la Repubblica, 15 gennaio 2017
Scandali emissioni e norme severe, l’inizio della fine per le auto diesel
ROMA Tocca ancora una volta all’auto diesel fare i conti con le durissime regole americane sulle emissioni. Regole diverse da quelle europee che impongono costi sempre più alti per essere rispettate. Al punto da confinare il mercato delle auto a gasolio in una vera e propria nicchia a cui lo scandalo Volkswagen appena un anno e mezzo fa e il caso Fca oggi, hanno tolto ulteriore spazio e probabilmente futuro.
Lo scandalo delle emissioni truccate, però, ha inferto un durissimo colpo non solo alla crescita (marginale) di queste auto sul mercato americano ma anche su quello europeo dove il diesel, viceversa, pesa mediamente il 50% del totale delle vendite. È nel Vecchio continente dunque che si gioca la partita decisiva per i costruttori. Una partita il cui risultato sembra ormai scontato: un addio al diesel lento ma inesorabile. Destinato a cambiare lo scenario automobilistico e che sta già costringendo parecchie case a rivedere la gamma dei modelli per non correre il rischio di ritrovarsi tra qualche anno “fuori dai giochi”. Secondo la maggior parte degli studi ne basteranno tra dieci e quindici per vedere le percentuali di oggi sostanzialmente capovolte. È quello che prevede per esempio AlixPartners, una delle maggiori società specializzata in analisi di mercato, pronta a giurare che fra tra 14 anni la quota del gasolio diventerà residuale (9%), con le motorizzazioni ibride (28%), elettriche (20%), ibride plug-in (18%) che insieme diventeranno la maggioranza. Sono destinate a resistere ancora quelle a benzina (25% nel 2030 secondo lo studio) anche se opportunamente modificate. È proprio il problema dell’adeguamento alle regole sulle emissioni che sta rendendo il diesel sempre meno appetibile. Tenerlo al passo con i limiti sempre più stretti imposti dalle varie legislazioni del pianeta impone costi difficilmente sostenibili. Soprattutto per i modelli più piccoli che saranno i primi a farne le spese.
Per tornare ai numeri e spiegare meglio l’evoluzione di questo fenomeno, le vendite di auto diesel in Europa nel 2016 sono scese per la prima volta negli ultimi sette anni al di sotto del 50 per cento. Complice sicuramente l’effetto dieselgate che ha accelerato il cambiamento ma anche le nuove normative. Su questa seconda ragione concorda Gian Primo Quagliano, presidente del centro studi Promotor, uno dei più attenti osservatori dei mercati dell’automobile, convinto che «tutto dipenderà dalle scelte politiche. Il diesel infatti è diffuso solo in Europa e non nelle due altre grandi aree, Usa e Giappone. Resta dunque un forte sospetto che la guerra a queste motorizzazioni sia anche una guerra economica tra aree e tra gruppi automobilistici».
Ma anche tra governi e amministrazioni cittadine. È nelle metropoli europee che sta infatti iniziando la fine dell’era del gasolio per il trasporto privato. Londra e Parigi, per esempio, hanno già scritto i tempi sulle loro agende. La capitale francese vorrebbe bloccarle (almeno in parte) già a partire dal 2020 mentre Londra si prepara ad introdurre tasse sempre più alte per la loro circolazione. Mentre Olanda e Norvegia, leader europee delle vendite di auto elettriche, sono pronte addirittura a vietarne la vendita a partire dal 2025.
Considerazioni e scelte “politiche” a parte, il cambiamento sta effettivamente rivoluzionando l’attuale scenario produttivo. L’industria corre ai ripari. E non c’è solo la Toyota che ormai ha sostituito quasi completamente la produzione diesel (che verrà interrotta nel 2025) con quella ibrida ma anche la Renault (appena coinvolta in un altro caso di emissioni truccate) che entro la fine del decennio ridurrà drasticamente l’uso di motori diesel per le citycar e, in seguito, per la maggior parte dei suoi modelli. Strategie che ora cavalcano persino i tedeschi, orientati come i giapponesi della Nissan e i coreani del gruppo Hyundai, sempre più verso l’auto elettrica. Illuminanti le parole di Matthias Mueller, numero uno del gruppo Volkswagen secondo il quale «bisognerà chiedersi se, a un certo punto, sarà ancora il caso di investire tanto denaro nello sviluppo del diesel». Detto da lui …