Corriere della Sera, 15 gennaio 2017
Il lavoro robotizzato e il crollo dei salari
Mercoledì prossimo, a Berlino, si terrà una conferenza italo-tedesca dal titolo «Sfruttare il potenziale della digitalizzazione per il business». Si parlerà della cosiddetta Industria 4.0, cioè della produzione di beni nella quale entrano automazione, Big Data, l’Internet delle Cose, Cloud Computing: la fabbrica intelligente e sempre connessa al mondo. Sono previsti interventi, tra gli altri, di Angela Merkel, Paolo Gentiloni, dei ministri Sigmar Gabriel e Carlo Calenda e dei capi delle Confindustrie di Germania e Italia. Discuteranno di quella che è considerata la nuova frontiera della manifattura, dove la presenza umana sarà molto ridotta.
Uno studio della società di consulenza Boston Consulting Group ha di recente stabilito che la Germania – la quale è all’origine dell’idea di Industrie 4.0 – è all’avanguardia in questa innovazione, anche rispetto agli Stati Uniti. Solo il 18% delle imprese tedesche non è minimamente preparata alla nuova sfida, contro il 41% delle aziende americane. La collaborazione con le industrie tedesche, quindi, si presenta come un’opportunità non indifferente per gli imprenditori italiani, le cui aziende in molti casi hanno già elevati livelli di collaborazione con la Germania. Si tratta di innovazioni di produzione che non possono essere trascurate se si vuole rimanere competitivi. Niente sarà però facile e indolore.
Uno studio appena pubblicato da McKinsey ha calcolato che tra il 2015 e il 2065 l’adozione di robotica e intelligenza artificiale creerà nel mondo una crescita della produttività tra lo 0,8 e l’ 1,4% all’anno. Cifra che si paragona a guadagni di produttività dello 0,3% annuo realizzati grazie alla macchina a vapore tra il 1850 e il 1910 o allo 0,6% annuo dell’Information Technology tra il 1995 e il 2005. Potenzialmente sarà insomma un grande creatore di ricchezza. Lo stesso studio dice però che quasi il 50% delle attività globali ha il potenziale di essere automatizzata con le tecnologie già esistenti. Un 5% potrebbe già essere automatizzato al 100% e il 60% ha almeno il 30% di operazioni che potrebbero essere svolte senza intervento umano. Nel complesso, si tratta di 1,1 miliardi di lavoratori che possono essere colpiti da questa rivoluzione, per un totale di 15.800 miliardi di dollari di salari annui che potrebbero andare persi. Si creeranno attività nuove e ricche, in compenso. La transizione potrebbe però essere dolorosa.