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 2017  gennaio 08 Domenica calendario

Ecco i due tutor inviati per Raggi. Ora faranno con lei le nomine

ROMA Ci sono due modi per definire la presenza fissa in Campidoglio di Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due tutor messi ai fianchi di Virginia Raggi da Grillo e Casaleggio. Il primo lo spiega ai colleghi deputati M5S lo stesso Bonafede, 36 enne avvocato: «In questa fase il nostro supporto è soprattutto psicologico...». Del resto dopo le nomine saltate, la raffica di dimissioni e le inchieste di procura e Anac che potrebbero produrre (anche in settimana) un avviso di garanzia per la sindaca, negli stanzoni del Palazzo Senatorio si lavora con grande apprensione. E, infatti, ai mental coach è stata riservata «un’accoglienza splendida», almeno così la definisce Bonafede.
Un format per Roma
Ma, al momento, quello mentale è il problema minore. Infatti il secondo modo per definire il tutoraggio è «tecnico-politico»: un presidio fisso nelle riunioni della maggioranza Cinque Stelle in Campidoglio. Giovedì, ad esempio, un intero pomeriggio dedicato al destino della metro C; qualche giorno prima una lunga seduta per fare il punto sulle partecipate del Comune. I due tutor portano le esperienze di Livorno e Civitavecchia, amministrazioni M5S che si sono tirate fuori dai problemi grazie alla due diligence varata dai vertici del Movimento. Come una specie di format da adottare anche per il Comune di Roma. E l’obiettivo, da regola d’ingaggio di Beppe Grillo, è rafforzare politicamente Raggi evitando gli scivoloni «tecnici» sulle nomine che, dopo l’arresto di Raffaele Marra, hanno portato alla crisi di metà dicembre con tanto di reset del «Raggio magico». In questo senso, il lavoro dei due tutor entra ora nel vivo.
Negli accordi di Raggi con Grillo e Casaleggio, infatti, non c’era solo la rimozione di Daniele Frongia dal ruolo di vicesindaco, di Salvatore Romeo dalla segreteria e di Renato Marra, fratello di Raffaele promosso al Turismo e oggi ricollocato alla Polizia municipale. Ma soprattutto la ricomposizione della squadra secondo coordinate precise: uomini di fiducia del Movimento e professionisti di comprovata esperienza, meglio se pescati al di fuori del circuito romano.
Il capo di gabinetto
Per questo Bonafede e Fraccaro lavorano da settimane anche sui nomi. Sul capo di gabinetto ci sono riflessioni in corso, l’incarico è delicato e i curricula li sta vagliando diretta-mente la Raggi. Ma quello del 56enne Franco Giampaoletti per il posto da direttore generale è particolarmente caldo: l’idea sarebbe quella di affiancare l’ex city manager del Comune di Genova al segretario generale Pietro Paolo Mileti, già insediato a Roma, per ricomporre la coppia che ha retto la giunta di centrosinistra del capoluogo ligure. A dicembre, in sostituzione di Paola Muraro all’Ambiente, era arrivata Pinuccia Montanari, anche lei con un’esperienza recente a Genova. Il filo rosso che lega Roma alla città del Garante potrebbe rinforzarsi ulteriormente.
Ma sull’investitura del nuovo direttore generale insistono ancora due questioni. La prima riguarda l’attuale occupazione di Giampaoletti che, i primi di dicembre, ha lasciato il Comune di Genova per entrare in Unicoop Tirreno con incarico apicale al Personale. «Ma nel caso lascerebbe Unicoop», Bonafede ha tranquillizzato il M5S, confermando la svolta «nordista» del Campidoglio, iniziata con l’ingaggio del veneto Massimo Colomban. La seconda è sullo stipendio di Giampaoletti che a Genova percepiva 132 mila euro lordi: si vuole schivare una nuova grana sui maxistipendi.