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 2017  gennaio 15 Domenica calendario

Bankitalia crea il super archivio sulle sofferenze

MILANO Ancora alcuni mesi. Il database delle sofferenze delle banche italiane, che la Banca d’Italia ha chiesto di fare agli istituti per organizzare in modo uniforme i crediti deteriorati per facilitarne la valutazione da parte di eventuali compratori, non è ancora pronto. Finora, all’Autorità di vigilanza sono arrivati due flussi di informazioni, che però devono ancora essere completate. Il lavoro è complesso: le banche devono catalogare i crediti deteriorati in modo da dare un flusso di dati omogenei in formato elettronico. L’input era partito a settembre, quando il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi aveva dichiarato: «La mancanza di informazioni chiare e complete nelle evidenze delle banche riguardo ai loro crediti deteriorati è uno dei problemi che ritardano la soluzione del problema in Italia». Da qui, la richiesta di una «segnalazione» delle sofferenze a Bankitalia, con informazioni (che non saranno disponibili al pubblico), ma «costringeranno ciascuna banca a organizzarle per bene sicché essa potrà, in caso di vendita delle sofferenze, mettere tutto a disposizione dei potenziali acquirenti».
A differenza di quelli spagnoli, concentrati nell’immobiliare, i prestiti degli istituti di credito italiani sono trasversali ai settori economici e questo rende il compito di scegliere e gestire i crediti più complicato per quei fondi di investimento potenzialmente interessati. Secondo i dati Preqin citati da Reuters, nel 2016 sono stati lanciati quattro nuovi fondi focalizzati sul debito distressed in Europa, per una raccolta di 7 miliardi di dollari, ammontare in crescita rispetto ai 6,4 miliardi del 2015 e ai 3,9 miliardi del 2014. Il fondo più grande per dimensioni è Special Situations Fund II di Kkr, che ha chiuso con una raccolta di poco più di 3,3 miliardi di dollari. Avenue Europe Special Situations Fund III, lanciato da Avenue Capital Group, ha raccolto 2 miliardi di dollari. Nel mirino ci sono soprattutto le banche italiane. Che, seppur alle prese con crediti deteriorati per 356 miliardi di euro e sofferenze nette per 87 miliardi, sinora hanno esitato a cederli a un prezzo appetibile, in quanto una vendita a forte sconto si tradurrebbe in una svalutazione, con conseguente indebolimento della posizione patrimoniale. Ma i fondi sono disposti ad assumersi un rischio in cambio del pagamento di un prezzo molto più basso del valore facciale.
Nel frattempo, in base all’aggiornamento del Risk Dashboard pubblicato dall’Eba il 13 gennaio, è emerso che l’Italia con il tasso al 16,4% continua ad avere uno dei peggiori Npl ratio in Europa, con un coverage ratio del 47,2%. Giusto per fare un paragone, la Francia ha un Npl ratio del 3,9% (la media Ue è del 5,4%) e un coverage ratio al 50,8% (la media Ue è del 44,3%).