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 2017  gennaio 05 Giovedì calendario

Il supernonno dello sport. Marchand record a 105 anni

L’ENNESIMA pagina della leggenda era stata scritta. Eddy Merckx guardò la sua bicicletta con una smorfia di dolore, poi si lasciò cadere in terra finito. Lo aiutarono a togliersi il casco e per una settimana faticò a camminare. Era il 25 ottobre ‘72, e al velodromo di Città del Messico aveva appena battuto il record dell’ora. Monsieur Robert ha un viso più disteso di quello che aveva Eddy, eppure anche lui ha appena terminato una delle prove più stressanti per un ciclista: 60 minuti di giri in pista, una ripetitività apparente e ossessiva, un puzzle di particolari di cui nessuno irrilevante, dall’impostazione nel rettilineo alla traiettoria delle curve.
È più disteso di Eddy, Robert Marchand, mentre al velodromo di Saint-Quentin-en-Yvelines le urla e le trombe dei tifosi fanno a gara con la voce rimbombante dello speaker a chi si fa sentire di più. Pedala, pedala e ancora pedala, fresco al punto tale che quelli dell’organizzazione, una volta scaduta l’ora, lo devono fermare. Merckx in quell’ora di martirio percorse 49,431, Monsieur Marchand 22,547 km con una punta di rammarico: “Peccato, avrei potuto anche fare meglio...’’. Certo che è più disteso, obiezione logica e giusta che però non tiene conto di un piccolo particolare. Quando è nato il buon Robert, in Russia era al potere lo Zar, Marie Curie riceveva il Nobel per la chimica, l’Italia entrava in guerra con l’impero Ottomano per Tripolitania e Cirenaica. L’ età era ancora tenera, ma l’udito e la vista erano già sviluppati per permettergli di cogliere la prepotenza delle truppe del Kaiser che entravano nella sua Amiens. Sarebbe però sbagliato dire che Robert Marchand, classe d’acciaio 1911, ha stabilito il nuovo record dell’ora tra gli ‘over 105’. Lui nelle categorie non ci entra, le crea. L’over 100, con i 26,927 km percorsi tre anni fa, ormai gli stava stretto. Quindi asticella alzata di altri 5 anni per permettergli l’ulteriore apoteosi. In due parole: un fenomeno. Ancor più, considerando che è nato nell’Alta Francia e non appartiene a quelle etnie che studiosi del genere umano indicano da cento e passa anni di età media. Il segreto di Marchand? Un ‘non segreto’. Nella sua vita c’è tutto, senza giochi al risparmio. Nella Parigi degli anni ‘30 fa il pompiere ed è un ginnasta talmente forte da diventare campione di Francia. Corpo e mente per lui vanno da sempre di pari passo: le letture impegnate, la passione politica, la militanza nel partito comunista, i forti ideali della resistenza. Quando gli offrono di dare lezioni ginniche ad alcuni bambini rifiuta con sdegno: erano figli di collaborazionisti. Imprigionato, riusce a fuggire e va a conoscere altri mondi. Il Venezuela, dove coltiva la canna da zucchero, fa il camionista e alleva polli. Il Canada, dove si inventa boscaiolo. Tornato in Francia, già vedovo da anni e senza figli, sembra consegnarsi ad una vita qualunque, di quelle che non ti guardi allo specchio per non riflettere e pensare al passato. E invece arriva lei… la bici. Il resto, si fa per dire, viene da sé. Evita di mangiare troppo ma non disdegna nulla, preferisce il pesce alla carne, a tavola i legumi ci sono sempre, vino di tanto in tanto e quella goccia di miele in un bicchiere d’acqua che più che altro è un vezzo. Una vita normale, per un uomo che normale non può essere se nell’Ardéche una salita porta addirittura il suo nome. È disteso Monsieur Marchand, mentre la Francia intera gli fa festa. Con il suo metro e mezzo di altezza sembra un bambino nel paese dei balocchi. E pensare che tanti anni fa aveva pensato di diventare ciclista. Si beccò un diniego: sei troppo piccolo. Il tempo, nel senso vero del termine, gli ha reso giustizia.