fornito ulteriori dettagli. Ancora una volta ha ribadito che finirà l’era della libera circolazione in Gran Bretagna per i cittadini europei ma non ha spiegato quali criteri saranno adottati: se un sistema a punti o delle quote. May ha però garantito che cercherà «il prima possibile» un accordo per garantire i diritti dei comunitari che vivono nel Regno Unito e dei britannici che risiedono nel continente. «Continueremo a ospitare i più brillanti e i migliori per studiare e lavorare in Uk».

No al mercato unico Nuova intesa per il commercio 
«Quello che propongo non può significare la permanenza nel mercato unico. Noi non vogliamo essere membri del mercato unico. Però vogliamo avervi accesso attraverso un accordo di libero commercio coraggioso, ambizioso e a tutto campo». Le parole di Theresa May non lasciano spazio a dubbi di alcun tipo, la sua proposta è quella di una Brexit netta, senza compromessi. L’uscita dal mercato unico era, comunque, una strada obbligata nel momento in cui la premier aveva annunciato la fine della libera circolazione dei cittadini comunitari e il ritiro dalla giurisdizione della Corte europea di giustizia È la fine di un’era in cui la Gran Bretagna era stata la maggiore promotrice del mercato unico tra i leader dell’Unione Europea a Bruxelles. Ora si volta pagina.

Saranno chiusi i rubinetti: meno contributi 
La Gran Bretagna, nonostante l’uscita dalla Ue, dovrà con tutta probabilità continuare a versare contributi alle casse comunitarie anche se uscirà dal mercato unico ma, sicuramente, si tratterà di importi di minore entità. La premier, ieri, ha dovuto ammettere che il flusso di denaro verso Bruxelles non potrà finire come chi ha votato per la Brexit si sarebbe aspettato. «Siccome non saremo più membri del mercato unico – ha detto – non ci sarà più richiesto di contribuire con grosse cifre al budget della Ue. Ci potranno essere alcuni specifici programmi cui vorremo partecipare. Ma i giorni delle grosse contribuzioni annuali all’Unione Europea finiranno». Questo è il punto che sarà maggiormente dibattuto nei negoziati con Bruxelles. E May lotterà per ottenere l’accordo meno oneroso.

Nessun dazio sui beni esportati ma senza legami 
Sull’uscita dall’unione doganale e le sue conseguenze May è sembrata volere tutto e il contrario di tutto. «Voglio che la Gran Bretagna sia in grado di negoziare i sui accordi commerciali – ha detto la premier —. Ma voglio anche un commercio senza dazi con l’Europa e senza alcuna frizione. Questo vuol dire che non voglio che la Gran Bretagna sia parte di una politica commerciale comune né che sia legata a una tariffa esterna prestabilita». Le esitazioni sul tema sembrano riflettere le divisioni all’interno dell’esecutivo. L’idea è di mettere fine all’unione doganale per poi far rivivere solo alcune parti di essa. Ma l’operazione potrebbe non riuscire. La posta in gioco è piuttosto alta dato che nel 2015 ben il 44% delle esportazioni britanniche è stato verso la tanto bistrattata Unione Europea.