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 2017  gennaio 05 Giovedì calendario

In morte di George Prêtre

Se n’è andato con un grande sorriso George Prêtre. A 92 anni nel suo castello del sud della Francia, circondato dagli affetti più cari, tra tutti la moglie Gina, che gli è stata a fianco per 65 anni. Una vita lunga e appassionata, tessuta di amore e musica, di cui lui non ha mai perso un attimo. Leggendario signore del podio, nato a Waziers, paesino del Pas de Calais, Prêtre è stato un direttore unico per sapienza, charme ed eleganza. Un punto di riferimento imprescindibile per il grande repertorio francese e non solo. Settant’anni di carriera conclusa il 12 ottobre scorso a Vienna, sul podio dei Wiener Symphoniker. 
Qualche mese prima, il 22 febbraio, la sua ultima apparizione alla Scala, teatro a cui Prêtre era legatissimo. Una serata conclusa con interminabili applausi e standing ovation da parte di un pubblico e anche di un’orchestra che lo hanno sempre amato. E lui ha ricambiato con una sognante Barcarola, dai Racconti di Hoffmann, quasi uno struggente e dolcissimo commiato.
Carriera singolare la sua. Figlio di un calzolaio, a sette anni restò folgorato da un brano di una sinfonia ascoltata alla radio. Si iscrive al conservatorio con l’idea di suonare l’oboe ma siccome era troppo cara i suoi genitori lo fanno ripiegare sulla tromba. Strumento che poi amò appassionatamente confessando che negli anni duri della guerra l’aveva aiutato a campare suonandola nei locali jazz di Parigi e persino nell’orchestra di Glenn Miller. Con il cognome della madre, Déhrain, debutta nell’operetta, ma poi trasloca sul podio lirico vero e proprio. A 22 anni è direttore all’Opéra di Marsiglia, nel ‘56 arriva all’Opéra-Comique di Parigi. E da lì prende il volo per i principali teatri del mondo, dal Covent Garden al Metropolitan al Festival di Salisburgo. 
Nel ‘66 diventa direttore musicale dell’Opéra National. E nello stesso anno debutta alla Scala con un Faust di Gounod, protagonista Mirella Freni, regia di Barrault. È l’inizio di un solido legame con il teatro milanese che lo riporterà nel tempo con titoli quali Turandot, Die Walküre, Sanson et Dalila con Shirley Verrett, Carmen con Fiorenza Cossotto, Werther con Alfredo Kraus, Bohème con Pavarotti e regia di Zeffirelli. E Les Troyens firmati da Ronconi... Butterfly e Pelleas et Melisande le ultime opere dirette al Piermarini. Dove salirà sul podio della Filarmonica con oltre 60 concerti diventandone socio onorario, come era anche dei Wiener. «La Scala perde oggi uno dei maestri che ne hanno fatto la storia e io un amico carissimo con cui ho condiviso 35 anni di vita artistica» ha commentato commosso il sovrintendente Alexander Pereira. 
Folgorante anche la carriera in patria. Nel 1989 è lui che chiamano per inaugurare la nuova Opéra Bastille, presente il presidente Mitterand. Amico personale di Maria Callas, le fu accanto nei trionfi e negli anni bui. Amico del compositore Francis Poulenc diresse la prima mondiale della sua Voix humaine a Parigi. 
Uomo di irresistibile simpatia, sportivo, pilota e paracadutista, forse anche pugile, dato il naso schiacciato che gli conferiva un’espressione da attore di noir. Il suo entusiasmo e la sua energia sono rimasti contagiosi fino all’ultimo tanto che l’Orchestra della Scala, dopo il concerto dello scorso febbraio, lo ha incoronato come «il più giovane di tutti noi». Con gioia lo aspettavano di nuovo per il prossimo marzo al Piermarini. Se n’è andato prima. Col sorriso sereno di chi conta che non sia finita qui. L’aldilà lo incuriosiva. «Bisogna accettare il mistero – diceva –. Ma se anche non ci fosse nulla sarebbe comunque una grande avventura». Buon viaggio Maestro.