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 2017  gennaio 15 Domenica calendario

«I miei 11 mesi vissuti in aeroporto dopo aver perso casa e lavoro»

PALERMO Questa notte, per la prima volta dopo 11 mesi, ha dormito di nuovo in una vera casa. Lontana dal rombo degli aerei. Gabriella Sciacca, la palermitana di 57 anni che da quando non ha potuto più pagare l’affitto di una casa con i 350 euro mensili di mantenimento dell’ex marito ha scelto di vivere all’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, è stata accolta nell’eco villaggio della cooperativa Libera-Mente di Cinisi. Un po’ come Tom Hanks nel film The terminal, per quasi un anno, ha costruito tutto il suo mondo fra le aree partenze e arrivi. Nessuno si è accorto di lei fino a qualche giorno fa, quando un agente di polizia ha segnalato il caso ai servizi sociali ed è scattata una gara di solidarietà.
Perché ha scelto proprio l’aeroporto?
«Mi è sembrato il posto più sicuro in cui vivere, sempre presidiato dalle forze dell’ordine. Tutti mi hanno accolto e presto sono diventata la confidente dei giovani che lavorano in aerostazione. Le ragazze, per esempio, mi raccontavano ogni giorno le loro pene d’amore. Per loro ero come una mamma».
Ha incontrato solidarietà?
«Tutti facevano a gara per aiutarmi in qualche modo. Sono diventati la mia famiglia. Tornerò a trovarli. Qualche altro clochard, ogni tanto, ha provato a farla franca e a sistemarsi al caldo in aeroporto, ma è stato sempre cacciato. Io no, non ho mai dato fastidio a nessuno».
Dove dormiva?
«Appena gli ultimi passeggeri della sera andavano via sistemavo il sacco a pelo nella terrazza del secondo piano. Ma alle 4 del mattino ero già in piedi e prendevo il caffè al bar, mimetizzata fra i passeggeri dei primi voli del mattino. Trovavo sempre qualcuno disposto a offrirmi la colazione.
Non dev’essere stato facile.
«No. Per lavarmi usavo il bagno dell’aeroporto, ma una volta a settimana pagavo una notte in un b&b per fare almeno una doccia. I 350 euro al mese li usavo per mangiare e per le notti fuori dall’aeroporto».
E durante il giorno?
«Camminavo in lungo e in largo spingendo il carrello con i miei borsoni. Lì dentro c’erano tutte le mie cose. Poi, per passare il tempo, ho cominciato a scrivere. Recuperavo fogli qua e là e annotavo pezzi della mia storia. Chissà, forse un giorno pubblicherò un libro. Mi piacerebbe farlo per dare voce a tutte le persone come me, che da un giorno all’altro perdono tutto e possono rischiare di fare una brutta fine».
Come mai è finita in strada?
«Mi sono separata nel 2000, ma fra i pochi soldi del mantenimento e qualche lavoretto come baby-sitter e colf me la sono sempre cavata. Ho vissuto a lungo a Padova, ma poi, quando non ho trovato più lavoro, sono tornata a Palermo, la mia città».
E il suo ex marito?
«Lavora nel mondo delle assicurazioni. Non mi ha mai dato una mano, e anche mia figlia di 29 anni ha scelto di vivere con lui. Così, visto che nessuno era in grado di aiutarmi, ho deciso di arrangiarmi da sola. Ho girato un po’ di posti, ma alla fine ho scelto l’aeroporto e ho fatto bene. Lì ero al sicuro».