Libero, 6 gennaio 2017
Il debito sale al 325% del Pil mondiale
Il mondo è indebitato con sé stesso per il 325% del proprio Pil. E quasi la metà dell’incremento registrato nel corso del 2016 è dovuto all’indebitamento «sovrano». Quello degli Stati. Sono questi i dati che risultato da un rapporto appena uscito a cura dell’Institute of International Finance fondato nel 1983 da 38 banche dei maggiori Paesi industrializzati per reazione alla crisi creditizia internazionale dei primi anni ’80, e che tuttora ha come soci le maggiori istituzioni bancarie e finanziarie mondiali.
La cifra è nettamente superiore rispetto al 225% del Pil mondiale che era stato calcolato a ottobre dal Fondo monetario internazionale. Secondo l’Fmi si trattava di 152.000 miliardi di dollari. L’Iif ne calcola invece 217.000, di cui almeno 11.000 si sarebbero aggiunti nei primi nove mesi del 2016.
In particolare, è triplicata l’emissione di bond sovrani e prestiti sindacati. Il debito governativo è dunque cresciuto di altri 5.300 miliardi di dollari fino ad arrivare a quota 60.000 miliardi, mentre il settore privato non finanziario è cresciuto di 2.600 miliardi fino ad arrivare a 63.000. I mercati emergenti sono aumentati di 855 miliardi e con 710 miliardi la Cina è responsabile della maggior quota di questo nuovo debito: una cifra che è il triplo di quella del 2015.
NUOVO ROSSO
Ma la zona euro nel suo complesso l’ha superata con 900 miliardi di nuovi debiti: quasi un terzo, 271 miliardi, da parte dell’Italia, seguita dalla Francia con 200, dalla Germania con 160 e della Spagna con 100, mentre gli Stati Uniti hanno aumentato il loro indebitamento di 70 miliardi. Come aliquota sul Pil l’Eurozona è arrivata al 405%, contro il 335% degli Usa, il 392% della media delle economie avanzate e il 217% di quelle emergenti. Un apparente paradosso è dunque che i più indebitati non sono i poveri, ma i ricchi.
È così anche per i privati, dal momento che la capacità di indebitarsi cresce in proporzione al «credito» che si ha presso i prestatori, che dipende appunto in gran parte dalla prosperità di chi contrae il prestito. Ma il meccanismo è tale da millenni. La novità è che il mie più sviluppate è arrivato a 50.000 miliardi di dollari, pari al 115% del Pil dunque per la prima volta supera il debito del settore finanziario, anche se è ancora inferiore al complesso del debito privato (famiglie, finanziario e non finanziario).
In compenso nei mercati emergenti c’è stato un flusso di entrata di soli 28.000 miliardi: un 90% in meno della media 2010-14. Si sente insomma già un effetto Trump, anche se proprio il Messico con 30.000 miliardi è stato il terzo Paese come flussi in entrata di capitale netto, dopo i 37.000 miliardi della Turchia e i 33.000 miliardi dell’India.
Nelle economie avanzate il debito è invece aumentato del 6%, arrivando a 165.000 miliardi di dollari, mentre nelle economie emergenti è il debito è aumentato del 4,3%, arrivando a 51.000 miliardi.
EUROPA AL 110%
In Eurolandia il debito pubblico è cresciuto dal 107 al 110% del Pil: anche se come cifre assolute è prima l’Italia in chiave relativa ai primi tre posti per crescita dell’indebitamento vi sono Belgio, Francia e Austria.
Ma mentre i governi europei prendono altri soldi in prestito, le famiglie europee pagano i loro debiti, anche se probabilmente non con particolare entusiasmo e spontaneità: il 59% raggiunto è il minore dal 2008, con riduzioni maggiori in Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
Il 335% di debito sul Pil degli Stati Uniti corrisponde invece a 70.000 miliardi, con un aumento di 2.500 miliardi. I 19.000 miliardi del debito pubblico corrispondono al 102% del Pil, con un amento che dal 2008, inizio della crisi, è stato di 8.600 miliardi Il debito del settore finanziario statunitense è invece arrivato a 15.600 miliardi di dollari: maggior livello dal 2010, e 85% del Pil. Quest’anno scadono bond e prestiti per 1.300 miliardi, di cui 48 in Cina e 32 in Messico.