Corriere della Sera, 6 gennaio 2017
Famiglie, più potere d’acquisto ma risparmiano
ROMA Per le famiglie italiane nel terzo trimestre del 2016 sono cresciuti il potere di acquisto, il reddito disponibile e i consumi. Si tratta degli effetti di un anno archiviato con un tasso di inflazione negativo, ossia quella deflazione (-0,1%) che l’Italia non registrava dal 1959. L’esito prodotto dalla combinata di prezzi più bassi e di una lieve diminuzione della pressione fiscale si è, insomma, tradotto in qualche disponibilità economica in più per gli italiani, con tanto di percettibile effetto sull’andamento dei consumi.
I dati certificati dall’Istat indicano un miglioramento del reddito e del risparmio rispetto al trimestre precedente. In dettaglio, il potere di acquisto delle famiglie è aumentato nel periodo compreso tra luglio e settembre dello 0,1%, in termini tendenziali il progresso del cosidetto reddito reale rispetto al medesimo periodo del 2015 è dell’1,8%. Il reddito disponibile aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,9% confrontando i dati del terzo trimestre 2016 con quelli dell’analogo periodo dell’anno precedente. L’Istituto di statistica certifica, dunque, un passo in avanti nella spesa sostenuta dalle famiglie per i consumi di beni e servizi, che sale dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2016 e dell’1,2% su base tendenziale. Quest’ultima dinamica evidenziata dall’Istat ha una correlazione con il dato relativo alla propensione al risparmio degli italiani, che risente dell’aumento dei consumi e flette su base tendenziale dello 0,1% (su base annua aumenta dell’1,8%). Il report diffuso dall’Istituto presieduto da Giorgio Alleva segnala, come detto, una riduzione nel terzo trimestre 2016 della pressione fiscale di 0,2 punti percentuali (da 41% al 40,8%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Vale ricordare che quest’ultimo dato non è più di tanto significativo, poiché ottenuto dal rapporto tra la somma di tutte le imposte dirette e indirette e il Pil (Prodotto interno lordo): in altri termini il fatto che nei mesi estivi il Pil sia cresciuto dello 0,3% rispetto allo zero del trimestre precedente rischia di fuorviare la lettura dei dati relativi a un’inversione di tendenza del peso del fisco sui contribuenti italiani.
L’Istat oltre ai dati sulle famiglie ha aggiornato l’andamento dei conti pubblici, indicando che nel terzo trimestre il deficit si è attestato al 2,1% del Pil, peggiorando dello 0,1% rispetto al medesimo trimestre del 2015.