Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 12 Giovedì calendario

«Se non vuoi più studiare vieni a lavorare in cucina». E il ragazzo diventò un killer

CODIGORO (FERRARA) Forse è stato l’ultimo a vedere i due ragazzi che adesso tutti, in questa strada che cerca di essere un paese, chiamano «i piccoli assassini». «È venuto da me lunedì sera, il figlio di Salvatore, e assieme a lui c’era l’amico. Bei ragazzi, tutti e due. Alti, ben vestiti. Il figlio di Salvatore mi è sempre sembrato molto tranquillo. E non poteva essere diversamente. Bello, pieno di amici, e sempre con i soldi in tasca. Gli sfigati ci sono anche qui. Se non sei bello come gli altri, e se non hai i soldi per farti una pizza e una birra, magari ti prendono in giro. Ma quel ragazzo è sempre stato il contrario dello sfigato». “Daj Pizza”, con margherite e patate e salsiccia al taglio. Mauro il pizzaiolo racconta le ultime ore dei due ragazzi che hanno ucciso Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, la coppia arrivata da Torino tredici anni fa, perché qui avevano dei parenti con un ristorante: prima hanno imparato il mestiere poi si sono messi loro in cucina e ai tavoli.
«C’era un freddo cane, io stavo chiudendo, perché alle nove di sera in inverno non c’è nessuno in giro. Ho detto ai due e ai loro amici di venire dentro, di portare qui due tavolini. Il figlio di Salvatore – conosco bene anche lui, ogni tanto capitava qui a prendere una pizza, di ritorno dal ristorante – quella sera non ha mangiato. Sempre attaccato allo smartphone. Era assieme all’altro ragazzo che è stato arrestato, ma non erano sempre assieme. Quando ho saputo cos’hanno fatto, ci sono rimasto male. Cosa può aver scatenato tanta ferocia?».
Un ragazzo modello, per gli amici del paese. «Tranquillo, come tutti». «A posto, nulla da dire». Al circolo Club One – una stanza rivestita di plastica, con caffè e birre – gli amici parlano fitto fra di loro ma tacciono in fretta davanti ai taccuini. Vivono qui, i giovani di Pontelangorino, appena liberi dalla scuola, dal lavoro e dalla famiglia. Forse davvero non sapevano nulla di ciò che succedeva nella villetta bianca a un piano, con tetto scuro, come tutte le altre con vista sulla strada provinciale. Per Salvatore Vincelli e la sua compagna la villetta poteva sembrare il paradiso. Tante stanze, il salotto, e dietro una dependance, un tempo garage, trasformata in “abitazione privata” del figlio che voleva un posto dove trovarsi con gli amici. Un paradiso conquistato con un duro lavoro. Ma alla fine, la soddisfazione di avere trovato il benessere. Il ristorante La Greppia ha un grande parcheggio sempre pieno di camion. «Dal lunedì al venerdì pranzo di lavoro a 13 euro», con risotto, tagliatelle, grigliate di carne o pesce. Si vedevano poco, nella famiglia Vincelli. Solo la colazione al mattino, poi mamma e papà partivano per il ristorante e il ragazzo per la scuola. «Noi andiamo a lavorare. E tu devi fare il tuo lavoro». Assenze, brutti voti. «Se non vuoi studiare, basta dirlo. Vieni da noi in cucina», il discorso ormai quotidiano della madre. Un’alzata di spalle, poi il viaggio di cinque chilometri in motorino a Codigoro, all’istituto Guido Monaco, magari per cercare qualcun altro e andare assieme in pizzeria o in un bar. Chi vuol trovare lavoro, da queste partiti, anche con la crisi può avere fortuna. Conserve Italia, il più grande stabilimento europeo per la trasformazione del pomodoro, occupa 800-900 operai. L’Eurovo ha un’ottantina di dipendenti.
Cinque bar per 1180 abitanti. «Il bar Sport – racconta Leonardo Trombini, ex vicesindaco di Codigoro – è il nostro, quello dei pensionati, con briscola e tressette. I ragasò, i ragazzi, stanno al circolo Club One. Nessun contatto. Ci sono i disoccupati ma anche quelli che non andrebbero mai alle Conserve e si fanno mantenere dai papà e dai nonni». Li vedi anche quando è sera, nella stanza di plastica.
Una luce è rimasta accesa, nella villetta della strage in famiglia. È l’unica luce in questa vicenda. Come può, un figlio, convincere un amico ad ammazzare i propri genitori? Ma davvero, in un paese dove si spendono le paghette per farsi le creste in testa all’Universo Capelli, può bastare un compenso di mille euro per diventare complici in omicidio? «Quel tuo amico è un perdigiorno, lascialo perdere». Le solite prediche, per il figlio. Solo rabbia. I due ragazzi hanno dormito nella dependance e alle 5 del mattino hanno impugnato l’ascia. Il ragazzo complice – si conoscono dalle elementari – ha in tasca meno soldi, rispetto all’amico. Per questo accetta il “contratto” dei mille euro. I suoi genitori hanno altri due figli e uno di questi ha un handicap pesante. Dovrebbe sapere cos’è il dolore. Il sindaco, Alice Zanardi, ha telefonato anche al parroco, don Marco Polmonari, per sapere cosa si possa fare, nei prossimi giorni. «Si deve conoscere la verità, questa è una tragedia di tutti». Il parroco conosceva i due genitori uccisi. «Brava gente, sempre al lavoro. Venivano in chiesa quando chiedevano messe per i loro cari defunti. Il figlio? Come tanti, dopo la Cresima a 12 anni, è sparito dalla chiesa e dall’oratorio».
«Perché i cittadini non si sentano soli» sabato ci sarà una marcia con le fiaccole, dalla casa di Nunzia e Salvatore alla chiesa. In silenzio. Anche perché non si sa cosa dire.