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 2017  gennaio 05 Giovedì calendario

Addio Marani, il mago della maglieria

Nella casa della sua amata Correggio, si è spento Angelo Marani, stilista e industriale noto come «l’ingegnere della maglieria» per il suo talento nel rielaborare e manipolare i macchinari. L’originale creatore, classe ’46, lottava da due anni, silenziosamente con un male raro. Assistito dalla moglie Anita e dalle figlie Giulia e Martina è mancato nel suo letto con grande sorpresa e dolore nel mondo della moda. Il funerale si terrà sabato a Correggio.
Marani è quel che sol dire una «case history» nel mondo fashion. Uomo di grande fiuto e spirito imprenditoriale, aveva iniziato la sua carriera facendo, il venditore di abbigliamento all’estero perché, all’epoca – dote rara – conosceva le lingue. Da qui, l’idea di produrre in Italia le maglie da vendere all’estero complici le abilità del distretto emiliano. Così, nasce la sua impresa a Correggio, la Marex, che oggi conta 90 dipendenti e che non si è fermata neanche dopo il terremoto in Emilia. Anzi: lui ne «approfittò» per ristruttarare l’azienda e metterla in sicurezza. Ma c’è di più.

Le calze della Loren

Tornando al passato: Marani che ha una passione viscerale per i meccanismi, entra col suo ingegno nella meccanica dei telai. In quelli che producono i cosiddetti calati delle vecchie calze con la riga che lo entusiasmano nei film neo realisti: Sophia, Gina & Co. Obiettivo: trasferirne le lavorazioni sulla maglieria. Tanti apparecchi sono arrugginiti, altri abbandonati. Ma lui li recupera nel mondo, li ripara in prima persona e cerca vecchi artigiani che sanno farli funzionare. Un po’ come con i juke box che collezionava. Risultato, mette in piedi una struttura che produce una maglieria sopraffina commissionata anche dai marchi più famosi del mondo di cui Marani non ha mai voluto svelare i nomi. Uno per tutti: John Galliano.
Patty Pravo
Il resto è storia delle passerelle di Marani dove è arrivata anche Patty Pravo. Lui è sempre stato fuori dal circuito mediatico della moda canonica. Le sue sua casa con la collezioni di forzieri medievali (altra storia di meccanismi) non si è mai vista sulle riviste patinate. E non ha mai divulgato di esser il mecenate di Andrea Griminelli, il primo flautista italiano, adorato nipote. Beata discrezione. E quell’industriale un po’ aspro con la fisiognomica padana tra Ligabue e Peppone, al posto delle solite mondanità, di recente aveva organizzato per i giornalisti una messa cantata nel Duomo di Modena. Quando la moda sa anticipare le lacrime dei suoi lutti.