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 2017  gennaio 04 Mercoledì calendario

L’inflazione tedesca spaventa l’Italia

ROMA Riparte l’inflazione. E riparte dalla Germania (+0,7% a dicembre, 1,7% su base annua), tant’è che i “falchi” tedeschi rialzano subito la testa. Sotto schiaffo è la politica monetaria espansiva della Bce di Mario Draghi, che continua a fare shopping di titoli di Stato sul mercato, contribuendo a tenere bassi i tassi d’interesse. Politica che fa comodo a Paesi come Italia e Portogallo, che hanno un debito pubblico elevato, ma che ai tedeschi non piace e da tempo. Ieri, appena uscito il dato i mercati, colti di sorpresa, hanno venduto a man bassa titoli di Stato di Italia e Portogallo, facendo salire lo spread. Ma l’impennata è durata poco e il differenziale con i tassi tedeschi, che misura il rischio Paese, ha chiuso a 159 punti base, 4 in più di lunedì. A far ripartire l’inflazione è stato il rally delle quotazioni del petrolio sulla scia dell’accordo Opec di novembre per il taglio della produzione. Ma l’aumento del livello generale dei prezzi al consumo in Germania è comunque forte e nonostante i dati di dicembre siano ancora provvisori, l’aumento è ai massimi dal 2013. Anche in Francia i prezzi al consumo sono saliti, +0,8%, che rappresenta l’incremento più forte da maggio 2014, mentre l’inflazione spagnola ha segnato il top dal 2013, all’1,4%. I dati italiani arriveranno oggi. E per gli economisti di Barclays il tasso di inflazione annuo dell’Eurozona salirà all’1,1%.
Tanto basta a Clemens Fuest, numero uno del tedesco Ifo, per dichiarare apertamente «che la Bce dovrebbe terminare il programma di acquisti di bond nel marzo del 2017, se la lettura dell’inflazione risultando più forte delle attese, si riflettesse nel resto della zona euro». Pressioni sulla Bce arrivano anche dai politici. Markus Soeder, ministro delle Finanze della Baviera, invita la Bce a «cominciare a rialzare i tassi passo dopo passo» perché «la politica dei tassi zero, associata a un’inflazione crescente, è disastrosa per i risparmiatori». Ma per gli economisti il dato non è ancora significativo. Ci sono troppe variabili che possono influenzare il livello dei prezzi in un mese. «E qualunque commento è bene farlo su dati certi – dice Marcello Messori, economista e docente della Luiss – ma non mi stupirei se l’inflazione tedesca tornasse a salire. Significherebbe un ritorno alla normalità e dunque a tassi di interesse più elevati. Certo se nell’immediato il mercato ne terrà conto dovremo aspettarci un contenimento dei tassi a breve termine, grazie al quantitive easing, e un aumento di quelli a lungo termine». Il che per Paesi come Italia e Portogallo creerebbe un problema: quello del costo del finanziamento del debito. «Certo sarà sempre più difficile trovare una politica economica comune – aggiunge Messori -. Se il dato sull’inflazione tedesca verrà confermato sarà più difficile difendere il quantitive easing. E ci si può attendere un aumento dello spread. Ma attenzione, l’aumento dei tassi non sarà solo europeo. Farà lo stesso l’America di Trump. La speranza dell’Italia è che l’Europa torni a politiche fiscali che vadano incontro a Paesi con alti debiti pubblici, per esempio con un Piano di investimenti, sul modello di quello Junker, ma che privilegi i Paesi periferici».