La Stampa, 17 gennaio 2017
Sagnières, la riscossa del manager d’Oltralpe che ha fatto ripartire il gruppo delle lenti da vista
A lungo uno dei titoli rifugio preferiti alla Borsa di Parigi, negli anni della crisi finanziaria e dopo, quello di Essilor, colosso mondiale delle lenti da vista rigorosamente made in France, aveva iniziato a deludere nel 2016. Non perché le cose andassero male, semplicemente perché non sembravano più andare così bene come un tempo: nel gennaio 2016 Hubert Sagnières, amministratore delegato del gruppo, da una vita in Essilor (il 1989 per la precisione), aveva previsto una crescita del fatturato a tassi di cambio costanti del 5% a fine anno. Poi, a luglio era sceso al 4,5%. E, a novembre, ancora una sforbiciata, balzo in avanti previsto «solo» del 3,5%. L’azione aveva consumato 4 miliardi della capitalizzazione in Borsa, scesa a 20,7 miliardi: una triste première per il gruppo, che ha costruito la sua fortuna sull’invenzione delle lenti progressive. Ieri, però, dopo l’annuncio della fusione con Luxottica, Essilor è ritornato a dare buone soddisfazioni agli investitori.
L’azione ha chiuso la giornata in rialzo dell’11,85%, a 114,2 euro. A Parigi ritengono che il matrimonio con Del Vecchio possa risolvere i problemi (relativi) di Essilor. Qualche cifra: il gruppo (che per le lenti da vista può contare su una quota di mercato del 35% a livello mondiale e del 37% in Francia) ha realizzato nel 2015 un fatturato pari a 6,7 miliardi (+18,4% su base annua), con un margine operativo lordo del 18,4%. Il problema è che negli ultimi mesi, con il suo core business, l’ottica oftalmica, Essilor non riesce più ad assicurare quei numeri. Il comparto ha registrato un rallentamento, soprattutto in alcuni Paesi, gli Usa in primis. Già da qualche anno Sagnières ha reagito puntando a un’espansione negli occhiali da sole.
Come sottolineato pochi mesi fa dall’ad al giornale Les Echos «in otto casi su dieci gli occhiali da sole non proteggono dai raggi, ma solo dalla luminosità. Ecco, noi vogliamo rispondere a un bisogno crescente di qualità a un prezzo abbordabile». Così si spiega l’acquisizione di Costa, marchio francese di occhiali per gli sport nautici. E la fornitura di lenti a Puma e ad altri marchi del gruppo Kering. In parallelo Essilor ha sviluppato la fabbricazione di montature per conto proprio (ormai 135 milioni all’anno). In queste direzioni risultano evidenti le possibilità di collaborazione con Luxottica: potrebbero generare a medio termine sinergie con un risparmio sui costi tra i 400 e i 500 milioni. In parallelo il gruppo francese (che in tutto conta 61mila dipendenti) ha anche investito nel settore delle vendite online, almeno degli occhiali da vista.
Erano da tre anni che Sagnières negoziava con Del Vecchio. Lui è il classico prototipo di manager francese, puro prodotto delle grandes écoles, fucina dell’élite, e con la tipica formazione, che piace tanto ai francesi, a metà fra l’ingegnere (laurea all’Ecole centrale di Lilla) e il management (Mba alla prestigiosa Insead). Sagnières, che è un vero specialista del settore, è salito all’interno del gruppo, fino a diventare amministratore delegato nel 2012. Apprezzato all’interno, lo è anche dai fondi d’investimento che controllano il capitale di Essilor, primi fra tutti Northern Cross e Varoptec International. E, grazie al matrimonio con Luxottica, Sagnières sembra da ieri aver recuperato la fiducia pure degli investitori in Borsa.