la Repubblica, 15 gennaio 2017
Moody’s pagherà 864 milioni chiusi i processi sui mutui tossici
NEW YORK 864 milioni di dollari. Questa la salata multa che Moody’s, una delle principali agenzie di rating del mondo, ha accettato di pagare per mettere fine all’inchiesta che le vedeva sul banco degli imputati per avere gonfiato il “valore” di mutui ipotecari a rischio negli anni precedenti la grande crisi finanziaria del biennio 2008-2009.
Il patteggiamento arriva dopo una lunghissima trattativa tra i legali di Moody’s e il ministero della Giustizia Usa, al quale andranno 437,5 milioni di dollari. Il restante della cifra (426,3 milioni) con cui è stato chiuso l’accordo verrà invece divisa tra le autorità giudiziarie di 21 degli Stati dell’Unione più il District of Columbia dove si trova la capitale Washington.
Moody’s, insieme alle altre due grandi agenzie di rating internazionali Standard & Poor’s e Fitch, è dagli anni della crisi sotto la lente di ingrandimento degli ispettori del ministero di Giustizia. L’accusa (per le grandi agenzie di rating) è quella di aver favorito il terremoto finanziario (iniziato con la ormai famosa vicenda dei mutui subprime) per aver assegnato un basso rischio a titoli decisamente rischiosi. Il tutto avendo un semplice (ma in questo caso illecito) obiettivo: incassare commissioni molto vantaggiose.
Il principale capo di accusa contro Moody’s era quello di non avere rispettato gli standard sul rating del debito e di non essersi attenuta all’impegno preso sulla trasparenza.
Moody’s ha fatto sapere in un comunicato pubblicato dopo il patteggiamento che «l’accordo rimuove i rischi di significativi retaggi legali, evitando costi e incertezza associati con il perdurare di indagini e procedimenti legali». La società ha voluto però precisare di riporre la più completa fiducia «nell’integrità dei rating e delle metodologie usate».
Il ministero di Giustizia alla fine dello scorso mese di dicembre aveva raggiunto accordi multimiliardari con Deutsche Bank e Credit Suisse su asset tossici e – seguendo un’indagine separata – ha intentato causa contro la banca britannica Barclays che, al momento, si è rifiutata di patteggiare. I legali di Barclays sono convinti di poter arrivare all’archiviazione del caso e insistono sulla propria linea difensiva secondo cui le accuse della giustizia Usa sono «scollegate dai fatti».
Nel 2015 era stata Standard & Poor’s a dover pagare una maxi-multa da 1,375 miliardi di dollari per chiudere l’inchiesta penale federale, che aveva avanzato una richiesta iniziale di sanzione per 5 miliardi di dollari.
Nel caso di Moody’s non si è invece mai arrivati (nonostante ci fosse una indagine affidata agli ispettori) all’inchiesta federale, perché a muoversi per primo nella causa contro la società di rating era stato lo Stato del Connecticut nel 2010.
Il patteggiamento reso noto ieri segna idealmente la fine degli sforzi della Casa Bianca di Obama (che fra cinque giorni passerà la mano a quella di Donald Trump) per punire chi ha commesso violazioni prima e dopo la crisi finanziaria.