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 2017  gennaio 10 Martedì calendario

Trump, quei tweet poco presidenziali ma dall’effetto dirompente

I tweet di Donald Trump sono travolgenti. Distraggono, spiazzano, ma soprattutto fanno notizia. Muovono i mercati, fanno crollare ora il titolo della Lockheed Marietta ora quello della Toyota, esternano spesso posizioni non esattamente corrette. Ma consentono piroette anche di 180 gradi: un giorno Trump ha detto che i russi non erano responsabili delle operazioni di hackeraggio. Dopo aver preso visione del rapporto dei servizi ha precisato che i russi non avevano manipolato le urne elettroniche, cosa che nessuno aveva mai detto. Ogni giorno ci sono fra i sei e i sette tweet. Bypassano i media tradizionali, fanno opinione diretta e ci portano in un contesto sconosciuto in cui politica e reality show si confondono. Una volta ha persino twittato che Arnold Schwarzenegger non era bravo come lui a condurre il suo ex spettacolo reality “The Apprentice”. Ieri ha twittato “Grazie Fiat”: per quel che mi risulta è il primo tweet in cui Donald Trump parla anche se indirettamente del nostro Paese. È stata la sua risposta all’annuncio di Sergio Marchionne per investimenti da un miliardo di dollari in Michigan e Ohio. Poco prima, sempre ieri, Donald Trump se l’era presa soprattutto con Meryl Streep che lo aveva attaccato durante i Golden Globes: «È sopravvalutata...è legata al doppio filo a Hillary la grande perdente». Prima ancora aveva attaccato i media per aver detto che il Messico non pagherà il muro. “Media is fake” Media disonesti, inventano.
Dobbiamo chiederci: continuerà a twittare da presidente? Andremo oltre il rimpallo che molti giudicano infantile, con un attrice? È “presidenziale”?. Il conformismo ci dice che un Presidente degli Stati Uniti non reagisce alla prima provocazione, è “cool”, è “freddo”, distaccato. Qui le scuole di pensiero si dividono. C’è chi sostiene che Trump sia un infantile che deve sempre fare un piccolo capriccio con tutti. C’è chi definisce la sua tecnica parte di una strategia per la “distrazione”. Ieri ad esempio quando tutti parlavano della sua risposta a Meryl Streep abbiamo avuto in sordina e non con un tweet la notizia che suo genero, Jared Kushner, marito della figlia Ivanka, è stato nominato “senior advisor” alla Casa Bianca, consigliere speciale. Giocando d’anticipo il periodico New York Magazine gli aveva dedicato la copertina:”The President in Law”. La nomina di Kushner presenta un problema, ha tutte le caratteristiche per rientrare fra le clausole di “nepotismo” che impediscono nomine di parenti fra i consiglieri di un Presidente. Sempre ieri Trump si è visto con Jack Ma, fondatore di Alibaba. Il noto imprenditore gli ha promesso un milione di posti di lavoro in America in 5 anni, piattaforme per aiutare le piccole aziende americane a vendere in Cina e uno sviluppo “anti Amazon”. Sappiamo che Jeff Bezos ( fondatore di Amazon che tra l’altro controlla il Washington Post) è democratico pro Hillary. Certo preoccupa che Kushner, considerato “un ragazzo per bene” si sia visto poco dopo le elezioni con un importante investitore cinese, Wu Xiaohui che controlla un gruppo da 285 miliardi di dollari per discutere lo sviluppo di un grattacielo al numero 666 di 5th Avenue (è il grattacielo dove una volta c’erano gli uffici dell’Alitalia e dell’Eni). Insomma, non siamo più al “ogni giorno ce n’è una”, ma al “ogni giorno ce ne sono dieci”. E allora tornando alla domanda di fondo: Trump confuso, elementare e pasticcione o Trump furbacchione strategico che ci porta in una nuova dimensione della comunicazione? Non lo sapremo subito. Ma secondo me chi ha sempre sottovalutato Trump ha spesso sbagliato. Meglio attendere. Forse la definizione di cosa sia o non sia presidenziale è destinata a cambiare.