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 2017  gennaio 14 Sabato calendario

Calcio, al via la Coppa d’Africa «cinese»

La trentunesima edizione della Coppa delle Nazioni Africane prenderà il via oggi con il match inaugurale tra i padroni di casa del Gabon e la Guinea-Bissau che partecipa per la prima volta alla competizione.
Le 16 nazionali qualificate alla fase finale del torneo continentale si sfideranno in 31 gare fino alla finale del 5 febbraio che decreterà chi succederà nell’albo d’oro ai campioni in carica della Costa d’Avorio. Gli ivoriani, orfani quest’anno di Drogba e Yaya Touré, hanno trionfato nel 2015 in Guinea Equatoriale, dove si giocò dopo il rifiuto del Marocco di dare seguito alla manifestazione a causa dello scoppio dell’epidemia di Ebola.
Anche l’assegnazione dell’edizione 2017 ha avuto un iter travagliato. Nel gennaio 2011, la Caf (Confédération Africaine de Football) scelse il Sudafrica, ma dopo lo scoppio della guerra civile in Libia decise un cambio: il Sudafrica avrebbe ospitato il torneo del 2013 mentre la Libia sarebbe stata la sede di quello del 2017. A causa della perdurante instabilità politica, però, la federazione libica il 22 agosto 2014 ha fatto un passo indietro, obbligando la Caf a una nuova selezione che alla fine ha premiato il Gabon.
Lo Stato centroafricano, teatro lo scorso settembre di violenti scontri tra i fedelissimi del rieletto presidente Ali Bongo (figlio del defunto Omar Bongo e di una dinastia al governo dal 1967) e i sostenitori del suo avversario Jean Ping, ospiterà così il meglio, o quasi, del calcio africano. Un calcio sempre più sotto i riflettori. Se non ancora per la forza delle formazioni locali, certamente per il talento di oltre 200 giocatori che militano nei campionati europei (si veda l’articolo sotto).
Questa Coppa d’Africa peraltro parlerà soprattutto “cinese”. Tre dei quattro stadi in cui si disputeranno le partite (tutti realizzati dopo il 2010) sono stati infatti costruiti da aziende del Dragone. E non è certamente un caso. La Cina e il Gabon hanno un solido rapporto di collaborazione dal 1974. Una cooperazione politica ed economica, con investimenti diretti che dal 2004, per volere di Hu Jintao, sono addirittura aumentati. Dalla Cina sono arrivati in Gabon tecnici agricoli, medici e sono stati avviati una trentina di progetti infrastruttutali (strade, ponti e impianti per estrazioni minerarie e petrolifere). 
In ambito calcistico, il primo investimento cinese nell’ambito della cosiddetta Stadium diplomacy è stata la costruzione dello Stade dell’Amicizia Sino-Gabonese ad Angondjé, quartiere di Libreville. Un investimento da circa 46 milioni di euro per un impianto da 40mila posti realizzato dallo Shanghai Construction Group come dono della Cina al Gabon ed utilizzato già in occasione della Coppa d’Africa 2012, organizzata dal Gabon insieme alla Guinea Equatoriale. Per la Coppa d’Africa 2017 sono stati costruiti due nuovi stadi. Lo Stade d’Oyem, sempre opera dello Shanghai Construction Group, per un investimento da 55 milioni di euro e lo Stade de Port-Gentil, edificato dalla China State Construction Engineering con un costo di 65 milioni di euro. Alla posa della prima pietra, nel 2015, erano presenti il presidente Ali Bongo e Lionel Messi. Il quarto impianto, quello di Franceville, è stato invece realizato da un’impresa locale, la Cabinet 2G in vista della Coppa d’Africa del 2012.
La diplomazia del Football del Dragone, oggi lanciato alla conquista della supremazia calcistica con l’acquisto di club europei e di top player con cui impreziosire i team della Chinese Super League, ha dunque trovato spazio Gabon (e più in generale in Africa) in tempi non sospetti facendo leva sull’impiantistica.
L’interesse per la Coppa d’Africa è testimoniato da due sponsor di peso come Total e Orange (partner della Caf) e dalla copertura televisiva del’evento. In Europa i match saranno trasmessi da Eurosport (in Francia da Canal Plus e in Italia da Fox Sports), nel mondo arabo dalla qatariota beIN Sports, braccio sportivo di Al Jazeera, presente anche negli Stati Uniti (con Univision Deportes), in Brasile da Rete Globo, in India da Sony, in Asia da Fox.
La Caf raggruppa 55 Federazioni che saranno le principali beneficiarie dell’allargamento dei Mondiali a 48 Nazionali deciso martedì scorso dalla Fifa. Le suqadre africane al Mondiale 2026 saranno 10 anziché le 5 attuali.
L’evento calcistico, d’altro canto, accende il faro sulle contraddizioni di un Continente perennemente in bilico tra povertà e guerre intestine e un potenziale di sviluppo che secondo molti analisti porterà l’Africa a diventare la seconda regione in più rapida espansione da qui al 2025, con un Pil di 4,5 trilioni di dollari. Secondo il Fondo monetario internazionale, il XXI secolo sarà il secolo africano. Mentre i paesi più ricchi – quelli del G7, la Russia e la Cina – hanno raggiunto intorno al 2010 il picco della popolazione in età lavorativa, nel 2030, il contributo del continente africano alla crescita della forza lavoro globale supererà da solo quello di tutti gli altri continenti. Reddito pro capite e domanda interna sono destinati a salire. Già oggi, del resto, l’Africa subsahariana, anche grazie ai rapporti con la Cina, è una regione in piena accelerazione. Dei 41 paesi che nel 2015 sono cresciuti più del 5%, oltre la metà (22) sono africani. E per l’Unione economica e monetaria ovest-africana la crescita aggregata del Pil dei paesi membri toccherà il 7,2% nel 2016 quando la Banca mondiale stima per tutta l’Africa un rialzo del 3,3 per cento.