La Lettura, 8 gennaio 2017
L’agenda della Regina Elisabetta: sveglia alle 7.30 con tè e bagno caldo (ma basta salsicce)
Il tè, Earl Grey, con un velo di latte. E qualche biscotto. Subito, appena sveglia, alle 7.30, mentre ascolta la Bbc, il Today programme di Radio 4. In attesa che sia pronto il bagno caldo che accompagna il risveglio ogni mattina. E in attesa di indossare il primo abito della giornata: sempre con la zip, perché il ritmo dei cambi imposto dall’agenda è serrato. Alle 8.30 la colazione con Filippo (che fino a pochi anni fa amava alzarsi e fare ogni tanto breakfast all’alba da solo, come ai tempi della Marina): spremuta di pompelmo, toast, marmellata d’arance, yogurt e cereali mentre sfoglia i quotidiani («Daily Telegraph» in testa). Da anni la regina ha rinunciato alle amate salsicce. Era una passione comune, per lei e Filippo.
Poi la «ragazza del 1926» – la bambina che nella casa di Bruton Street tutti chiamavano Lilibet e scoprì di essere divenuta regina un giorno di febbraio del 1952 quando in Kenya seppe della morte del padre Giorgio VI – inizia la giornata di lavoro. Un lavoro che non conosce eccezioni, scandito da centinaia di impegni ufficiali. E che comincia con l’apertura della Red box, la scatola rivestita di pelle rossa che la segue ovunque con i documenti di governo. Anche a fine anno, quando problemi di salute l’hanno costretta a letto, non si è separata dalla Red box. In più, ogni mattina la regina ama passare in rassegna alcune delle migliaia di lettere che riceve: oltre 60 mila all’anno, 120 mila nel 2012 per il Diamond Jubilee.
Alle 9 nel palazzo risuona il lamento delle cornamuse. E i suoi cani corgi si preparano alla passeggiata con la regina. È l’ultimo scampolo di vita privata della sovrana prima di immergersi nell’agenda quotidiana. Come le investiture, per esempio. Anche se ormai, sempre più spesso, l’incarico di consegnare onorificenze è delegato al figlio Carlo o al nipote William. Perché il cerimoniale è lungo (un’ora) e si svolge nella Ballroom, la sala dei ricevimenti di Buckingham Palace dove si allestiscono i banchetti reali. Sul tavolo fiori scarlatti (quasi sempre) e tovaglioli piegati a foggia di Dutch bonnet; a Windsor le pieghe del tovagliolo imitano invece le piume dello stemma del principe di Galles.
Prima di arrivare alla sera, a un tavolo di gala, la regina ha un lungo elenco di Royal engagement da sbrigare, e non solo a palazzo, a Windsor, Sandringham o Balmoral. Nell’anno appena trascorso ha visitato fabbriche, zoo e ospedali. Incontrato o congedato ambasciatori, star o gente comune. A spezzare la routine del «lavoro», più che il lunch di metà giornata – consumato in modo frugale, da sola, tra le 12.30 e l’1, salvo periodici appuntamenti con familiari o pochi invitati – il tè delle 5, l’High tea. Ha un debole per i finger sandwich con uova e crescione o cetriolo. E ama una fetta di torta o uno scone con clotted cream e marmellata di fragole. Il rituale del tè, ogni estate diventa un party. Anzi, tre Royal garden party nei giardini privati di Buckingham Palace. Sono i ricevimenti più ambiti della Season mondana ai quali se ne aggiunge un quarto in Scozia quando Elisabetta lascia Londra per l’aria fresca di Balmoral.
Il party è l’occasione per incontrare esponenti del corpo diplomatico e cittadini benemeriti. Di ciascuno Elisabetta ascolta la storia, per ciascuno ha una parola di attenzione. Come ogni settimana non manca l’incontro con gli esponenti delle charity che presiede: circa seicento dopo che a fine anno ha «alleggerito» l’agenda di 25 associazioni (spartite tra gli altri esponenti della Royal family). E poi, ogni mercoledì, ogni settimana dal 1952, c’è l’incontro con il primo ministro. Da Churchill a Theresa May, Elisabetta accoglie l’inquilino del numero 10 di Downing Street e ascolta il racconto della settimana politica. La regina sa bene che non le è permesso immischiarsi con la politica, anche se di certo è la novantenne politicamente più informata della Gran Bretagna. Quanto all’erede al trono Carlo, la sua visione politica è più sanguigna, come dimostrano le dichiarazioni contro il pericolo dei facili populismi affidate alla radio prima di Natale.
Tra i Royal engagement ci sono anche inaugurazioni e ancora inaugurazioni: palazzi, scuole, monumenti. Nel 2008, quando visitò la London School of Economics – all’indomani della doccia fredda del credit crunch con la brusca frenata della City – gettò economisti e dirigenti nel panico, domandando: «Com’è possibile che nessuno si sia accorto della crisi che stava per arrivare?».
La dedizione alla sua missione è totale: guidare il regno fino alla fine dei suoi giorni, come promesso con il Coronation Oath pronunciato a Westminster Abbey nel giugno 1953 quando fu incoronata secondo un rituale medievale. Anche dopo la cena alle 7.30 di sera con Filippo, prima di concedersi un po’ di tv e qualche svago, passa in rassegna carte e documenti. A tavola ha un debole per carni d’agnello (dalla tenuta di Windsor), cacciagione e salmone (dall’amata Scozia). Her Majesty ha una predilezione per il Martini, quando (raramente) si concede un aperitivo, e per il Brunello di Montalcino, ma i vini compaiono di rado in tavola. Il Royal household wine committee che con blind test seleziona i vini da acquistare per la residenza reale procura perlopiù i vini che andranno ad annaffiare party e occasioni conviviali. Cena fuori? Elisabetta ha una nota predilezione per il Ritz o il Claridge’s, ma il ritmo quotidiano è serrato e uscire a cena fuori è ormai impossibile.
Meglio concedersi qualche cioccolatino fondente prima di riposare, verso le 11. Mai senza aver scordato di scrivere una pagina del suo diario personale. Quello di Vittoria, a distanza di tempo, ha svelato l’intimità della regina, il temperamento volitivo a dispetto dell’immagine di sovrana colma di pruderie. Chissà che cosa ci sarà scritto nel diario di Elisabetta II?