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 2017  gennaio 15 Domenica calendario

Parlamento Ue, derby tutto italiano Tajani-Pittella si giocano la presidenza

BRUXELLES Sette candidati, con i due italiani Antonio Tajani e Gianni Pittella come grandi favoriti, in una corsa altamente incerta, che potrebbe cambiare gli equilibri politici interni all’Unione Europea con ripercussioni sulla Commissione e il Consiglio: i 751 membri dell’Europarlamento martedì sono chiamati ad eleggere il loro nuovo presidente, dopo cinque anni segnati dalla leadership forte del socialdemocratico tedesco Martin Schulz e nel momento in cui sull’Europa continuano a pesare una serie di minacce potenzialmente esistenziali.
LA PARTITA
«La partita si gioca su una manciata di voti», spiega una fonte comunitaria. «Nei quattro turni di votazione non si possono escludere sorprese», aggiunge un altro funzionario. Il liberale belga Guy Verhofstadt spera ancora di strappare un numero sufficiente di voti nei piccoli e grandi gruppi per battere il popolare Tajani e il socialista Pittella.
Per la prima volta nella storia dell’Europarlamento, l’esito del voto non è stato predeterminato da un accordo tra i tre grandi gruppi Partito Popolare Europeo (Ppe), Socialisti&Democratici (S&D), Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa (Alde) dell’Assemblea di Strasburgo. Ma al temine di questa sfida apertissima, con ogni probabilità, per la prima volta dal 1979, lo scranno dell’Europarlamento sarà occupato da un italiano.
Oltre a Tajani, Pittella e Verhofstadt, altri quattro candidati si presentano ai blocchi di partenza nel ruolo di outsider: la belga Helga Stevens per il gruppo dei conservatori dell’ECR, l’italiana Eleonora Florenza per i comunisti della GUE, la britannica Jean Lambert per i Verdi e il rumeno Laureniu Rebega per l’estrema destra dell’Enf. Piernicola Pedicini del Movimento 5 Stelle si è ritirato come candidato del gruppo euroscettico dell’EFD, dopo il tentativo fallito di Beppe Grillo di entrare nei liberali e il ritorno nell’alleanza con Nigel Farage.
Il regolamento dell’Europarlamento prevede quattro votazioni, che si svolgeranno tutte nella giornata di martedì 17 gennaio a Strasburgo: se nessuno ottiene la maggioranza nei primi tre turni, i due più votati andranno al ballottaggio. PPE e S&D, che possono contare rispettivamente in 217 e 189 membri, sono lontani dai 376 voti necessari a ottenere la presidenza. Secondo il sito Votewatch, che ha realizzato una simulazione sulla base del comportamento di voto degli europedutati in aula, in caso di ballottaggio Tajani potrebbe vincere con 380 voti contro i 369 di Pittella. Ma, tra segreto dell’urna, boicottaggi dichiarati, tradimenti, favori personali, alleanze e desistenze dell’ultimo minuto, i rapporti di forza sono destinati a cambiare. Un’altra simulazione di Votewatch, in cui si tiene conto di possibili deputati incerti, da Tajani appena 2 voti di vantaggio su Pittella: 331 a 329.
LE POSIZIONI
Il leader del PPE, Manfred Weber, ha rivendicato per il suo gruppo la presidenza dell’Europarlamento, sulla base di un accordo che lo stesso Schulz aveva sottoscritto nel giugno del 2014. Criticato per essere stato troppo vicino a Silvio Berlusconi, Tajani è riuscito a superare molte resistenze interne al PPE, battendo altri esponenti popolari considerati più autorevoli di lui. Con l’uscita di scena di Schulz, Pittella è stato costretto ad improvvisare la sua candidatura, anche per evitare il monopolio del PPE ai vertici delle istituzioni europee (oltre a Juncker alla Commissione c’è il polacco Donald Tusk alla presidenza del Consiglio europeo). Verhofstadt avrebbe voluto capitalizzare sullo scontento nei confronti di Tajani e Pittella entrambi sono considerati candidati deboli ma il tentato accordo con l’euroscettico Grillo ha fatto perdere al leader liberale gran parte della sua credibilità.
L’IMPATTO
A prescindere da chi vincerà martedì, l’elezione del successore di Schulz ha già avuto un impatto sugli equilibri dell’UE. Pittella ha annunciato la fine della «collaborazione legislativa» con i popolari, che si è già concretizzata con il «no» dei socialisti alla promozione del tedesco Ghuetner Oettinger a vice-presidente della Commissione. In altre parole, Juncker non può più contare sull’appoggio della grande coalizione tra PPE e S&D che lo ha eletto presidente della Commissione. In caso di vittoria di Tajani, i leader socialisti potrebbero opporsi alla conferma del polacco Tusk alla presidenza del Consiglio europeo in primavera. La seconda metà della legislatura europea si annuncia molto più difficile.