Corriere della Sera, 12 gennaio 2017
Amanti e trappole, la tradizione del kompromat
MOSCA I russi affermano di non avere materiale segreto contro Donald Trump e aggiungono che, in ogni caso, sarebbe assai poco utile visto che i sostenitori del presidente eletto hanno dimostrato di perdonargli qualsiasi peccato. Però nessuno nega che quella del kompromat, il materiale compromettente raccolto, usato per ricattare e magari diffuso sugli avversari, sia una vecchia tradizione dura a morire. Dai tempi dell’Unione Sovietica, fino alle ultime elezioni politiche. Mikhail Kasyanov, ex primo ministro, uno dei leader dell’opposizione, era già stato «lavorato» da ignoti nemici. Per tutti era da anni «Misha 2 per cento», un riferimento alle tangenti che avrebbe sempre preteso. Poi alla vigilia del voto dell’anno scorso, è finito in tv un filmato di Kasyanov (sposato) a letto con una nota attivista del suo partito.
Lo stesso Vladimir Putin, che allora era un agente del Kgb, negli anni Ottanta si occupava di contromisure nei confronti dei dissidenti, «provvedimenti attivi», come venivano definiti alla scuola del Kgb di Yasenevo, alle porte di Mosca. Nelle sue memorie, il presidente non ha parlato di kompromat, ma di iniziative per mandare a vuoto le manifestazioni che venivano organizzate nella nativa Leningrado: «Non potevamo disperderle e allora organizzavamo alla stessa ora e nello stesso luogo contromanifestazioni» con operai, corone di fiori e, magari, picchetti.
Operazioni contro diplomatici stranieri sono sempre state una specialità di uffici specializzati del Kgb (oggi Fsb). Negli anni Cinquanta, ad esempio, un giovane addetto militare britannico, John Vassall, scoprì che il suo amante (maschio) era in realtà un’esca del Kgb. E nel suo Paese all’epoca l’omosessualità era proibita. Operazioni simili hanno colpito nel 2009 un altro diplomatico britannico (in Internet è comparso un filmato che lo ritraeva assieme a due prostitute) e l’americano Hatcher, immortalato anche lui con una prostituta.
Il ricorso a fanciulle pagate per partecipare a cene eleganti o altro è un classico dei servizi russi. Ma bisogna anche dire che spesso i protagonisti di queste vicende ci mettono del loro. Il procuratore generale Yurij Skuratov, che nel 1999 indagava sulle tangenti al Cremlino, si fece pescare, ad esempio, con due fanciulle nella sauna di un suo indagato.