la Repubblica, 31 dicembre 2016
Il gioiello di Daniuska un sinistro all’incrocio per battere gli uomini
DANIUSKA aveva l’abitudine di giocare scalza nelle strade del suo quartiere a Valencia, la città del Venezuela dove i genitori si erano trasferiti – da Ciudad Ojeda, dov’è nata quando lei non era che una bambina. Per molto tempo è stato solo un gioco. Si divertiva a dribblare i maschi mostrando una naturalezza tale nei piedi che nessuno ha mai capito se fosse mancina o marziana.
Soltanto tre anni fa si è trovata una squadra vera, il Seca Sport di Valencia: era così forte che l’hanno chiamata subito nelle nazionali giovanili e ha vinto il campionato sudamericano under 17 del 2013 con il Venezuela, lei che era la più piccola di tutte. Sul punto di compiere 18 anni – fra pochi giorni – Daniuska Isamar Rodriguez Pineda, mezzapunta del San Diego, ma anche centrocampista e attaccante, può ricevere il regalo più grande: il premio Fifa Puskas Award per il gol dell’anno. Sarebbe la prima donna a riuscirci da quando esiste il trofeo, inventato da Blatter nel 2009.
Lei in cima al mondo, e tutti gli altri ad applaudirla, alla cerimonia di Zurigo del 9 gennaio. Non solo i ragazzi del quartiere, ma pure Ronaldo e Messi. Deciderà l’imprevedibile e indefinito popolo del web, che sta votando in queste ore sul sito della Fifa. Per adesso, la calciatrice creola è in finale, l’atleta più giovane di sempre. E solo nel 2014 una donna era arrivata sul podio, l’irlandese Stephanie Roche, seconda dietro James Rodriguez.
A Daniuska sono rimasti gli ultimi due ragazzi da dribblare, da battere, da lasciare sul posto a bocca aperta. Neppure loro sono famosi. L’anno scorso, quando ancora il premio veniva assegnato insieme al Pallone d’oro, in finale erano arrivati Florenzi, con quella sua rete al Barcellona da distanza lunare, e Messi, per un gol all’Athletic Bilbao. Stavolta, gli altri concorrenti si chiamano Marlone e Mohd Faiz Subri. Uno, brasiliano del Corinthians, ha segnato in mezza rovesciata ai cileni del Cobresal, in Copa Libertadores. L’altro è un attaccante malese del Pulau Pinang e, contro il Pahang, ha tirato una punizione che sfida le leggi della fisica, una roba vista solo con Roberto Carlos.
Il gol che può rendere celebre Daniuska Rodriguez, invece, è stato confezionato il 14 marzo, Venezuela-Colombia, campionato sudamericano under 17 vinto di nuovo, grazie anche alle sue reti, sei. Daniuska ha raccolto in area, quasi sul fondo, uno spiovente da sinistra della compagna Dayana Rodriguez. Ha controllato il pallone spalle alla porta, con la colombiana Sofia Montoya a starle addosso. E ha cominciato lo show: un dribbling, un altro al capitano avversario Manuela Vanegas, un terzo alla rientrante Montoya, e poi un sinistro esplosivo con la palla nel sette. Un impressionante condensato di tecnica ed esplosività, un carrarmato con ali di farfalla. «Quel giorno ho pensato che avrei potuto vincere il Puskas, e forse non mi sono sbagliata – racconta Daniuska – Quando ho ricevuto l’invito della Fifa, sono scoppiata in lacrime. In questi anni sono migliorata tecnicamente, sono anche più veloce di prima nel prendere le decisioni in campo. E ora ho più fiducia nelle mie capacità. Il mio sogno è di giocare negli Stati Uniti, dove il calcio femminile ha raggiunto un certo livello».
Che vinca o no, non farà come Wendell Lira, il brasiliano incoronato dall’ultima edizione. Aveva battuto Messi e Florenzi a gennaio, si è ritirato a luglio, a 29 anni, per diventare un giocatore professionista di videogame. Con il joystick, di gol fantastici ne segna ora quanti ne vuole.