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 2017  gennaio 14 Sabato calendario

Record nel Salvador: 24 ore senza omicidi

Un giorno senza neppure un morto ammazzato. Giovedì 12 gennaio, per il Salvador, è una data da festeggiare: era da due anni che il piccolo Stato dell’America Centrale non superava 24 ore filate senza omicidi. Di norma, il tragico bilancio quotidiano si chiude con decine di vittime di una violenza ormai cronica: agguati, sparatorie, regolamenti di conti, vere e proprie esecuzioni. Protagonisti sono quasi sempre i giovani ipertatuati delle bande criminali, le famigerate «pandillas» o «maras» che controllano gran parte del territorio nazionale.
Nel 2015 è stato registrato il picco di 104 omicidi ogni 100.000 residenti, record mondiale per gli Stati non in guerra quell’anno. Nel 2016, il numero delle uccisioni è crollato di circa il 20 per cento, anche grazie all’offensiva militare contro le «pandillas» lanciata dal governo in aprile. Il tasso di violenza criminale resta comunque altissimo: la media è ancora di 81,2 assassinii ogni 100.000 residenti.
La buona notizia di giovedì è stata celebrata pubblicamente dalle autorità salvadoregne – l’ultima volta che il registro nazionale di polizia segnava «zero omicidi» nell’arco di 24 ore risale al 22 gennaio 2015 – ma non è ancora chiaro se la giornata di pace sia il risultato della lotta alla criminalità organizzata varata dal governo o piuttosto una «tregua» firmata tra le stesse gang, che potrebbero aver raggiunto un accordo per spartirsi il mercato dell’illegalità.
La cultura della violenza che permea la società salvadoregna è una triste eredità della lunga guerra civile e degli «squadroni della morte» – il conflitto tra il 1979 e il ‘92 provocò almeno 80.000 vittime – ma anche del conseguente esodo in massa dei salvadoregni verso gli Usa. È in quell’epoca che nascono le prime «pandillas», nelle periferie violente delle metropoli californiane, a Los Angeles in particolare. Con la fine della guerra civile, nel 1992, molti esuli sono rimpatriati e con loro sono entrate in Salvador anche le gang criminali. Un fenomeno che è diventato invasione all’inizio del 2000 quando il presidente George Bush ha deciso la deportazione di migliaia di «pandilleros» con precedenti penali. Oggi le «maras» salvadoregne contano circa 70.000 membri (60.000 in strada, 10.000 nelle carceri), su una popolazione di 6,5 milioni di abitanti. Le più attive sono Mara Salvatrucha, o MS-13, e le due principali fazioni di Mara Barrio 18, i Sureños e i Revolucionarios. A differenza delle mafie colombiane o brasiliane, pesantemente coinvolte nel narcotraffico internazionale, le gang del Salvador si sono «specializzate» nel mercato delle estorsioni: il 70% degli esercizi commerciali è costretto a pagare il pizzo. Presenti in 247 dei 262 comuni del Paese, operano un controllo capillare del territorio: vivere in un quartiere dominato da una gang e transitare in quello di un’altra è sufficiente per finire assassinato in mezzo alla strada. Secondo le stime del Banco Central, il Salvador perde ogni anno 4 miliardi di dollari l’anno per tale violenza.
Ad aprile il presidente Sanchez Cerén, ex comandante guerrigliero del Frente Farabundo Marti, ha lanciato un’offensiva senza precedenti contro le gang, con la creazione di tre battaglioni speciali (circa 800 militari). Le «pandillas» avrebbero reagito firmando un’alleanza per lanciare «una guerra d’escalation contro il sistema giudiziario».