la Repubblica, 7 gennaio 2017
L’amaca di Michele Serra
IN MORTE di Tullio De Mauro, Maurizio Crippa scrive sul Foglio un rispettoso omaggio con coda velenosa. Questa: che il grande linguista abbia incarnato la «sconfitta di una vecchia utopia, la linguistica democratica e la democrazia come frutto dell’educazione». Della linguistica democratica non saprei che dire, è un dibattito specialistico (per quanto Noam Chomsky sia quasi una pop star) e va lasciato ai linguisti. Sulla sconfitta della «democrazia come frutto dell’educazione», invece, ci sarebbe molto da aggiungere.
Non è solamente la democrazia, è la civilizzazione tutta intera che si fonda sull’educazione. A meno di confidare solamente nella benevolenza di qualche Dio o – versione minimalista – in qualche botta di culo, per la dignità di noi umani non esiste alternativa alla educazione e all’acculturazione. Processo infinitamente contraddetto dalla nostra bestialità; eppure potente e commovente. Il saluto di Crippa a De Mauro, certamente educato ma un poco spazientito (ah, ‘sti maestrini di sinistra che vogliono «insegnare al popolo»), mi ha fatto tornare in mente che una delle parole più sbertucciate, nell’ultimo scorcio d’epoca, è “pedagogia”. Insegnare qualcosa a qualcuno è visto come una intrusione paternalistica. Anche per questo – io credo – siamo in penosa recessione sociale, e in affannoso ritorno alle credulità di ogni ordine e grado.