Corriere della Sera, 6 gennaio 2017
Le banche tedesche? Il 2017 sarà l’anno della resa dei conti
Il 2017 sembra iniziare con la ricapitalizzazione a tappe forzate del sistema bancario italiano tramite fondi pubblici. Tuttavia anche per le banche tedesche il 2016 è stato un anno difficile: i tassi di interesse a zero hanno assottigliato il margine di tutti gli istituti finanziari, danneggiandone la redditività. Ad essere colpite sono soprattutto le piccole banche regionali (le Landesbanken), mentre recentemente lo stallo del commercio internazionale ha messo in seria difficoltà anche le grandi banche del Nord esposte in prestiti all’industria navale mercantile.
Poi ci sono i noti problemi dei big players: Deutsche Bank e Commerzbank. Mentre la seconda si sta impegnando in un doloroso processo di ristrutturazione che ridurrà il personale e le operazioni del 20%, Deutsche Bank rimane una delle banche peggio capitalizzate d’Europa. Il contenzioso legale con il Dipartimento di Giustizia Usa sulla vendita di prodotti tossici ai risparmiatori potrebbe costare fino a qualche miliardo di euro. Rimane incerta l’entità della grana derivati: sebbene negli ultimi anni la banca abbia avviato un processo di riduzione dei rischi, Deutsche Bank detiene ancora circa il 10% del nozionale dei derivati a livello mondiale: ben 42 mila miliardi di euro a fine 2015.
Lo scorso ottobre ha fatto scalpore la notizia secondo cui Deutsche Bank avrebbe ricevuto un «trattamento di favore» da parte della vigilanza unica della Bce per gli stress test di quest’estate attraverso la contabilizzazione di proventi futuri non ancora conseguiti. Ma c’è poco da sorprendersi: le banche teutoniche hanno ricevuto nel tempo costante supporto da parte del governo tedesco e delle Istituzioni Europee.
Nel 2007 la banca tedesca Ikb è una delle prime vittime della crisi subprime in estensione dagli Usa e riceve 1,5 miliardi di euro di aiuti diretti dal governo tedesco. Successivamente nel 2010 l’esplosione del rischio di insolvenza del governo greco mette a rischio 25 miliardi di crediti di banche ed industrie tedesche (60 miliardi l’esposizione francese); viene approntato un piano straordinario di aiuti (rimasto unico nel suo genere) che vede i governi europei sborsare 52 miliardi di euro. Ciò consente di ridurre l’esposizione dei sistemi bancari core verso la Grecia dell’80% in poco più di 2 anni.
Poi c’è stata la crisi del debito dei Paesi periferici nel 2011-2012, verso i quali il sistema bancario tedesco era esposto per oltre 1000 miliardi. Ma grazie alle politiche espansive della Bce (continuamente attaccata peraltro da esponenti politici e non, in Germania) le banche tedesche sono riuscire a rientrare.
Da metà 2014 il saldo Target2, che registra i pagamenti tra banche tedesche ed estere, ed era sceso della metà per via dei rimborsi dei prestiti Ltro (Long term refinancing operation, il Piano di rifinanziamento a lungo termine della Bce) eseguiti dalle banche periferiche, è tornato a salire costantemente fino a raggiungere a fine 2016 quasi i livelli della crisi del 2012.
Sono ripresi dunque gli afflussi di capitale verso la Germania; soltanto nel 2016 ad esempio le banche tedesche hanno recuperato oltre 60 miliardi di prestiti/linee di credito dalle banche italiane.
Ma non per questo la situazione non facile delle banche tedesche si è risolta.