Il Messaggero, 6 gennaio 2017
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Passo dopo passo donne da favola
Tacco alto, contrariamente ad aspettative e stereotipi solo dieci centimetri e mezzo. Linee che richiamano la perfezione di una mandorla. Raso blu elettrico, nuance tanto intensa da sembrare luminosa. E il dettaglio, tutt’altro che accessorio, di una fibbia frontale in cristallo Swarovski. Sono state le scarpe-gioiello di Manolo Blahnik fatte indossare da Mr. Big a Carrie Bradshaw nella celebre scena della proposta di matrimonio nella serie tv Sex & the City, a scalzare, nel vero senso del termine, mito e icona della scarpetta di cristallo di Cenerentola dal cuore e dalle aspirazioni delle donne, modernizzando il sogno di un amore da fiaba, romantico per tradizione, glamour per passerella, e rendendolo, di fatto, più democratico. Se non per tutte – anche i prezzi sono di lusso – sicuramente per più di una sola fortunata futura consorte di principe.
FANTASIA
Alla favola di Manolo Blahnik, il «ragazzo che realizzava scarpe per lucertole» come ricorda il docu-film sulla sua vita firmato da Michael Roberts – Manolo (The boy who made shoes for lizards) – e ora le crea per dive e popstar, è dedicata la mostra Manolo Blahnik: The Art of the Shoes, a cura di Cristina Carrillo de Albornoz Fisac, che sarà inaugurata il 26 gennaio a Milano a Palazzo Morando, dove sarà visitabile fino al 9 aprile, per poi iniziare un vero e proprio tour che dal 29 dello stesso mese fino al 23 luglio vedrà le sue creazioni in Russia, al nuseo Hermitage di San Pietroburgo. A 74 anni – più di 45 di carriera – oltre un anno di lavoro dedicato alla costruzione dell’evento, Blahnik, entrato in quella che definisce l’età del «perché no?», ha deciso di raccontarsi, tra fiaba e realtà, visione e lavoro. A essere esposti, 80 disegni – oggi considerati e quotati come opere d’arte – e 212 modelli che hanno fatto la storia della firma, inclusi quelli da grande e piccolo schermo, come le calzature per il film Marie Antoinette di Sofia Coppola e, appunto, Sex & the city. Poi, foto – venti quelle realizzate da grandi fotografi, come Helmut Newton – appunti, video.
A dialogare con le Manolos, un’inedita serie di calzature d’epoca, tra XVI e XX secolo. Obiettivo è guidare appassionate di moda, cultori del design e perfino fan alla scoperta dell’uomo, al di là dello stilista, in una articolata narrazione di vita e carriera, dalla nascita alle Isole Canarie, nel 1942, all’infanzia nella piantagione di banane della famiglia, dal lancio del brand nel 1971 a Londra fino a oggi.
I TEMI
Il percorso indaga alcuni temi cardine della sua produzione e filosofia – «Le scarpe sono lo strumento più rapido per avviare una metamorfosi: le donne indossano i tacchi e diventano diverse» – dalla natura come fonte di ispirazione ai film, da arte e architettura a viaggi, materiali. E, ovviamente, altezze. «Non c’è nulla di più bello di una donna che sappia camminare con eleganza sui tacchi alti». Primo punto di riflessione ed esposizione, la fascinazione della forma, dalla natura come musa – è appassionato di botanica, in particolare, di giardini all’inglese – fino all’arte – passa ore al Prado quando è a Madrid – da Goya a Picasso, da Henri Matisse e Piet Mondrian a Alexander Calder e Henry Moore. Senza dimenticare, architettura – grande l’ammirazione per la scomparsa Zaha Hadid – e letteratura, a partire da Il Gattopardo, libro che gli leggeva la madre e che ora lui rilegge «almeno due volte l’anno». Si passa poi alle scarpe create per scene hollywoodiane e a quelle per le personalità che hanno avuto un ruolo importante nella produzione e nell’ispirazione del designer, come Anna Piaggi, Brigitte Bardot, Rihanna, perfino Alessandro il Grande.
E ancora, dalle influenze derivate da altre culture in una sorta di geografia del gusto che si concentra su Gran Bretagna, Italia, Giappone, Africa, Spagna e Russia, fino ad arrivare allo studio dei materiali – satin, taffetà, velluto, tweed, cashmere e così via – e delle tecniche per lavorarli. Dopo Italia e Russia, la mostra proseguirà il viaggio sulle orme di Blahnik. «Sarà a Praga, città che adoro perché lì è nato mio padre». Poi a Madrid e a Toronto. Ad accompagnare l’esposizione, il volume Manolo: The Art of the Shoes, scritto da Carrillo de Albornoz Fisac in conversazione con Blahnik. Un approfondimento delle passioni del designer, anche nella moda, da Azzedine Alaïa e Balenciaga a Yves Saint Laurent. Perché, come diceva quest’ultimo «La moda passa, lo stile è eterno». E si costruisce passo dopo passo.