la Repubblica, 31 dicembre 2016
I Tour arcaici e folli di Kübler la leggenda chiamata Cyrano
A I CENTO mancavano tre anni, ma Ferdi Kübler non è arrivato al traguardo, si è fermato prima, col sorriso sulle labbra, finito da problemi respiratori e dall’età, 97 anni. Era il più anziano vincitore del Tour ancora in vita, un record a cui teneva moltissimo e che ora passa al francese Walkowiak, nato nel 1927. Era anche il più antico campione iridato. Il titolo l’aveva vinto a Varese nel 1951 battendo in una volata ristretta Magni e Bevilacqua. E aveva un grande naso, i suoi tifosi lo chiamavano Cyrano. Era, soprattutto, una delle Deux K: la Svizzera, con lui e Koblet,vinse per due anni consecutivi, nel 1950 e nel 1951, la Grande Boucle.
I francesi, per via di alcuni colpi di testa, avevano ribattezzato Kübler Le Fou pédalant. A questa fama contribuì notevolmente l’episodio del 1955, accaduto sul Ventoux. Durante la tappa Marsiglia-Avignone del Tour, Kübler, che non conosceva la salita, partì all’attacco nonostante i consigli del compagno di fuga Raphael Geminiani: «Attento Ferdi, il Ventoux non è una montagna come le altre». «Nemmeno Ferdi è un corridore come gli altri». Pochi km oltre lo scollinamento, lo svizzero venne visto entrare in un bar, consumare una birra e riprendere la marcia in senso contrario alla corsa. Contro uno spettatore che provava a fermarlo urlò: «Lasciami, Ferdi è diventato matto. Ferdi è troppo vecchio. Ferdi è morto oggi sul Ventoux». A sera lasciò la corsa.
La storia di Kübler passa per un altro episodio mitico, la scalata dell’Aspin al Tour 1950. Quel giorno le polemiche tra francesi e italiani portarono a una serie di aggressioni, vere o presunte, ai danni della nazionale di Alfredo Binda e dei suoi capitani Bartali e Magni (Coppi, reduce dalla caduta a Primolano, era fuori dai giochi). Sull’Aspin Bartali venne affiancato da una macchina nera e costretto a mettere piede a terra, mentre il pubblico inveiva con sputi, pugni e manate. A sera, nonostante Magni fosse in maglia gialla, Bartali chiese alla squadra di ritirarsi. Il simbolo del primato passò proprio a Kübler, che lo difese fino a Parigi. Fu il primo svizzero capace di vincere il Tour. Anche per questa impresa, nel 1983 fu premiato come atleta del secolo della Confederazione.
Ebbe una carriera lunga, iniziata nel 1940 e durata 17 anni. Alla bicicletta arrivò spinto dalla povertà: «Pensai – raccontò qualche anno fa in un’intervista – che correre mi avrebbe fatto guadagnare qualche soldo e avrebbe sottratto una bocca da sfamare ai miei genitori». Era nato nel canton Zurigo, ad Adsliwil, nel 1919. Completò due volte la doppietta Liegi-Freccia Vallone (1951 e 1952) negli anni polverosi e leggendari di Coppi, Bartali, Magni, Bobet, Robic, Van Steenbergen, Ockers. Fu un regolarista, forte a cronometro, tenace in salita. Meno elegante del pedaleur de charme Koblet, ma più cattivo e accompagnato da leggende sulle sue follie in corsa, visse pericolosamente il mestiere di corridore: «Nel 1946 mi fratturai il cranio in due punti e per pagare l’ospedale presi 3000 franchi in prestito. I medici mi dissero: “Basta bici o non supererai i 50 anni”. E io invece sono ancora qua, vicino ai cento». Viveva con ferrea disciplina, da corridore non andava mai a letto oltre le 21, «il sonno è stato un altro dei miei segreti». Nel sonno se n’è andato, ma prima ha ringraziato tutti e soprattutto lei, Christina: «Sei la moglie migliore del mondo». Così è morto Ferdi Kübler.