La Repubblica, 8 gennaio 2017
La triste fifa dei papaveri e i risotti dedicati a Brera
Il tribunale commerciale di Zurigo ha respinto la richiesta di tre gruppi sindacali, due del Bangladesh uno olandese, che chiedevano conto alla Fifa delle condizioni di lavoro nei cantieri del Qatar in vista del mondiale 2022. Il tribunale ha ritenuto troppo vaga la denuncia e ha deciso che la questione non era di sua competenza. Sono anni che sindacati e ong si sforzano di attirare l’attenzione sul rispetto dei diritti umani di chi lavora in Qatar, in gran parte proveniente da Bangladesh, India e Nepal. Viene il dubbio che alla Fifa del rispetto dei diritti umani di chi lavora in Qatar importi poco o nulla. In alternativa, la certezza che non gliene possa fregar di meno, come direbbero a Roma. E non si può nemmeno dare la colpa a Blatter, adesso.
La Fifa, che al di là dell’acronimo non ha paura di nulla, nemmeno del ridicolo, non ha perdonato le quattro federazioni britanniche che, come in tutto il Commonwealth, hanno aderito al Giorno del Ricordo, l’11 novembre. Per onorare i caduti della prima, poi anche della seconda guerra mondiale, fu scelto un fiore umile, il papavero (Poppy). Scelta non casuale. “Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri tra le croci”, così comincia una poesia scritta nel 1915 dal tenente canadese John Mc Crae, medico all’ospedale da campo di Ypres. Sopravvissuto ai gas, morì di meningite a Boulogne- sur-Mer. L’11 novembre, a Wembley, Inghilterra-Scozia 3-0. I giocatori hanno al braccio una fascia nera con un papavero rosso. La Fifa sanziona il fatto di “aver esposto simboli politici” in partite di qualificazione al mondiale. Multa di 42mila euro all’Inghilterra perché il papavero non è solo sulle fasce al braccio ma anche sul maxischermo e sulle bandiere, di18mila a Scozia e Galles, di 14mila all’Irlanda del Nord. Commento di Claudio Sulser, presidente della Commissione disciplinare Fifa: «Non è nostra intenzione giudicare o discutere il significato delle commemorazioni, ma negli stadi e sul campo c’è posto solo per lo sport, nient’altro».
Ecco un caso in cui i papaveri non capiscono i papaveri e s’impaperano. C’è molta ipocrisia nella dichiarazione di Sulser. Non è loro intenzione giudicare, ma intanto giudicano, e puniscono. E in base a quale ragionamento (lo so, è una parola forte) alla Fifa stabiliscono che il papavero è un simbolo politico? Che poi negli stadi e sui campi ci sia posto solo per lo sport è una favoletta che Sulser può raccontare ai nipotini. Ci fosse posto solo per lo sport, resterebbe fuori il resto della vita: le idee, la storia, le passioni. Basta, anzi ancora papaveri. Risotto ai confanon (in pavese, germogli di papavero), una ricetta creata da Mario Musoni per Gianni Brera, in vita. Erano dello stesso paese, San Zenone. Musoni aveva lavorato in Costa Smeralda, a St. Moritz, Chez Maxim a Parigi, in Inghilterra doveva aveva conosciuto Patricia, brava sommelière poi diventata sua moglie. Nell’82 era tornato a casa, aprendo il Pino a Montescano. Prima stella Michelin in Oltrepò. I figli avevano seguito la sua strada. Quando Mario è morto a Stradella, sgambettato dal cuore a 68 anni, Ivan era in una cucina di Abu Dhabi, Michael in una cucina di Singapore. Per Brera, Musoni era il miglior cuoco di Lombardia, il re dei risotti. Lo chiamava Kammamuri. Era un omone gentile, sempre sorridente. Gli sia lieve la terra, e fiorita di papaveri. Post mortem, un altro risotto dedicato a Brera è nato a Milano. Con fagioli borlotti, salsiccia e Bonarda. Lo dico ai Senzabrera.
I temporanei senza Conte, quelli che trovano Allegri troppo molle, saranno contenti di notare che passando dal Po al Tamigi, ossia dalla Juve al Chelsea, il tecnico non ha cambiato abitudini. Dopo 13 vittorie consecutive, che sono tante ovunque, i suoi perdono col Tottenham ma restano primi con un buon margine sul Liverpool. Che dice Conte? «Arriviamo da un decimo posto, l’allenatore è cambiato, i giocatori sono quasi gli stessi. Nessuno si aspettava che fossimo così in alto, ed è normale che questo dia fastidio a qualcuno». A me no, però mi dà fastidio questo modo di ragionare. Tredici partite di fila vinte? Merito del nostro lavoro. Una sconfitta? Diamo fastidio a qualcuno. Riconoscere un po’ di merito a chi ha vinto, magari indovinando la giornata? No. Eppure Conte è nel calcio da tanto tempo, dovrebbe sapere che tutti contro la prima in classifica s’impegnano al massimo. Si può anche perdere senza accennare a congiure o trappole, e caricarsi ascoltando il rumore del nemico (Mourinho docet).
Chiusura dal Ces (fiera dell’elettronica di Las Vegas). Su Repubblica Werner Vogels, guru di Amazon(dalla foto, sembra un buttafuori da locale di lap dance) racconta l’abitare smart e come si dialoga con frigoriferi, termostati, lavatrici. Leggo per pura curiosità ma escludo di poter dialogare con un frigo. Titolo sul Corsera: “Come si viaggia spensierati nell’auto che si guida da sola”. Parlate per voi. Ho letto serenamente, giusto un paio di conati, e continuo a chiedermi chi pagherà i danni in caso d’incidente. Il guidatore che non guida? La casa automobilistica? Insomma, dov’è la fregatura?