La Gazzetta dello Sport, 15 gennaio 2017
Moody’s è stata multata per 864 milioni di dollari, una cifra modesta se si pensa al danno che hanno provocato le sue valutazioni
Moody’s è stata multata per 864 milioni di dollari, una cifra modesta se si pensa al danno che hanno provocato le sue valutazioni.
• Abbia pazienza, che cos’è Moody’s?
Moody’s, fitch e Standard and Poor’s sono le tre famose agenzie che valutano il debito delle grandi aziende e degli Stati. Se ti dànno una tripla A (AAA) significa che sei un debitore sicuro, al 99% restituirai i soldi. Nel corso del tempo questa tripla A si può però degradare, perché magari tu, che sembravi tanto solido all’inizio, con l’andare del tempo hai combinato qualche guaio e sei diventato rischioso. Si scende così dalla tripla A fino alle valutazioni che cominciano con la C o con la D, le cosiddette spazzature. Quando scoppiò la crisi dei mutui subprime, dalla quale non siamo ancora usciti, si scoprì che queste famose agenzie di rating, tra cui Moody’s, avevano distribuito triple A a pioggia. Tra giugno e luglio del 2008, precipitando la situazione, Moody’s si affrettò a cambiare la valutazione di 1016 crediti, Standard and Poor’s, tra l’11 luglio e il 13 agosto dello stesso anno, retrocesse in tutta fretta più di mille fondi. In un caso Standard and Poor’s abbassò il rating direttamente dalla A a C. Nel solo biennio 2005-2006, col sistema delle triple A, erano stati riversati sul mercati mutui per 1.300 miliardi di dollari. Le agenzie - che erano e probabilmente continuano a essere corrotte (lo stesso debitore le pagava per farsi valutare il debito, Moody’s e le altre, senza minimamente preoccuparsi del conflitto d’interessi in cui s’andavano a infilare, valutavano alla grande e incassavano) - furono accusate di essere tra le cause della crisi e trascinate in tribunale. Ieri Moody’s, dopo otto anni e migliaia di fallimenti, ha patteggiato questi 864 milioni di dollari. Valutando il danno che ha fatto, direi che è poco.
• Come si spiega che ci fidiamo ancora di queste agenzie?
Domanda giusta, e non ho la risposta. La multa di Moody’s in definitiva sarebbe ai nostro occhi poca cosa, se venerdì il debito italiano non fosse stato svalutato da una quarta agenzia, che non si sente mai nominare, si chiama Dbrs (Dominion Bond Rating Service), è stata fondata a Toronto e adesso appartiene al Carlyle Group e al Warburg Pincus, finanziarie che hanno come fine il profitto, e dunque come dimenticheranno il loro interesse quando dovranno giudicare il debito altrui? In ogni caso Dbrs assieme con le tre che abbiamo citato sopra fa parte di quel pool a cui la Banca Centrale Europea affida i giudizi che poi determinano il costo dei soldi presi in prestito dai vari soggetti. Il nostro debito è giudicato con la lettera B dalle tre agenzie primarie, mentre Dbrs ci dava ancora un voto che cominciava con la A. Il nostro debito è stato però messo sotto osservazione da Dbrs le scorso agosto, e venerdì, dopo sei mesi di studi, la A ci è stata tolta.
• Che conseguenze può avere una cosa simile?
Che le nostre banche, quando vanno a finanziarsi alla Banca Centrale Europea, dovranno pagare di più. Dico «pagare di più» per farla semplice. Come sempre, non è così semplice. Le banche si fanno dare i soldi da Francoforte presentando in garanzia i titoli del nostro debito pubblico e lasciando in pagamento anticipato un certo numero di questi bond. Questo margine si chiama in gergo «haircut». È proprio questo haircut che dovrà essere più alto a causa del giudizio di Dbrs. In termini percentuali - anche se tutte le istituzioni assicurano che non è niente (e che altro potrebbero dire?) - si passa, per esempio presentando in garanzia un Btp a cedola fissa con durata residua un anno, da un haircut dello 0,5% dell’importo richiesto a un 6%. Valutazioni oscillanti indicano per il sistema bancario italiano un peso complessivo per i prossimi indebitamenti che sta tra i cinque e i dieci miliardi.
• Perché ci hanno fatto questo?
Debolezza politica e fragilità del nostro sistema bancario.
• La vittoria del No...
Sarà il governo Gentiloni in grado di varare misure capaci di aiutare l’economia di un paese che non riesce a crescere? La risposta degli speculatori è no, perché il governo Gentiloni, in definitiva, non è nato per fare riforme che aiutino l’economia, ma per varare una legge elettorale che ci mandi al voto. E questo voto potrebbe capitare tra un anno. Un anno di chiacchiere e la nostra capacità di restituire i soldi, secondo i canadesi, sempre più dubbia. Il debito intanto sale, siamo a 2.230 miliardi di euro e non si vede in che modo lo si potrà far scendere. E magari i tassi di interesse, sotto la spinta americana, potrebbero ricominciare a salire (prima o poi accadrà). Quanto al sistema bancario, ci sono un 300 miliardi circa di debiti in sofferenza da smaltire e nessuno ha ancora spiegato al mondo in modo convincente come si potrà fare. Pensando a Moody’s e alle altre agenzie che sui subprime ci hanno truffato verrebbe da dire: ma questi con che coraggio ancora parlano? Girando lo sguardo invece sulle faccende nostre dovremmo ammettere che, forse, i voti che ci dànno sono ancora troppo generosi.