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 2017  gennaio 17 Martedì calendario

«Hanno organizzato il massacro con gli sms». Intervista ai genitori di uno dei due ragazzi responsabili del duplice delitto in provincia di Ferrara

Signora Monica Sartori, alle 22 di lunedì 9 gennaio suo figlio Manuel e Riccardo Vincelli sono usciti da questa casa per andare a compiere l’omicidio di Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli. 
«Sì». 
Che cosa le hanno detto prima di andare? 
«Manuel mi ha spiegato: “Mamma, sto a dormire da Riccardo e domani andiamo a scuola insieme”». 
L’indomani, martedì? 
«Sì». 
In realtà non sono andati a scuola quel giorno... 
«No... Sono andati a uccidere». 
Signor Rudi Sartori, lei è il padre di Manuel. Come ha organizzato il delitto, suo figlio, lunedì scorso, nel pomeriggio? 
«Tramite il cellulare». 
Cioè messaggiandosi con Riccardo? 
«Sì». 
È vero che Manuel ha chiesto il suo, di telefono? 
«Sì». 
E quando glielo ha restituito lei ha notato qualcosa di strano? 
«Che aveva cancellato tutti i messaggi. Gli ho chiesto: “Perché l’hai fatto? Qualche messaggio mi serviva tenerlo”. E lui: “Avevi la memoria piena”». 
Ci ha creduto? 
«Sì». 
Quella notte, signora Monica, Manuel e Riccardo a che ora si sono presentati a casa? «Alle 5.30 abbiamo sentito bussare, si è svegliato mio marito ed è andato ad aprire». 
Cosa le hanno detto? 
«Manuel ha spiegato che aveva la febbre, che Riccardo a casa gliela aveva misurata e per questo avevano deciso di rientrare a quell’ora tarda. Io a quel punto gli ho dato la tachipirina. Ho visto che era bianco in faccia, molto bianco». 
Era pallido? 
«Sì, era bianco». 
E ha creduto avesse la febbre? 
«Sì. Ma la tachipirina non l’ha mai presa». 
E dove l’aveva messa? 
«Mio marito si è accorto che era nel comodino. L’abbiamo trovata riordinando la camera. “Che cosa è?”, ho chiesto. E mio marito: “La tachipirina che gli avevi dato e lui non ha preso”. Soltanto adesso ho capito che non era la febbre. Manuel era bianco perché aveva ammazzato». 
Riccardo, invece, quella notte cosa ha detto quando insieme a Manuel si è presentato alle 5.30 del mattino? 
«Era tranquillo. Normale, il Riccardo di sempre. Come se nulla fosse accaduto». 
La mattina seguente cosa hanno fatto? 
«Ho visto che anche Riccardo era rimasto a dormire. Lui stesso mi ha chiesto di poter restare a pranzo. Allora gli ho detto: “Ma lo sa tua mamma che rimani qui a mangiare?”. Lui: “Sì”». 
E invece Manuel l’aveva già uccisa.  «Eh sì. Riccardo pensava di farla franca, chissà cosa credeva... Lui li odiava talmente tanto, i suoi genitori, da volerli vedere morti».
Signor Rudi, lei come ha saputo della morte di Nunzia e Salvatore?
«Manuel è venuto e ci ha detto: “Vi devo dare una brutta notizia: sono morti i genitori di Riccardo”. Siamo rimasti sconvolti. Mio figlio piangeva, è andato verso la finestra. Allora gli ho detto: “Ascolta, Riccardo ha mangiato qua, ha dormito qua: andiamo a vedere cosa è capitato”. Al momento mi ha risposto di no, ma dopo un attimo ha cambiato idea: “Va bene, andiamo a vedere”. Erano tutti là: amici, carabinieri, scientifica».
Signora Monica, quel giorno avete pranzato qui in casa, su questo tavolo, tutti insieme?
«Sì, abbiamo preparato una pasta in bianco, perché Riccardo ha un po’ di problemi di intolleranza. Manuel invece, oltre alla pasta, ha mangiato anche un panino con il prosciutto».
E come erano i due ragazzi? Agitati?
«No, erano tranquilli, normali».
Di cosa avete parlato a tavola?
«Del più e del meno, niente di particolare».
Signor Rudi, quando hanno interrogato vostro figlio voi che avete fatto?
«Sono andato in caserma a Comacchio. Sono rimasto là per 16 ore».
E intanto Manuel rispondeva alle domande degli inquirenti.
«L’interrogatorio andava per le lunghe, non usciva mai».
Qual è stato il momento in cui ha capito che era stato proprio Manuel a uccidere?
«Quando l’ho visto dopo l’interrogatorio. Mi è venuto incontro e mi ha detto: “Papà, perdonami”. Io non ci volevo credere, fino all’ultimo ho sperato che non fosse stato lui».
Come ha reagito?
«Gli ho dato una sberla: “Perché l’hai fatto? Perché?”. Poi ho pianto. Ho pianto per più di mezz’ora».
E poi?
«I carabinieri della scientifica hanno cercato di calmarmi, mi hanno spiegato un po’ la situazione. Poi mi hanno detto: “Vada a casa perché fra un po’ veniamo a prendere la roba di Manuel che deve fare la valigia perché va a Bologna”. Ho risposto: “Datemi cinque minuti che avviso mia moglie, altrimenti la sconvolgete”».
Quindi è stato lei a raccontare a sua moglie quanto aveva fatto Manuel?
«Sì, sono arrivato a casa e le ho spiegato tutto. Poi, poco dopo, sono arrivati i carabinieri e sono andati a colpo sicuro».
Cosa intende?
«Evidentemente Manuel e Riccardo gli avevano detto dove avevano nascosto tutto. In camera hanno preso il portafoglio sotto la porta tv e le scarpe sotto il letto, altre cose nell’armadio».
Manuel era lì?
«Sì, aveva già le manette. I carabinieri, però, erano in borghese».
Poi cosa hanno fatto?
«Sono andati a prendere le altre prove, sempre in base a quanto gli era stato detto dai due ragazzi. Il borsone l’hanno trovato nel canale, la mannaia nel campo sportivo».
Signora Monica, ma lei non si è accorta che Manuel, quando è arrivato a casa quella mattina alle 5.30, non aveva più i vestiti della sera precedente? Il maglione e i jeans li aveva buttati e si era cambiato.
«No».
Signor Rudi, suo figlio l’ha poi rivisto?
«Sono andato a Comacchio per firmare il verbale di arresto convalidato dal giudice e mi hanno chiesto: “Vuole incontrare Manuel?”. Sono rimasto sorpreso: “È ancora qua? Pensavo fosse già partito”».
Cosa gli ha detto?
«L’ho abbracciato: “Io per te ci sarò sempre, non ti abbandoniamo”».
Come stava?
«Era molto nervoso. L’appuntato mi ha spiegato che voleva delle sigarette. Ho risposto: “Posso andargliele a prendere io, almeno si sfoga un po’ lì. Ormai il vizio ce l’ha”. Sono andato nella tabaccheria lì vicino, ho comprato un pacchetto di Marlboro e gliel’ho portato. Gli ho dato un altro abbraccio e poi se ne sono andati via».
Signora Monica, le sembra possibile che suo figlio Manuel abbia ucciso due persone per 80 euro?
«No, non l’ha fatto per i soldi. Si è fatto convincere dal suo migliore amico. Manuel è un debole, si vede che Riccardo l’ha tediato talmente tanto fino a farlo cedere».
Signor Rudi, lei si è fatto un’idea di come siano andate le cose? 
«Riccardo è stato la mente, Manuel il braccio. Riccardo odiava talmente tanto i suoi genitori... Ma non li voleva toccare e allora ha dato il compito di far tutto al suo migliore amico. Fisicamente Manuel è un ragazzo forte».
Signora Monica, quale è stata l’ultima cosa che ha detto a suo figlio?
«L’ho abbracciato e gli ho sussurrato: “Ma cosa hai fatto?”».