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 2017  gennaio 09 Lunedì calendario

Nell’indifferenza più assoluta, ieri s’è votato per le Province...• Come! Esistono ancora? E certo

Nell’indifferenza più assoluta, ieri s’è votato per le Province...

Come! Esistono ancora?
E certo. La riforma costituzionale di Renzi le aveva eliminate del tutto, ma la riforma costituzionale di Renzi è stata bocciata il 4 dicembre con la sonora vittoria del No. E perciò le province stanno ancora in  piedi, e secondo quanto prescrive il Titolo V della Costituzione. Articolo 114: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione». Articolo 117: «I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite». Articolo 118: «I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie». Articolo 119: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio. Hanno un proprio patrimonio». È rimasto tutto in piedi.  

Mica uno scherzo. Se si votava ieri, come mai non ho ricevuto un qualche avviso, una qualche comunicazione?
Perché le Province sono regolate adesso dalla legge Delrio - la  numero 56 del 2014 - nella quale si prevede che le vecchie Province, ridotte a 76 e inserite negli «enti territoriali di area vasta», abbiano un presidente della Provincia e un consiglio provinciale eletti al loro interno dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio. Sono le cosiddette «elezioni di secondo livello», che Renzi avrebbe voluto adottare anche per il Senato e che il 60% dei No ha disintegrato. Il bello è che questa legge Delrio in base alla quale s’è votato ieri è totalmente fuori dalla Costituzione. È scritto infatti nella stessa legge (articolo 1, comma 5): «In attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione...». Imprudentemente si dava per scontata la vittoria del Sì. Avendo vinto il No, si deve tornare allo stato quo ante: consigli provinciali e presidente eletti dal popolo, un gruppo di materie su cui legiferare, i partiti, le correnti, le prebende...  

Mamma mia. Ma a che servono?
Restando fermi alla legge Delrio, che però è incostituzionale, le Province devono occuparsi di strade, scuole, trasporti, dissesto idrogeologiche e di altre faccenduole che potrebbero delegargli le Regioni. Vale a dire, più o meno: centoventimila chilometri di strade, cinquemila scuole con un bacino di due milioni e mezzo di alunni. Solo che, essendo certa la vittoria del Sì, i dipendenti sono stati dimezzati (23 mila lavoratori in mobilità), i finanziamenti statali ridotti a 3,4 miliardi (nel 2011 erano stati di 11 miliardi), mentre lo Stato ha sempre incassato, dalle imposte provinciali (RcAuto, passaggi di proprietà, tributo sui servizi ambientali), tra i 4 e i 5 miliardi. Il problema è che l’ente, essendo sopravvissuto, ha bisogno di soldi, per pagare gli stipendi e fare quello che gli spetta. Molti presidenti provinciali hanno annunciato che non apriranno le scuole, che non possono garantire energia e riscaldamenti, né procedere alle manutenzioni. In caso di crolli ne risponderebbero davanti al giudice.  

Suppongo che si tratti di enti in dissesto.
Sono in dissesto dichiarato Caserta, Vibo Valentia e Biella. Caserta: «I dipendenti costano 18 milioni, altri 15 servono per pagare i mutui: i commissari liquidatori usano le entrate per gestire il dissesto. Dalla vendita degli immobili non ricaviamo più di 3 milioni. Non riusciamo a garantire neanche i servizi essenziali per le scuole: non mi prendo la responsabilità di aprirle nel 2017» (così il presidente Silvio Lavornia, secondo il quale non basteranno 30 anni per risanare il bilancio). Vibo Valentia: è in dissesto dal 2011, ha 50 milioni di debiti, incassa mezzo milione al mese con cui non paga neanche il personale. «Abbiamo 900 chilometri di strade distrutte e non possiamo accendere i riscaldamenti a scuola» (così il presidente Andrea Niglia). Biella: forse si salva perché, essendo in dissesto, non ha subìto tagli. Ma in Piemonte sono in pre-dissesto Novara e Verbania-Cusio-Ossola. Vercelli è al limite. Cuneo si salverà solo se arriveranno da Roma i soldi per le alluvioni.  

Previsioni?
Gentiloni ha programmato una riunione nei prossimi giorni per studiare qualche soluzione ed evitare un fallimento generale. I rappresentanti delle Province sperano che il governo rinunci a 750 milioni di tagli e stanzi in loro favore la maggior parte dei 960 milioni che lo Stato ha in cassa per gli enti locali. Si parla di un decreto legge.