Libero, 5 gennaio 2017
L’algoritmo segreto di Guardiola che studia i giocatori come robot
«In Italia siamo maestri di tattica. Se imparassimo anche a fidarci dei numeri come fanno all’estero, saremmo quasi imbattibili». Parola del 28enne Mario Savo, presidente dell’Assoanalisti di calcio (Aiapc), che sul mercato di gennaio “attende” la chiamata di un club dopo aver vinto in estate con il suo team il concorso del Manchester City per l’elaborazione di un software in grado di supportare l’avventura in Premier di Pep Guardiola. «Il premio? Ci ho comprato una ventina di libri», confessa con un sorriso.
Savo, il nostro calcio è in ritardo nello studio statistico delle partite ?
«Noi pensiamo solo alla tattica. All’estero, al contrario, sono ossessionati dai numeri sperando di trovare l’algoritmo perfetto per vincere le partite. L’ideale sarebbe trovare una via di mezzo tra i due approcci: non si può prevedere tutto quello che succederà nei 90 minuti, ma unendo la match analysis alla revisione video delle partite si possono compiere grandi progressi».
Eppure come nel baseball, c’è chi ha costruito squadre solo sulle statistiche...
«Sì, i danesi del Midtjylland sono un esempio (avversari del Napoli nella scorsa E-League, ndr). La differenza è che baseball e basket offrono una massa di dati statistici enorme: i tentativi di canestro sono infinitamente di più dei tiri in porta. Quello che conta, comunque, è scegliere bene i dati da studiare».
E quali sono?
«Se lavoro con lo staff medico, guardo il carico fisico e metabolico o le torsioni delle articolazioni per ridurre gli infortuni. Un po’ come fanno le aziende avanzate per prevenire i guasti ai macchinari. Se invece lavoro sulla tattica, devo considerare il tracking posizionale, lo studio degli eventi, la distanza tra i giocatori in campo e tra i reparti».
I fuoriclasse continueranno a essere determinanti?
«Certo, anche se Messi o Ronaldo hanno un peso di ponderazione maggiore quando si studia un match. Ma nemmeno i numeri possono, da soli, dire chi sia il più forte tra i due: dipende dalla loro funzionalità per la squadra. In questo risiede l’importanza dell’analisi dati: un grande allenatore, con un modulo perfetto, non vince le partite se non riesce ad adattare i movimenti dei giocatori alle sue idee».
Lei lavorava nel marketing del Latina calcio a 5. Come è diventato analista?
«Facevo analisi dei dati di mercato, quando ho pensato che fosse più divertente studiare il calcio intravedendo un settore poco battuto in Italia. Qui per essere riconosciuto come professionista devi avere il patentino da allenatore che, in Italia, riserva una corsia preferenziale per gli ex calciatori. Bisogna invece capire che il match analyst è una figura ibrida: negli staff dell’Nba figurano statistici e professori universitari. Come Assoanalisti organizziamo corsi di formazione aperti a tutti (non solo agli allenatori) e grazie anche ad una tutela di tipo legale, favoriamo lo sviluppo della disciplina in Italia e il riconoscimento concreto del ruolo secondo i migliori standard internazionali».
Poi è arrivata l’occasione al Man City. In Inghilterra, però, dominano l’italianissimo Conte. Quali sono i “numeri” del Chelsea?
«Tutti conosciamo le capacità motivazionali e tattiche dell’ex ct, ma Conte si avvale anche del lavoro di un nutrizionista: cambiando dieta e ritmi di sonno dei Blues, ha ridotto drasticamente il numero di infortuni».
Guardiola è il più grande?
«Riguarderei all’infinito le partite del suo Barça. Ha cambiato il calcio degli ultimi 15 anni evolvendo sempre il suo modello. Con lui parlare di 4-3-3 è riduttivo, il suo gioco inizia dal portiere e per questo al City ha chiesto la cessione di Hart. Tra i miei pallini, poi, ho la Dinamo Kiev di Lobanovskyi, Bielsa e Sampaoli. Anche se quest’ultimo è stato annichilito da Allegri in Champions a causa del suo integralismo».
In quali cifre si nasconde lo strapotere della Juve in A?
«Nella continuità, soprattutto contro le piccole. Allegri è un allenatore molto flessibile: modifica sempre la sua squadra in base agli avversari».
Il Milan di Montella ha sorpreso tutti?
«È un tecnico moderno, ha un gioco “mediterraneo” e divertente. Piuttosto che ingabbiare i suoi giovani talenti negli schemi, punta sui principi di gioco per liberarne la creatività e la fantasia».