Il Messaggero, 8 gennaio 2017
Scorsese blocca il film su Frank Sinatra: impossibile l’accordo con gli eredi
Martin Scorsese si è arreso: niente film su Frank Sinatra, progetto lungamente accarezzato, praticamente dalla sua morte (avvenuta nel 1998). «Non è possibile farlo, i suoi eredi non daranno mai il loro benestare» ha raccontato il regista che basava la storia su un soggetto firmato dal regista e scrittore Phil Alden Robinson (fra i suoi film più noti c’è L’uomo dei sogni). Lo scoglio insuperabile riguarda, naturalmente, il tema della contiguità ingombrante che The Voice ha avuto nella sua vita con il mondo della malavita e la vicenda dei suoi rapporti anche con la famiglia Kennedy (Frank si era dato da fare per assicurare i voti degli italoamericani, indispensabili per l’elezione di John alla Casa Bianca ma, una volta eletto, il presidente gli voltò le spalle temendo le sue amicizie compromettenti): «Certe cose, lo capisco perfettamente, per una famiglia possono essere davvero difficili da digerire – ha commentato -. Ma non possono aspettarsi che io non ne tenga conto. Frank era un personaggio molto complesso. Tutti lo siamo, ma lui lo era in modo particolare».
E ancora: «È stato difficile scrivere il soggetto, perché si tratta di un uomo che ha totalmente cambiato l’immagine degli italoamericani ma che ha avuto un ruolo di peso anche nel campo politico, nella battaglia per i diritti civili ed è stato spesso chiamato in causa per i suoi rapporti con la mafia. Insomma non si può raccontare la sua vita passando in rivista solo i grandi successi musicali».
Eppure qualche anno fa, attorno al 2009, la figlia minore di The Voice, Tina (assieme a Nancy la custode della memoria del cantante, attraverso la Sinatra enterprise), aveva accettato il ruolo di executive producer del film, prodigandosi in dichiarazioni pubbliche di grande stima per Scorsese. Ma quasi subito cominciarono a manifestarsi i contrasti: da una parte Scorsese che voleva raccontare l’uomo e dell’artista senza fare sconti, compresa la violenza, i rapporti sessuali, il tanto alcol versato, dall’altra la figlia che spingeva per concentrasi sul lato musicale, smussando le asperità biografiche più negative. Impossibile per il regista italoamericano, che aveva pensato a una racconto a metà strada fra Quei bravi ragazzi e The aviator, che era la biografia di Howard Hughes (proprio al produttore e industriale Sinatra soffiò Ava Gardner), accettare la richiesta, anche se ha provato in tutti i modi ad arrivare ad un compromesso. Alla fine, a malincuore, ha gettato la spugna pur lasciando una porta aperta: «Se ci ripensano, io sono pronto».
Scorsese aveva anche pensato in un primo tempo a Leonardo DiCaprio come protagonista, poi si era orientato verso l’idea di puntare su un interprete non famoso, per evitare che il pubblico potesse essere confuso riconoscendo l’attore dietro il personaggio. Il complicato dossier per arrivare alla realizzazione del film aveva anche già affrontato il problema dei diritti musicali, trovando un accordo con la Warner: l’intenzione era di utilizzare la vera voce di Sinatra, data l’impossibilità di imitarlo.
Per quanto dispiaciuto il regista, comunque, non resterà con le mani in mano. Proprio in questi giorni viene lanciato il film Silence con Andrew Garfield e Liam Neeson (su cui ha lavorato per 26 anni) e ha già in mente un’altra storia con la quale tornare subito a lavorare assieme a DiCaprio, The Devil in the White City sul serial killer vissuto a Chicago alla fine dell’800 Henry Howard Holmes, un mostro accusato di aver ucciso 200 donne.