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 2017  gennaio 13 Venerdì calendario

Sua Maestà la Borsa

Ogni borsa ha una sua ragion d’essere, ma soprattutto una storia. In pochi sappiamo forse che la prima borsa fu maschile, che veniva regalata nel XVI secolo piena di soldi ai matrimoni, che l’esigenza per le donne di averne una nacque per una questione di gonne, quando cioè la moda impero eliminò le tasche nascoste sotto i larghi strati di abiti gonfi stretti in vita, che fu l’avvento del treno a far nascere la borsa a mano, che alle cerimonie ufficiali come le incoronazioni le regine non portano borse, e che quelle che indossano, etichetta vuole non abbiano alcun marchio visibile.
E sono proprio le borse dei regnanti borse, bauli e beauty case ad essere esposte ad Amsterdam fino al 26 febbraio nella mostra Royal Bags, 80 borse dalle collezioni private dei reali europei, al Tassen Museum Hendrikie, Museum of Bags and Purses, il più grande in Europa, con la sua collezione di 5.000 borse dal Cinquecento a oggi.
MATERIALI
Oggi, ma anche ieri, secondo i materiali più o meno preziosi, la borsa ha sempre avuto, spiega la direttrice e fondatrice del museo, Sigrid Ivo, un ruolo strategico. Un esempio non casuale: «La Regina Elisabetta» (di cui sono in mostra una selezione di borse di cui Sua Maestà non desidera pubblicizzare il creatore, e soprattutto mai realizzate in tono con l’abito, a ribadire l’approccio popolare della Regina più influente del mondo) «ha un codice preciso per il suo staff, che si espleta attraverso l’uso della borsa. Ad un pranzo ufficiale ad esempio, secondo come la Regina posiziona la sua borsa, è un chiaro ordine su quanto desideri venga fatto». 
In mostra borse delle Altezze europee come la casa reale olandese naturalmente, quindi Sissi, con i suoi bauli da viaggio usati durante le fughe da Vienna verso Corfù o l’Ungheria, o quelli dell’imperatrice Eugénie di Francia, madre di Napoleone III, che nel 1864 incaricò Louis Vuitton di crearne appositamente per lei, avviando la carriera del fondatore del marchio più lussuoso del mondo. Non poteva mancare la Kelly-Bag, che Hermès decise di chiamare così benché già in produzione dagli anni 30, dopo la foto di Grace Kelly incinta con la borsa davanti alla pancia fece il giro del mondo. Oppure la borsa di Paolina Bonaparte in tartaruga e cuoio dalla collezione Emile Hermès, o la Flavia Clutch Red Marakesh di Tissa Fontaneda di Letizia di Spagna. A marzo il Museo aprirà la mostra sulle borse maschili, e seguirà quella sulle borse dei grandi film. 
COLLEZIONE
Ma è la collezione stessa del Museo, aperto nel 2007 nella sua attuale sede, con uno splendido giardino e un café dai soffitti affrescati, a valere il viaggio. Non solo i pezzi migliori e più originali di marchi internazionali, come Bottega Veneta, Hermès, Chanel, Saint Laurent, Versace, Dior, Prada, Lagerfeld e ogni pezzo con una storia, come la splendida borsetta creata da Dolce e Gabbana per Madonna per la prima di Evita – ma pezzi rappresentativi di ogni fase del secolo, come le chatelaines, di metà 700, da cui pendevano come ciondoli chiavi ed oggetti per cucito, ai réticules di era napoleonica (che i Francesi chiamarono riducules, mentre gli Inglesi indispensables), nati con appunto la scomparsa delle tasche interne ai sottogonna, le stupende borse made in Germany tessute con perline esportate negli USA negli anni 20 del 1800, o i vanity-case del primo dopo guerra nati per i soli cosmetici. 
Nel XX secolo si afferma l’uso quotidiano della borsa nell’era industriale con la scoperta di nuovi materiali (papier mâché, ferro, acciaio inossidabile) e lo sviluppo ferroviario fa nascere le valigie da viaggio, fino a che, al seguire del secolo, con l’emancipazione femminile e con la graduale introduzione della donna nel mondo lavorativo, si distinguono le borse da lavoro, in cuoio, le borse da sera, e le borse per l’opera. «La borsa oggi, accessibile a tutti, è diventata una vera e propria arma per contraddistinguersi. Ma lo era sin dai tempi in cui dalla preziosità del materiale si veniva qualificati socialmente».
PASSIONE
Oltre ad una profonda conoscenza e passione per il soggetto (ha di suo 60 borse, di cui ogni tanto fa dono al Museo), Sigrid Ivo ha esperti che fra aste e collezioni cercano quanto possa rendere la collezione coesa e coerente, con continui richiami fra storia e contemporaneità, per cui talvolta stili di secoli fa sembrano usciti da giovani creatori contemporanei (anche collezionati dal Museo). Su tutto vige il gusto personale che determina le scelte della direttrice-curatrice e la personalità di questo luogo dove, nonostante i marchi siano di rinomanza mondiale, gli esemplari scelti di rado fanno riconosce il loro creatore. Questione di esperienza, di conoscenza, e di appassionata curiosità.