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 2017  gennaio 13 Venerdì calendario

L’Fbi finisce sotto inchiesta per lo scandalo delle mail di Hillary

Il terremoto nelle istituzione americane si fa sempre più forte. L’Ispettore generale del dipartimento alla Giustizia ha annunciato ieri che aprirà un’inchiesta sul comportamento dell’Fbi durante le presidenziali, mentre al Senato si tenevano le audizioni del nuovo capo della Cia, Pompeo, chiamato da Trump a normalizzare il suo rapporto con la comunità dell’Intelligence, dopo il dossier contro di lui redatto dall’ex agente segreto britannico Christopher Steele. Intanto la commissione etica del governo ha bocciato la proposta avanzata ieri dal nuovo capo della Casa Bianca per risolvere il suo conflitto di interessi. Colpi di coda dell’amministrazione uscente, ma anche iniziative di lungo termine, che rischiano di destabilizzare gli Usa.
L’Inspector general Michael Horowitz è il «watchdog», cioè la figura indipendente che ha il compito di controllare le attività del dipartimento alla Giustizia e l’Fbi. Ieri ha annunciato che indagherà su come il Federal Bureau of Investigation ha gestito l’inchiesta sull’uso delle mail private da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. In particolare, si concentrerà su tre aspetti. Primo, il comportamento del direttore Comey, che aveva reso nota la riapertura dell’inchiesta 11 giorni prima del voto, determinando secondo i democratici la loro sconfitta. Secondo il fatto che il suo vice, McCabe, doveva ricusarsi da questa indagine, perché sua moglie si era candidata in politica e aveva ricevuto finanziamenti da donatori democratici. Terzo, la collusione tra il funzionario del ministero della Giustizia Peter Kadzik e il presidente della campagna di Hillary, John Podesta, a cui aveva passato informazioni sulle inchieste. L’Ispettore ha aggiunto che allargherà la sua indagine a qualunque elemento nuovo che dovesse emergere. Questo significa che l’intera elezione sarà sotto la lente, incluse le mail rivelate da WikiLeaks, e quindi il sospetto che la campagna di Trump abbia collaborato con la Russia per pubblicarle. In teoria questa iniziativa dovrebbe far piacere ai democratici, ma quando si apre un’inchiesta così nessuno può prevedere dove finisce.
L’annuncio si salda alle polemiche sullo scontro fra il nuovo Presidente e la comunità dell’intelligence, dopo il rapporto di Cia, Fbi e Nsa che accusa Mosca di aver manovrato gli hacker penetrati negli archivi della campagna di Clinton, e dopo il dossier pubblicato martedì da Buzzfeed contro Trump. Ora si è scoperto che a scriverlo era stato l’ex agente britannico Christopher Steele, fondatore della compagnia Orbis Business Intelligence, su ordine di avversari politici repubblicani di Donald. Ora Steele è scomparso e il direttore dell’intelligence, Clapper, si è scusato con Trump per la rivelazione del dossier.
Ieri questi temi sono emersi durante le audizioni in Senato per la conferma del nuovo capo della Cia, Mike Pompeo, e del Pentagono, James Mattis. Entrambi hanno preso posizioni dure contro la Russia, in contraddizione col presidente eletto. Ad aumentare la confusione si è aggiunto il pronunciamento dell’Office of Government Ethics, che ha bocciato il piano annunciato mercoledì da Trump per risolvere il suo conflitto di interessi affidando la gestione della sua compagnia ai figli.