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 2017  gennaio 17 Martedì calendario

Il salto globale dell’ex multinazionale tascabile di Agordo

Per una volta mettiamo da parte le bandierine del risiko e ragioniamo sui percorsi possibili delle nostre multinazionali tascabili (o anche più grandi). Se vogliamo, come è giusto che sia, che queste realtà del capitalismo italiano nei rispettivi settori o segmenti siano in grado di conquistare la leadership globale dobbiamo aspettarci/augurarci molte intese come quella raggiunta tra Luxottica e Essilor. Intese che con diverse combinazioni mettono assieme e compensano la prevalenza di uno dei due contraenti o nel capitale sociale, o nella governance o nella scelta delle sedi fiscali e borsistiche. Se di una cosa dobbiamo dolerci è che tutto sommato di accordi di questo tipo alla fine ne possiamo annoverare troppo pochi rispetto alla platea tutt’altro che esigua delle nostre tascabili. Qualcosa del genere mutatis mutandis è avvenuto con il merger Fiat-Chrysler o più recentemente con quello raggiunto tra l’italiana Yoox e l’inglese Net-à-porter nell’e-commerce. È possibile che in futuro ne vedremo degli altri e non dovremo interpretarli immediatamente come un segnale negativo, una «colonizzazione», saranno invece la riprova che le nostre multinazionali vogliono crescere e in una logica di economie di scala o di integrazione verticale «combinano» i loro piani di sviluppo con quelli dei diretti concorrenti. Per dirla con una battuta meglio «sporcarsi le mani» con intese bilanciate quanto complesse che auto-condannarsi a restare sempre confinati nelle taglie small. Tutti saremmo molto più felici se le nostre grandi aziende private o pubbliche fossero in grado di fare dei loro competitor un solo boccone ma purtroppo uno scenario di questo tipo pare fuori dalla portata del capitalismo italiano nella stragrande maggioranza dei casi. Amen. Nel caso specifico di Luxottica l’operazione concepita tra Italia e Francia si presenta con ottime carte. Integrando lenti, montature, distribuzione e persino assicurazione sanitaria (negli Usa) nascerà un colosso del settore con buoni margini industriali e altrettanto favorevoli prospettive di mercato. La «materia prima» del business degli occhiali ovvero i difetti visivi non sembrano mancare ad Ovest e la maggiore attenzione alla salute e alla prevenzione da parte delle nuove classi medie asiatiche apre a EssilorLuxottica vaste praterie a Est. Infine l’appuntamento con l’innovazione digitale appare almeno in parte rinviato ma non sappiamo onestamente di quanto e comunque a quel rendez-vous il nuovo gigante italo-francese è assai facile che si faccia trovar pronto e arrivi per primo. Le fusioni però sono materia complessa e molto spesso si è sottovalutato l’elemento delle culture aziendali. Conosciamo quella Luxottica che non è solo velocità nel business, capacità di leggere per tempo l’incrocio manifattura/servizio ma anche innovazione delle relazioni industriali (il welfare aziendale), impareremo a conoscere anche quella Essilor e il tempo ci racconterà dei percorsi di integrazione e della prevalenza dell’una o altra matrice. Infine va sottolineato come nelle intese transnazionali sia tradizione del versante italiano presentarsi all’appuntamento con una debolezza di capitali, in questo caso è l’esatto contrario. L’italiano è l’azionista di gran lunga più importante, il soggetto forte e la cosa non può non farci piacere. Sarebbe infatti assai singolare che dopo anni e anni in cui un pezzo di opinione pubblica italiana ha colpevolmente snobbato il modello Luxottica, storcendo il naso perché troppo «leggero», oggi desse il via alla cerimonia del lutto per la nazionalità ferita.