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 2017  gennaio 14 Sabato calendario

Il fardello dei «deteriorati» pesa su tutte le banche europee

Il fardello dei crediti deteriorati continua a pesare sull’intero sistema bancario europeo, e non solo sull’Italia. A sottolinearlo è il consueto Risk Dashboard dell’Autorità Bancaria Europea (Eba). Il report, diffuso ieri, mette in luce come nelle 156 maggiori banche del Vecchio Continente (80% degli attivi totali) nel terzo trimestre 2016 il rapporto tra non performing loans e crediti totali si attesti in media al 5,4 per cento, un livello che è solo dello 0,1% più basso rispetto alla rilevazione precedente.
Insomma, la velocità con cui le banche stanno migliorando la qualità dei loro attivi a livello continentale insomma rimane molto bassa, seppure costante. A determinare questa lentezza nel percorso di smaltimento dei crediti deteriorati da parte delle banche sono più fattori: tra questi l’Eba segnala la lentezza del sistema giudiziario e dei processi di ripossessamento, oltre all’inefficienza dei mercati di scambio degli Npl. Temi, questi, su cui l’Italia sta provando a recuperare il tempo perduto. Le riforme al sistema bancario, tra cui le disposizioni introdotte tra il 2015 e il 2016 in materia di procedure esecutive e concorsuali, puntano a velocizzare il recupero dei crediti. Nel contempo la costituzione di Atlante, il fondo finanziato dal sistema bancario e assicurativo, nasce con lo scopo di dare più trasparenza al mercato dei crediti non performing.
Tuttavia questo non basta. L’Italia viene da anni di immobilismo. Ecco perchè il peso degli Npl sulle nostre banche, nonostante gli sforzi recenti, continua a essere notevole. Nel nostro paese, secondo i dati dell’Autorità bancaria, l’Npl ratio si attesta al 16,4% ai livelli più alti d’Europa, in calo di soli 40 punti base rispetto ai 16,8% di dicembre 2015. A pesare maggiormente è il carico degli Npl nelle piccole banche dove il ratio degli Npl è pari al 23,7%, più del doppio rispetto alle banche medie (11,9%) e cinque volte di più di quelle più grandi (4%). 
Notizie positive arrivano invece dai prestiti forborne, il cui ratio è in calo al 3,4%, e dalle coperture dei crediti. Il coverage ratio per gli Npl a livello continentale è cresciuto di 50 punti base, al 44,3%, superando così per la prima volta l’asticella del 44%. Decisiva, in questo senso, è la spinta all’aumento delle coperture che arriva dalla Banca Centrale Europea, che da tempo ha messo il tema degli Npl (e dell’incremento dei coverage) in cima alla lista delle proprie priorità. Anche l’Italia registra miglioramenti su questo fronte, tanto che la copertura sugli Npl è passata dal 45,5% di fine 2015 al 47,2% di settembre 2016.Spunti positivi arrivano anche dalla fotografia della patrimonializzazione. Il Cet 1 ratio medio a livello europeo ha raggiunto nuovi massimi, salendo di 50 punti base, al 14,1%. L’incremento è frutto del mix della crescita del capitale stesso (tramite aumenti di capitale o il mantenimento dei profitti in banca) e della contemporanea riduzione degli attivi a rischio. 
Nel contempo, va segnalato che il vero tallone d’Achille delle banche rimane sempre la scarsa profittabilità: il ritorno sull’Equity annualizzato è sceso al 5,4%, un punto percentuale sotto al di sotto rispetto a un anno prima. Il Roe rimane ben al di sotto del Costo del capitale, che è stimato tra l’8% e il 10%.
L’Italia, benchè rimanga indietro a livello Ue, segna comunque qualche miglioramento: dall’1,5% di Roe del dicembre 2015 è passata al 3,1% a settembre 2016.