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 2017  gennaio 14 Sabato calendario

I duri di Trump: la Russia è un pericolo

NEW YORK La Russia è una minaccia per l’Europa, sostengono il nuovo Segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il nuovo capo della Cia Mike Pompeo, che aggiunge: «Mosca non sta facendo nulla di serio per combattere l’Isis». Molto preoccupato per il ruolo del Cremlino anche il nuovo capo del Pentagono, l’ex generale Mattis («Putin vuole spaccare la Nato»), che dichiara essenziale il ruolo dell’Alleanza Atlantica («la più efficace di sempre») e giudica sacro l’impegno di difesa reciproca preso da tutti i partner.
Sono posizioni diverse da quelle di Donald Trump, che minimizza le cose dette durante le audizioni parlamentari di conferma degli uomini che lui stesso ha scelto per il nuovo governo: non vogliamo dei pappagalli ma gente che ragiona con la sua testa. Poi, però, decide il presidente. Secondo alcuni, queste apparenti divergenze non vanno prese sul serio: frasi pronunciate per conquistarsi la fiducia (e il voto) dei senatori che dovranno ratificare le nomine. Impegni che verranno presto dimenticati.
Ma è difficile che uno come Mike Pompeo, che ha sempre considerato il Cremlino una bestia nera da quando uscì dall’accademia di West Point, abbia denunciato il pericolo Putin per compiacere il Congresso. E il problema non è solo il rapporto con la Russia che Trump vuole cordiale, al punto che il suo consigliere per la sicurezza nazionale, l’ex generale Flynn, di recente ha parlato ripetutamente con l’ambasciatore di Putin a Washington. Pare anche a fine anno, il giorno in cui Obama ha annunciato nuove sanzioni contro Mosca. Una mossa che, se confermata, solleverebbe un caso di interferenza con il governo in carica.
Tillerson, ad esempio, considera grave la minaccia ambientale a differenza di Trump, per il quale il «global warming» è una burla ed è contrario a vietare l’ingresso negli Usa ai musulmani, secondo le intenzioni del neopresidente. Contrario anche il ministro della Giustizia, Jeff Session, arci-conservatore con vedute poco tranquillizzanti sull’immigrazione e i rapporti con la minoranza islamica, ma non fino al punto di limitare la sua libertà religiosa.
Il futuro ministro della Sicurezza interna, John Kelly, anche lui un ex generale, non considera la costruzione di un muro al confine col Messico la soluzione più efficace per l’immigrazione clandestina. Insomma, nonostante gli ampi poteri presidenziali e lo stile da rullo compressore, Trump potrebbe essere a costretto ridimensionare alcuni punti della sua agenda. O, magari, continuerà ad annunciare sfracelli via Twitter, lasciando che i suoi uomini di governo adottino interventi più misurati. Per adesso queste sortite dei ministri di Trump non hanno suscitato grandi reazioni. Tace il Cremlino. Solo i cinesi si sono infuriati per l’attacco di Tillerson che ha paragonato la creazione di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale all’invasione russa della Crimea. Per i giornali governativi è «un’intimidazione: Tillerson vuole la guerra».