Corriere della Sera, 12 gennaio 2017
Sesso, bugie e loschi affari
NEW YORK La prima conferenza stampa di Donald Trump da quando è stato eletto. La prima ammissione pubblica di qualcosa che ha sempre negato con ostinazione per mesi: ci sono i russi dietro gli hacker che hanno cercato di interferire nelle elezioni americane. E anche il primo caso nel quale il vortice delle «fake news», notizie false o, comunque, insinuazioni non verificate, colpisce direttamente il neopresidente, dopo aver danneggiato, nei mesi della campagna, soprattutto Hillary Clinton e il partito democratico.
Trump si è presentato ieri alla stampa sotto la nuvola nera di dossier esplosivi, ma probabilmente contenenti molte notizie false, messi in giro da una ex spia inglese con buoni agganci a Mosca. 35 pagine di appunti zeppi di accuse mozzafiato: rapporti oscuri del leader repubblicano col Cremlino e «festini hard» in alberghi di Mosca e San Pietroburgo. Secondo questi documenti Trump godrebbe già da otto anni dei favori del Cremlino che lo ha usato nella speranza di creare confusione in America, indebolendo il Paese. Al tempo stesso i servizi segreti russi avrebbero messo insieme dossier contro Trump per ricattarlo qualora non avesse seguito la linea desiderata dal Cremlino. L’elemento più compromettente: i video di festini di Trump con prostitute girati in due alberghi dall’Fsb, i servizi segreti russi.
Un affare che viene da lontano
La macchina del fango è in moto già da mesi: i dossier sono stati prodotti da un’ex spia inglese in tempi diversi, da maggio a dicembre 2016. Non sono stati commissionati da governi ma da avversari politici di Trump. Prima repubblicani e poi, dopo il trionfo del tycoon alle primarie, da esponenti democratici. Stranamente, però, questo materiale non è stato fin qui utilizzato. O, meglio, i dossier hanno cominciato a circolare già ad agosto tra i servizi segreti Usa, in Congresso e negli organi di stampa. Ma nessuna organizzazione giornalistica è riuscita a verificare le accuse: da qui la decisione di non pubblicare. Fino all’altra sera, quando si è saputo che i servizi hanno informato dei contenuti dei dossier la Casa Bianca e anche il presidente eletto nell’incontro che Trump ha avuto il 5 gennaio coi capi di Cia, Fbi e National Intelligence. A quel punto la Cnn ha deciso di pubblicare un servizio sul caso, evitando i dettagli più scabrosi. Il sito Buzzfeed ha pubblicato tutte le 35 pagine dei dossier.
Il Trump furioso
Trovatosi subito a gestire un caso spinoso in un giorno che doveva essere di celebrazione della sua vittoria, Trump ha reagito con furia: «Tutto falso, è caccia alle streghe. Pubblicare accuse non verificate è roba da Germania nazista». Poi se l’è presa coi servizi segreti accusati di aver fatto uscire documenti che dovevano restare «top secret». Anzi ha sostenuto che accuse così assurde non andavano nemmeno messe nero su bianco. Infine il consueto attacco alla stampa, stavolta divisa tra buoni e cattivi. Tra i buoni il New York Times, diventato il suo referente privilegiato (gli ha dato un’intervista anche ieri, su «Obamacare»: già la quarta dall’inizio del 2017) al quale dà atto di non aver preso sul serio i dossier. Trump duro, invece, con Buzzfeed e, soprattutto, con la Cnn : si è rifiutato di rispondere alle domande del suo corrispondente, Jim Acosta, accusando la rete di diffondere notizie false.
Le accuse
La principale riguarda i festini negli alberghi zeppi di telecamere dell’intelligence russa che avrebbe prodotto un’operazione di «kompromat», compromissione: un classico fin dall’era sovietica. Si parla di perversione di Trump, deciso a «profanare» il letto della suite presidenziale del Ritz Carlton di Mosca sul quale anni fa avevano dormito Barack e Michelle Obama: «Non sono mica scemo, ho sempre detto a tutti di stare attenti agli alberghi che sono pieni ovunque di telecamere e microspie e poi io ho la fobia dei germi» ha tagliato corto ieri Trump. E il governo russo smentisce tutto.
Le accuse politiche: i russi avrebbero tentato invano di «arpionare» Trump offrendogli affari immobiliari convenienti. Avrebbero avuto più successo, invece, offrendo informazioni per gettare nel caos i suoi avversari democratici. I rapporti sarebbero stati gestiti da tre mediatori: il consigliere di Trump per la Russia, Carter Page, il suo ex manager della campagna elettorale, Paul Manafort, e un suo avvocato, Michael Cohen.
Vero o falso?
L’Fbi sta indagando anche su richiesta di esponenti dei due partiti che avevano ricevuto i dossier (John McCain e Harry Reid), ma la stampa ha già verificato che i documenti contengono informazioni errate. In particolare è certo che Cohen non è mai stato a Praga nei giorni in cui avrebbe avuto, lì, incontri con gli emissari del Cremlino. Improbabile, poi, che Trump si sia fatto incastrare in un classico gioco di filmini compromettenti.