Libero, 13 gennaio 2017
Effetto Isis: gli europei imbracciano i fucili
I governi dei Paesi europei che contano, su tutti Germania e Francia, cercano maldestramente di convincerci che da che è iniziata l’invasione di immigrati non c’è stato alcun aumento della criminalità. Né che vi sia una correlazione diretta tra immigrati e attacchi terroristici. La percezione dei cittadini però è esattamente il contrario e i dati sulla richiesta di porto d’armi lo dimostrano.
In Francia, ad esempio, le iscrizioni ai tiro a segno, l’unico modo in quel Paese per ottenere un porto d’armi, sono aumentate di 50mila unità nell’ultimo anno e mezzo, il doppio rispetto alla media degli anni precedenti. In Germania, dove è diventato praticamente impossibile ottenere una licenza per tenersi in casa o portarsi in giro un’arma vera, c’è stato un boom di richieste di «kleiner waffenschein», letteralmente «porto d’armi minore», ovvero il permesso per detenere e circolare con «pistole d’allarme» o caricate a gas irritanti. Nella sola Berlino ad esempio i permessi sono addirittura quadruplicati. Secondo i dati della polizia locale nel 2015 le richieste accolte sono state 816, l’anno scorso fino a ottobre (ultimo dato disponibile) le licenze concesse sono state 3.286. In tutto il Brandeburgo i numeri andrebbero addirittura moltiplicati per cinque, mentre se si considera la Germania intera gli aumenti sono un po’ più contenuti ma sempre significativi: si è passati infatti da 180mila licenze nel 2015 a quasi 300mila nel 2016, un esercito di cittadini armati (o quasi) ma soprattutto spaventati per le strade tedesche. Se si considera che l’invasione è iniziata a metà del 2015 si può affermare che le licenze per porto d’armi (finte) distribuite in Germania da quel momento sono state quasi mezzo milione.
I Paesi europei introducono leggi sempre più restrittive per il porto d’armi e i cittadini si arrangiano come possono.
Come in Italia, dove ottenerne uno per difesa personale è molto complicato. Più semplice è farsene rilasciare uno venatorio o sportivo anche se poi in realtà non si ha nessuna intenzione di andare a caccia o alle Olimpiadi. Bastano pochi documenti e nessuna giustificazione seria, come nel caso di quello per difesa personale, e il gioco è fatto. Nel 2015, ultimo dato ufficiale disponibile, sono state rilasciate per la precisione 1.265.484 licenze per porto d’armi venatorio e sportivo. Solo tre anni prima in totale erano poco più di un milione, 1.094.487. E negli ultimi anni non è che le licenze di caccia si siano moltiplicate, si sono al contrario ridotte di un quarto. Va da sé che quei permessi non autorizzano ad andare in giro armati, ma il cittadino preoccupato per la propria incolumità crede che sia sempre meglio avere un fucile da caccia in casa che non averne affatto. Non si sa mai.
Per assurdo gli stessi governi europei che introducono sempre più paletti per il possesso d’armi, sono gli stessi che moltiplicano le vendite di armi da guerra ai Paesi direttamente e indirettamente collegati ai conflitti in corso e al terrorismo. La Germania ad esempio ha raddoppiato l’export di armi all’estero (7,86 miliardi di euro nel 2015 contro i 3,97 miliardi di euro del 2014), e uno dei maggiori clienti di Berlino è l’Arabia Saudita.
In questa Europa di ipocriti negazionisti dell’evidenza sembra ci sia un’unica eccezione, la Repubblica Ceca. In completa controtendenza rispetto alla linea comunitaria, il presidente Milos Zeman ha addirittura esortato i propri concittadini ad armarsi contro il terrorismo. Allo studio c’è anche una modifica costituzionale che permetterà ai cittadini di sparare ai terroristi in assenza di forze di polizia. Va aggiunto poi che nella Repubblica Ceca è già molto più facile entrare in possesso legalmente di un’arma da fuoco, basta essere residenti, aver compiuto i 21 anni di età, non avere precedenti penali e superare un test di conoscenza sul loro uso. Al momento nel Paese vi sono 300mila persone con il porto d’armi (su 10 milioni di abitanti) per un totale di 800mila armi da fuoco regolarmente registrate.